Hai mai visto un cinese...

“Hai mai visto un cinese a fare benzina oppure in farmacia?” Una semplice, se volete banale, osservazione che sento da un amico muove la mia curiosità e stimola una piccola riflessione sul commercio a Livorno.

 

Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un proliferare di attività cinesi, negozi più o meno grandi, in alcuni casi veri e propri megastore. In centro come in periferia, quando c'è un'attività in crisi che sta per chiudere, arrivano loro, spesso, si narra, con valigette piene di contanti e l'affare fila via veloce. Nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di attività o di parrucchiere oppure magazzini con casalinghi, oggettistica varia.

Prodotti praticamente identici ovunque, prezzi accattivanti, qualità da verificare. Quando vendono prodotti di marche conosciute i prezzi allora di riallineano se non addirittura sono superiori ai negozi italiani. Voci nel settore addirittura mi sussurrano che vivono, mangiano, dormono, in condizioni igieniche tutte da verificare, nei retrobottega o nei soppalchi. Un imprenditore cittadino molto conosciuto che ha di recente aperto un negozio nei giorni scorsi in pieno centro subentrando ad un'attività gestita da cinesi, mi confessa che sono occorse settimane, mesi per bonificare l'ambiente dai cattivi odori preesistenti. “Hai mai visto un cinese nei nostri negozi, oppure a mangiare nei nostri ristoranti?” continua l'amico di prima. No, non si vedono, vivono assolutamente al di fuori del contesto sociale, non danno alcun impulso all'economia locale se non ai proprietari dei fondi o dei magazzini. Commessi cinesi, magazzinieri cinesi, creazione di occupazione per i nostri giovani praticamente zero. Tutele, orari, diritti? Speriamo di sì, forse. “Cosa ci andiamo a fare a comprare? Se c'è miseria meglio un paio di scarpe buone che tre “troiai”, chiosa ancora il mio interlocutore. Allora anch'io sono stimolato a fare alcune riflessioni, senza ovviamente pensare di avere né la verità né la soluzione ai problemi, in tasca. Spesso siamo portati a lamentarci, a dare la colpa agli altri per le nostre difficoltà, Quando è il Sindaco, oppure il Presidente del Consiglio, mettiamo in discussione l'Euro, l'Europa, la globalizzazione. Facciamo discorsi più grandi di noi, con parole in libera uscita non supportate da adeguata informazione. O se cominciassimo ad aggiustare il tiro e ad osservare alcuni canoni comportamentali diversi, non sarebbe meglio? Quali? Facciamo scelte oculate. Evitiamo di acquistare da chi non utilizza anche personale cittadino italiano, privilegiamo merci prodotte in Italia. Altrimenti non lamentiamoci se i nostri figli ed i nostri nipoti sono disoccupati. Non sarà colpa soltanto del Sindaco, del Presidente del Consiglio, oppure dell'Euro, dell'Europa o della globalizzazione.

Augusto il risi'atore