Cultura

Graziano Busonero, un pittore fuori dagli schemi

  • Pubblicato: Lunedì, 01 Febbraio 2016 09:28
  • Scritto da Sergio C.

Graziano Busonero ha trovato una dimensione del tutto personale, i suoi quadri e le sue particolari sculture fanno di lui un unico "esemplare".

 

 

D.: Graziano Busonero, se dovessi così di getto descriverti in poche parole, cosa diresti?
R.: Sono sempre stato pervaso da inquietudine, ho sempre cercato e cerco ancora qualcosa che mi diversifichi dal mondo che viviamo oggi, che ritengo in buona sostanza insulso, fatto prevalentemente di apparenze. Sono contro i perbenisti, i benpensanti, che oggi più che mai si sono appiattiti su questo modello di vita fondato spesso su regole inaccettabili per una vita più vera e stimolante . Il consumismo che negli anni Settanta credevamo oppressivo è niente al confronto di quello attuale col quale sono totalmente in antitesi. Basta volgere l’attenzione alla tecnologia che ha travolto le menti della maggioranza delle persone, giovani ed adulti , sopraffatti da una moltitudine di giocattoli che hanno cancellato quasi del tutto le loro capacità critiche. Credo che dovremmo vivere invece, in maniera laica, una vita più francescana, cercando di riscoprire quei valori che dovrebbero caratterizzarci. Mi rendo conto però che ormai è molto difficile, se non impossibile tornare indietro.

D.: Iniziamo da qui: il tuo lavoro. Da quanto tempo, come l’hai trovato e se sei contento. Anche se al giorno d’oggi disprezzare un lavoro fisso sarebbe come sputare nel piatto dove si mangia tutti i giorni…
R: Sono un dipendente statale, mi occupo del museo dell’Accademia Navale, se sono contento? Diciamo di sì.

D: Veniamo alla parte artistica. Conosco bene i tuoi quadri, che hanno un’originalità del tutto particolare. Come sei arrivato a trovare questo stile? E quali sono state le maggiori influenze artistiche?
R.: Dopo il solito excursus con la pittura figurativa, iniziata da ragazzo, iniziai a interessarmi ad altro e la Galleria Peccolo di Livorno fu molto importante per la mia maturazione artistica, dove conobbi artisti agli antipodi del sentire pittorico livornese. Le influenze artistiche? Tutti grandi protagonisti dell’arte dei primi del ?900 in Francia, fino ad arrivare, facendo un bel salto nel tempo, Burri e tutti gli altri informali suoi coevi.

D.: La Francia. Tu ami molto i francesi e la loro cultura. Parlacene.
R.: Noi europei abbiamo sempre avuto il mito dell’America, vedi USA, specialmente noi Italiani, in parte me compreso per ragioni principalmente culturali, ma il mio grande mito è sempre stata la Francia fin da quando ero ragazzino. Ho sempre amato quel paese, la sua lingua, la sua storia, il suo modo di essere, la sua arte, o per meglio dire quel tipo di arte tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, dove nacquero le avanguardie che cambiarono l’arte. I diritti umani e civili ebbero nascita in Francia con il più grande evento della storia moderna: la Rivoluzione Francese e poi il loro inno, la Marsigliese che mi fa emozionare e lo sento mio. Inoltre non so perché, ma quando mi reco in Francia, a Parigi o in un paesino di provincia, mi sento a casa, insomma ho un forte senso di appartenenza.

D.: I tuoi pittori preferiti e perché li apprezzi.
R.: Sono molti, è impossibile elencarli tutti, solo qualche nome come Picasso, Matisse, molti loro coevi ed in ultimo, ma non per importanza, Amedeo Modigliani che amo molto, non certo però perché fu mio concittadino. Sento di volergli bene anche per la vita che condusse e l’ho nel cuore.

D.: In famiglia non sei il solo artista. Hai una figlia che suona il violino e una moglie che scrive…
R.: Sì! Siamo un bel trio, sono contento per mia figlia che fa parte di un’orchestra molto nota in città, l’Ensemble Bacchelli e per mia moglie che ha trovato la sua dimensione culturale dalla quale è appagata e le sta dando molte soddisfazioni.

D.: Com’è il rapporto con la tua città, Livorno? E cosa cambieresti se ne avessi la possibilità per renderla perlomeno più vivibile?
R.: Non credo di essere il solito livornese, secondo il quale Livorno è la città migliore che ci sia, abitanti compresi, sono molto critico con un certo tipo di livornesità, arrogante, a sé bastante, chiusa nel suo mondo. Vorrei una città più aperta al mondo e mi riferisco alla cittadinanza, meno autoreferenziale e più propositiva. Ma sono livornese e per certi versi sono molto impastato con la mia città con la quale ho chiaramente un rapporto di amore e odio.

D.: Vai a ruota libera, senza essere legato a delle domande. Hai la possibilità di dire quello che vuoi, sull’arte, sulla vita, sulle donne, sull’amore…
R: Credo che l’ultima parola della domanda racchiuda le prime tre: arte , vita e donne sono amore allo stato puro.

  

  

 

 

 

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