Piazza Grande

 

Alle 10,30 del 7 giugno 1944 le ultime bombe americane cadevano su Livorno: in Piazza Vittorio Emanuele, il Duomo, le Logge, la Madoninna, i palazzi, tutto andò perduto, tutto andò distrutto. Quasi a dispetto della potenza devastatrice delle bombe, in mezzo alle macerie rimase intatto il monumento equestre a Vittorio Emanuele II. Era lì, con aria di sfida, illeso e pronto a spronare i cittadini per rinascere, per ricostruire, per non arrendersi di fronte a tanta distruzione.


Era davvero bella Piazza Vittorio Emanuele II, un vanto per i livornesi, alla quale si ispirò anche l’inglese Inigo Jones, padre dell’architettura rinascimentale, per disegnare il Covent Garden di Londra.
Rispetto ad allora la piazza era molto più grande di adesso, poiché dal Duomo si estendeva fino al Palazzo Comunale. Poi, subito dopo la seconda guerra mondiale, l’architetto Luigi Vagnetti, progettò il Palazzo Grande, chiamato “nobile interrompimento”, che di nobile, a detta di tutti i livornesi, aveva ed ha ben poco. Tra l’altro il progetto del Vagnetti prevedeva una costruzione ben più grande di quella prevista all’inizio. Il Comune comunque approvò il progetto, e nonostante le critiche di alcuni consiglieri, i lavori ebbero inizio nel 1950 e terminarono, sotto gli occhi dei cittadini allibiti da tanto scempio, nel 1952. Non so che fine abbia fatto il Vagnetti, ma sicuramente non può essersi sentito troppo orgoglioso dopo aver letteralmente tagliato in due una delle più belle piazze d’Italia.
È vero anche che negli anni passati qualcuno aveva pensato di demolire il Palazzo Grande per far tornare la piazza come ai tempi in cui l’armonica architettura la rendeva maestosa e piacevole allo sguardo, ma sembra che il Palazzo dell’Anagrafe, architettonicamente pesante e poco elegante, renderebbe la piazza piuttosto goffa, senza contare che in ogni caso autobus, automobili, scooter e taxi avrebbero vita difficile per circolare. Insomma, il progresso sembra non tener più conto della bellezza della città, di nessuna città, e pensare oggi di demolire il Palazzo Grande è un atto di coraggio troppo grande per poter essere preso in considerazione da chi di dovere. Credo però che la maggioranza dei livornesi sarebbe d’accordo nel far tornare la piazza grande e bella come cento anni fa.

 

 

Piazza Grande era una delle più spaziose d’Italia: misurava 320 metri di lunghezza e 73 di larghezza. Allora si chiamava Piazza d’Arme e al tempo della Repubblica francese il suo nome era Campo verde. Non solo; durante l’Impero prese il nome di Piazza Napoleone, e in mezzo ad essa doveva far bella mostra di sé la statua di Napoleone I, scolpita da Lorenzo Bartolini nel 1810 a Carrara. Il vento politico però era cambiato e la statua, una volta arrivata a Livorno, rimase in un magazzino per un po’ di tempo. Dopodiché fu mandata a Firenze e lì rimase senza vedere luce in qualche altro magazzino della città per ben quarant’anni. Nel 1853 la statua di Napoleone tornò a Livorno, ma la sua permanenza fu brevissima: fu infatti imbarcata su una nave che la trasferì a Bastia.
E a Bastia la statua fu finalmente innalzata in una piazza alla presenza del Guerrazzi, lì in esilio.
Quando Piazza Grande si chiamava Piazza Vittorio Emanuele II, oltre al verde, alla fontana e alla statua di Vittorio Emanuele, vi erano molti negozi importanti e la vita che si svolgeva in quella zona era assolutamente e piacevolmente frenetica. C’era l’incisore Fradanni, il negozio di tessuti dei Tanzini, il ristorante Il Falchetto, il Bar Sole e il Bar Salimbeni, quello del Corsi, dello Zipoli, una sala biliardo e una Casa d’Arte.
Carrozze che passavano lente e banchetti che vendevano frutti di mare erano di casa davanti al portico degli Sproni, uno dei portici del Pieroni. Gli altri tre portici si chiamavano Portico della Gran Guardia, del Ciacalli e del Diacciaio. A proposito di quest’ultimo portico, c’è da dire che un bar che prendeva il suo nome faceva allora i famosi ponci alla livornese, detti torpedini.
Piazza Grande nacque da un progetto del Buontalenti, e nel 1594 si studiarono i disegni per realizzare una piazza d’armi nel centro dell’abitato progettato appunto dal Buontalenti. Si prevedeva anche la costruzione di una chiesa, che poi divenne il Duomo di Livorno. Le fondamenta del Duomo furono gettate nell’aprile del 1594, ma il progetto della chiesa venne poi lasciato perdere finché Alessandro Pieroni, nel 1602, non lo completò in maniera diversa rispetto al primo progetto. Si dice che quando il Pieroni si presentò davanti a Ferdinando I con i disegni del Duomo, questi gli disse se non avesse intenzione di costruire il Duomo di Firenze. Alessandro Pieroni, furbescamente, gli rispose che le opere pubbliche non sono mai grandi.
Prima che la statua di Vittorio Emanuele fosse innalzata, nel bel mezzo della piazza non erano rare le parate militari e neanche le esercitazioni di artiglieria e di fanteria. Quando poi la statua vi prese posto, fu circondata da giardini, e fra la statua e i Tre Palazzi vi fu costruita una fontana.
Ma torniamo indietro, a quando furono costruiti i bei “palazzi del potere”: il Palazzo Granducale, il Palazzo del Governatore, la Dogana, e in seguito il Palazzo della Comunità. Il Palazzo Granducale fu progettato dall’architetto Antonio Cantagallina nei primi anni del 1600, e nel 1629 vi fu aggiunta una facciata che dava nella Piazza d’Armi. Il Palazzo del Governatore fu edificato nel 1608 e poi rivisto e ampliato nel 1640, e nel 1840 l’architetto Giuseppe Caluri vi apportò altre importanti modifiche. La Dogana era stata tirata su dai disegni di Annibale Cecchi, e fu dogana fino al 1868, quando divenne la “Borsa di Commercio”.

 

 

Nel 1704 il Granduca Cosimo III concesse a Gasparre Vincenti – un noto mercante livornese – 1607 braccia di terreno per innalzarvi un palazzo che abbellisse la piazza. L’edificio era diviso in tre palazzi, fregiati di ornamenti scultorei di marmo di Carrara eseguiti dall’architetto e scultore Giovanni Foggini. Sulla sinistra della costruzione c’era l’Ufficio Postale, sulla destra la sede del Credito Italiano, e al centro una scuola privata, gestita da due coniugi insegnanti. Anche i Tre Palazzi non sono stati risparmiati dai bombardamenti dell’ultima guerra mondiale.
E negli anni della ricostruzione post-bellica vi fu chi presentò progetti a dir poco inconcepibili, come quello dell’architetto Petrucci, che mise in luce il fatto che “ruotare” il Duomo ponendo la facciata rivolta verso Montenero per ricostruire in maniera moderna il centro cittadino sarebbe stata un’ottima idea. Questo progetto non fu accolto bene, soprattutto dalle autorità ecclesiastiche che si opposero in maniera sentita all’idea del Petrucci. E difatti il progetto non si concretizzò.
Fino a che non si fece vivo Luigi Vagnetti con il suo progetto di dividere la piazza e formarne due: la prima, Piazza Grande, dal Duomo fino al Palazzo Grande; la seconda dal Palazzo Grande fino al Palazzo del Comune. Progetto accettato e condiviso non si sa da chi, visto che, come detto prima, la maggior parte dei consiglieri non erano d’accordo.

 

 

 

Tutti gli europei erano incantati dalla bellezza di Piazza Grande. Parigi la copiava, e perfino Londra e Madrid. E a Praga Wallenstein copiava il portico del Duomo. Piazza d’Arme, Piazza Verde, Piazza Napoleone, Piazza Vittorio Emanuele, Piazza Grande. Forse quest’ultimo nome, neanche troppo originale, vorrebbe indicare la maestosità ormai persa di una piazza importante com’era allora, ma vi riesce solo poggiandosi sul nome: quel Palazzo Grande deturpa e deturperà ormai – forse – per sempre, quella che era considerata una realizzazione architettonica degna di una città che vede morire pian piano ogni bellezza artistica nascosta, o meno nascosta, o sotto gli occhi di tutti.Quando furono demoliti i porticati seicenteschi per far posto ai nuovi palazzi da costruire, c’era lo zampino del solito Vagnetti, che progettò la sede della Cassa di Risparmi di Livorno. E anche gli altri palazzi costruiti furono criticati dai cittadini livornesi. Ma le loro proteste non valsero a niente, tant’è che oggi ci teniamo ciò che uomini come il Vagnetti ci hanno regalato senza un minimo di decenza.
Colpa del Vagnetti se oggi Piazza Grande non è così grande come una volta…
E di Vagnetti il mondo è pieno…

 

 

  

  

 

 

 

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