Reporter per un giorno: Antonio sulle stragi di Parigi

Spero solo che questa mia email venga pubblicata perché forse in qualche modo, e involontariamente, do voce anche a molti che la pensano come me.

In questi giorni si parla molto, dopo tutto ciò che è successo a Parigi, di come difendersi dagli attacchi di questi mostri che non hanno rispetto né per la vita degli altri né per la propria. Sui giornali e nei dibattiti in televisione non si parla d’altro e nessuno sembra avere una soluzione. Certo, non è una cosa semplice, e non credo che da un giorno all’altro si possa sradicare questo male che agisce sempre di nascosto. Una guerra? Ma bombardare certe postazioni in Siria non significa far fuori tutti i terroristi, perché quelli sono sparsi in tutto il mondo, le cellule organizzative sono ovunque. Quindi, una volta bombardato, che cosa hai ottenuto? Che magari hai ucciso di nuovo degli innocenti e i terroristi sono da un’altra parte. E allora dovremmo intanto cominciare dai controlli. Controlli alla gente che sbarca continuamente sulle nostre coste, controlli alle persone che sono già nel nostro paese e che non hanno permessi di soggiorno. Troppa delinquenza ultimamente anche nella nostra città, risse, furti, rapine, atti di violenza… e otto volte su dieci sono rumeni, rom, albanesi, marocchini. A me piacerebbe molto che Livorno fosse una città multietnica, ma le regole le devono rispettare tutti, italiani e stranieri in ugual modo. Controlli. Cosa c’è di tanto strano nel controllare le persone? Saremmo tutti più tranquilli. Chi ha la coscienza a posto non teme niente, neanche un controllo. La libertà è un bene prezioso, ma anche questa è una cosa che va saputa controllare, altrimenti poi diventa anarchia, di quella violenta, di quella che ti spinge ad organizzare stragi. Intanto sono vicino ai parigini, tanto quanto a tutti gli altri che sono stati vittime di altri atti di terrorismo.

Antonio Belli