Livorno in musica ieri e oggi: Andrea Colli

Andrea Colli, ex batterista de Le Mummie, un gruppo musicale che andava forte negli anni 60. Livorno allora era una fucina di musicisti e cantanti.

 

Le Mummie

D.: Il tuo strumento è la batteria... è lei che ha scelto te o viceversa?
R.: Fin da bambino ho avuto la passione per il tamburo ovviamente insieme ad altre passioni che alla fine possiamo chiamare giochi, riferendosi ai bambini.


D.: Hai suonato il beat, il rock, il prog, il jazz... tutti amati ugualmente?
R.: Ovviamente si ama quello che si fa ma il prosieguo del mio lavoro e lo studio, alla fine mi hanno portato verso la musica Jazz, in una sorta di working progress essendo poi il jazz un linguaggio che racchiude gli altri generi: il jazz come una specie di colonna portante con alla base il blues e tutti gli altri generi derivati.
D.: Suonare la batteria è faticoso, un batterista durante un concerto perde molti liquidi. Ti prepari in maniera particolare o lasci che tutto accada?
R.: Alla base di ogni strumento c’è la preparazione che si divide in due parti: quella teorica con lo studio della musica e quella pratica che prevede l’apprendimento dei pattern inerenti la batteria che è anche un impegno fisico basato però – per il jazz – in una sorta di ricerca del rilassamento che i maestri americani chiamano “relaxation” e che consiste nel far “respirare” il cervello anche quando si fanno degli sforzi fisici sullo strumento. Se fa caldo sudo anch’io.
D.: La tua carriera si intreccia con quella di altri grandi musicisti livornesi. Chi ricordi in particolare?
R.: Per non dimenticarne qualcuno facendo un’elencazione, mi limito ad affermare che a Livorno ci sono ottimi musicisti.
D.: Musicista a Livorno... che rapporto hai con la tua città?
R.: Un buon rapporto anche se devo dire che a Livorno il jazz è un linguaggio non molto diffuso, a differenza di altre città italiane.
D.: Qual è stata la più grande soddisfazione nel corso della tua carriera?
R.: Non ce n’è una in particolare ma c’è una sommatoria di soddisfazioni.
D.: Charlie Watts dei Rolling Stones ha detto che il culo che conosce meglio è quello di Mick Jagger perché sono 50 anni che se lo trova davanti sul palco. Qual è il tuo culo?
R.: Non uno solo ma vari “culi”.
D.: I batteristi che hanno influenzato il tuo stile e il tuo preferito in assoluto.
R.: Diciamo che ce ne sono vari di batteristi viventi e non che hanno influenzato il mio modo di suonare. Il compianto Elvin Jones che ho avuto la fortuna di conoscere, è stato uno di questi. Mentre per il set delle brushes (spazzole) quello che ha dato una svolta al mio studio, è stato il mio fraterno amico, lo scomparso Bobby Durham.
D.: Tutto iniziò con le Mummie nel 1966... che ricordi hai?
R.: Ottimi ricordi di amicizia. Quasi ogni anno organizziamo una cena per ritrovarci.
D.: La scena musicale beat livornese... bei tempi...
R.: Sono dei bei ricordi perché mi ricordano l’inizio spensierato della mia carriera.
D.: Suoni ancora o hai appeso le bacchette al chiodo?
R.: Certo che suono ancora. Potrei dire che nella musica jazz più si invecchia e più si diventa consapevoli di quello che si fa.
D.: Rimpianti? Qualche treno che hai lasciato correre via?
R.: Sinceramente non ho perso treni, se non quello che mi poteva portare in giovane età a studiare più compiutamente per esempio iscrivendomi a un conservatorio.
D.: Chi è oggi Andrea Colli?
R.: Un fortunato signore che si gode la sua pensione (nella vita ho anche fatto altri mestieri), la famiglia, la musica e gli amici.