Livorno in musica ieri e oggi: Marco Bassano, batterista de I Pianeti

  • Pubblicato: Domenica, 28 Febbraio 2016 08:26
  • Scritto da Massimo Volpi

D - Il tuo amore per la batteria è nato per caso o...
R - È stato il destino che da molto piccolo mi ha fatto incontrare la batteria… anzi i bussoli a forma di cilindro del detersivo Dixan.

 

 

All'inizio ho suonato un po' con quelli nello scantinato di Marco Mazzanti il chitarrista, dopo mio padre mi comprò la prima batteria, la Hollywood. Ho imparato tutto da solo.

Dopo un po' di tempo sempre mio padre mi prese la mitica Ludwig doppia cassa che a quei tempi le costruivano solo in America..
D - Tutto è iniziato con i Pianeti, storico gruppo livornese di Coteto. Eravate giovanissimi... dodici/tredici anni... eppure eravate bravissimi.
R - Sì, abitavamo tutti in Coteto ed è nato tutto per caso. Non avevamo nemmeno 50 anni in quattro; iniziammo a suonare e ci accorgemmo che andavamo benino pur essendo totalmente autodidatti. 2 chitarre 1 basso e batteria e iniziammo un percorso che nemmeno noi ci aspettavamo. Avevamo un repertorio variopinto e facevamo un po' di tutto a seconda di dove andavamo a suonare. Mi ricordo che piacevamo molto alla gente, eravamo pieni di energia, tutti con i capelli lunghissimi, moltissime ragazzine ci davano la caccia anche quando si provava nella cantina di Robertino Carotenuto. Era tutto molto bello! Suonavamo nei locali da ballo, teatri, palasport, stadi tipo Flaminio di Roma. Il nostro impresario sig. Vernassa era una persona importante per l'epoca e quindi iniziammo a suonare con i gruppi e i cantanti più importanti del tempo: New Trolls, Formula 3, i Rokes, Ricchi e Poveri e tanti altri che sarebbe troppo lunga a dirli tutti. Facemmo anche il festival pop di Viareggio, una piccola Woodstock di tre giorni; c'era anche la mitica Mia Martini e il suo gruppo. Caro Massimo, sarebbe troppo lunga descrivere tutte le storie che abbiamo avuto. Sono stati anni molto intensi, abbiamo fatto anche un disco alla RCS di Roma. Un giorno forse ti dirò come mai è tutto finito anche se veramente non lo so nemmeno io. Forse sempre il destino ha voluto cosi! Peccato, poteva andare benissimo. In questo campo ci vuole molta fortuna anche...
D - Ancora oggi se parli dei Pianeti tutti vi ricordano... te che ricordi hai di quei tempi?
R - Sì, ancora oggi tanta gente si ricorda di noi ed è molto piacevole… forse vuole dire che qualcosa di buono abbiamo fatto. Io ho dei ricordi molto belli che mi porterò dietro per tutta la vita. Tutti volevano i Pianeti, quattro bei bimbi che suonavano a volumi altissimi con amplificatori grossissimi e con tanta scena. Avevamo vestiti da scena molto belli; la mamma di Robertino, Gigliola, era una sarta bravissima e ci faceva tutto su misura, vestiti molto appariscenti e di tutti i tipi. Oggi, a 60 anni, come tanta gente mi ricordo tutto per filo e per segno. Una bellissima storia. Forse eravamo troppo piccoli per un impatto cosi violento nel mondo dello spettacolo. In quel mondo dovevi essere “scafato”, molto furbo. Sono sicuro che se eravamo qualche anno più grandi il successo non ce l'avrebbe tolto nessuno… avevamo tutte le carte in regola per sfondare in quel mondo.
D - Ricordaci quando i New Trolls vi passarono a prendere in Coteto...
R - I New Trolls... abbiamo suonato tantissime volte insieme in tournee. Pensa che ci facevano suonare con i loro strumenti. Ci sembrava di sognare! Suonavamo per circa un'ora, facevamo loro da spalla, ci avevano preso a benvolere, erano come dei fratelli maggiori. Ricordo che Gianni Belleno il batterista mi insegnò dei ritmi e certe cose che non mi sarei mai sognato. Vennero in Coteto, ci vennero a prendere a casa e andammo assieme al ristorante. Erano veramente molto bravi in tutti i sensi, sia come musicisti che come persone... avevano certe macchine! In Coteto rimasero tutti a bocca aperta, è stata una bella soddisfazione ripensandoci dopo.
D - Una domanda che faccio a tutti i batteristi. Charlie Watts dei Rolling Stones ha sempre detto che il suo "culo" è quello di Mick Jagger perché se lo vede davanti da 50 anni. Qual è il tuo culo?
R - Per un periodo di tempo non lontano ho suonato con l'orchestra di Paganucci. Facevamo molte serate e la cantante molto carina e giovane era proprio davanti a me a cantare e per molte serate l'avevo davanti ai miei occhi... sempre con la minigonna lei, un bel vedere non credi?
D - So che dopo un periodo in cui avevi attaccato le bacchette al chiodo hai ricominciato a suonare...
R - Le bacchette al chiodo? Sì, dopo i Pianeti ho smesso per svariati motivi. Erano i primi anni 70, all'epoca c'era il militare, e tante distrazioni per un ragazzo di quell'età: viaggiare, donne, un po' alla “belli e maledetti”, moto, macchine, rock ecc. Sempre a ballare e a cuccare! Sono stato anche un anno a Piombino a suonare con Rossella Canaccini, cantante del gruppo femminile Le Stars molto conosciuto a quei tempi. Fece un disco “Il cielo” di Lucio Dalla rivisitato, andò in televisione, ci preparammo per un anno per fare tournee ma purtroppo andò male, non ebbe il successo che meritava. Ho riprovato tante volte a suonare ma la vita del musicista se non sei a certi livelli il pane a casa non ce lo porti. Dirti tutte le mie avventure da batterista sarebbe troppo lungo. Chiudo qui. Ci siamo rimessi insieme con i Pianeti per commemorare il nostro bassista e amico Raoul ma tutto li. Mi sono accorto, guardando in faccia la realtà, che ormai non posso più suonare a certi livelli e allora ho deciso di smettere in bellezza senza rimpianti con la consapevolezza che la gente ancora ti ricorda con piacere. La musica era la mia vita, ma il destino ha voluto diversamente. Sarà per la prossima vita, spero.
D - Quali sono i batteristi che più ti hanno influenzato?
R - Bè, devo dire che sono cresciuto a pane e Woodstoock! Quindi tutti i gruppi di quell'epoca ti influenzavano, Santana Who, Jimmy Hendrix, Rolling Stones... Poco dopo mi piacevano molto gli Yes e i King Crimson che ho sentito a Roma al Palaeur, ma io ero io, avevo una mia personalità e un modo di pormi sul palco tutto mio. Avevo una batteria bellissima, doppia cassa Ludwig con un mio palco personale molto scenografico.
D - Chi è oggi Marco Bassano?
R - Non lo so nemmeno io cosa voglio e dove vado. Cerco di godermi il meglio possibile i miei 60 anni, dopo chissà che la vita abbia dei risvolti a me sconosciuti. Lascio fare al destino a qui credo molto e speriamo bene. Tutto può ancora succedere!
D - Ultimissima domanda. Come facevi a farle innamorare tutte? Quale era il tuo segreto?
R - Mi fai una domanda un po' imbarazzante. Credo che non ci sia un segreto per le donne, parlo per me e senza presunzione. Dicono tutti che ero molto carino, capello lungo... una figura... e molto dolce. Moto, macchine, una bella visione della vita. Le donne si innamoravano di me molto spesso senza che io lo sapessi È stato un dono di DIO. Neanche io me ne rendevo conto ma era cosi. Forse un piccolo segreto era che io non le cercavo mai. Avevo altri interessi e quando le donne non si sentono cercate ci pensano loro a venire da te, almeno credo! Me lo hanno sempre detto tutti, ma quante donne hai? Ma io non me ne rendevo conto. Solo tanto tempo dopo l'ho capito. W le donne!

 

  

  

 

  

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