Sogno uno stadio senza barriere…

Dunque gli ultrà del Verona che durante la partita contro il Livorno offesero la memoria di Piermario Morosini con cori fascisti e saluti romani restano con un Daspo di cinque anni, cioè non potranno mettere piede in uno stadio fino al 2017.

 

Lo ha deciso il Tribunale amministrativo di Firenze. Morosini era morto da pochi mesi, e l’idiozia si è abbattuta sul suo nome, così, senza senso, senza rispetto né per lui né per la vita stessa. Questo è solo uno dei tanti casi in cui si mescola lo sport con la politica. Da dove nasce questo incoerente sposalizio? Perché si va allo stadio e si porta la bandiera del Che, gli stendardi con i fasci? Perché si alza il pugno o si fa il saluto fascista? Non lo so, ma non mi piace. Il fanatismo e la stupidaggine di certi tifosi (se così si possono chiamare) vanno ogni oltre logica, non si fondono con la bellezza dello sport. Eppure esiste ed è difficile sradicarlo. E non è così in altri sport. E io sogno uno stadio senza barriere, dove la nostra squadra e gli avversari alzano lo sguardo sugli spalti e vedono i loro tifosi tutti insieme, con tutte le bandiere colorate e mischiate tra loro. Che bellezza. E che bellezza riportare i bambini con noi, le mamme, le nonne, tutti. Tutti insieme a tifare, a prendere in giro il tifoso avversario accanto a noi, a stringerci la mano a fine partita. Congratularci con il “nemico” se si perde, sfottere un po’ se si vince. E io credo che le barriere siano una sorta di spinta psicologica a voler essere violenti. La rete ci separa, quindi non posso venire in contatto con te, e allora ti tiro bottigliette, monete, sassi… tanto non mi becchi. Cani in gabbia. E quando i cani sono in gabbia sono terribili, diventano cattivi. Abituiamo il cane a stare all’aperto, a socializzare con gli altri cani e con gli uomini, e vedrai che non morderà più. Diamo la libertà ai tifosi, togliamo le barriere, mischiamoci. Forse non ci morderemo più. Forse.

Alessandro B.