Livorno in musica ieri e oggi: intervista al bassista Marco Bicchierini

  • Pubblicato: Sabato, 09 Giugno 2018 10:20
  • Scritto da Massimo Volpi

D: Marco Bicchierini, bassista in un mondo dominato dalle chitarre. Perchè questa scelta?
R: In realtà è nato tutto per scherzo… o quasi. Anno 1991. Ero un Boy Scout, e decidemmo di mettere su una band improvvisata per una festa. In questa band c’era solo chi sapeva un po’ suonare la chitarra. Io scelsi il basso, forse perché sono sempre andato controcorrente. Poi la passione ha fatto il resto.
D: Nel 2009 dai vita ai Dusko…
R: Sì, diciamo che il progetto era nell’aria sin dal 2003. Lavoravamo tutti e tre nella solita fabbrica, e quell’anno suonammo proprio all’interno della fabbrica. Da quel giorno, passarono 6 anni, prima di decidere di ritrovarsi in studio e dare vita effettivamente ai Dusko.
D: Il vostro sound si può definire, anche se etichettare un genere musicale non mi trova d’accordo, un connubio tra rock duro e indie rock melodico.
R: Qua è doveroso fare delle precisazioni. I Dusko hanno avuto due vite. La prima dal 2009 al 2015 dove il nostro sound prendeva ispirazione quasi totalmente dalla scena indie rock italiana e non, con contaminazioni di puro rock… e forse anche qualcosa di più. La seconda vita parte dal 2018 dove ci siamo di nuovo riuniti, ma con un approccio piu elettronico nella stesura dei brani. Ci sono stati tre anni di limbo, dove ognuno di noi ha fatto ciò che di meglio credeva.
D: Vi siete esibiti al The Cage ma anche allo Zenigata di Firenze, belle esperienze...
R: Abbiamo avuto la fortuna di suonare molto in giro. In locali importanti come il The Cage, e lo Zenigata dove respiri davvero un’aria di professionalità, che al tempo, per noi che dovevamo emergere, poteva anche far paura. Ma poi sul palco, tutto spariva e si trasformava in energia.
D: “L’uomo cagionevole” è il vostro primo disco ufficiale, prima ci sono stati due EP Dusko music” e “L’amico meccanico”; soddisfatti del risultato ottenuto?
R: I primi due Ep sono forse la base solida dei Dusko, la forma istintiva, in cui secondo me va vista la musica in toto, senza tanti arzigogoli. Sono la via intrapresa per poi arrivare a “L’Uomo Cagionevole”, vero e proprio disco, sudato, voluto con tutte le nostre forze, che ci rappresentava in pieno.
D: I testi sono vostri e non è poco in una miriade di cover band: testi semplici, efficaci, diretti, che mettono a confronto con la realtà...
R: I testi sono stati una nostra prerogativa, da subito. Volevano far ascoltare materiale nostro, e farci giudicare su ciò che noi dicevamo. Una forma molto semplice, nella scrittura, ma credo anche molto diretta.
D: Prima dei Dusko in quali gruppi hai suonato?
R: Prima dei Dusko, ho militato nei Sexophrenia negli anni 90, negli Hydrospin fine anni 90 e nei Flamin Moe anni 2000/01/02.
D: Progetti futuri? Esibizioni dal vivo, magari in città?
R: In questo momento è già molto il fatto di aver avuto la voglia di ritrovarsi a suonare insieme. Stiamo prendendo le cose nel modo più leggero possibile. Per non cadere di nuovo in errore. Buttiamo giù idee, e registriamo quelle che più ci sembrano valide.
D: Marco quali sono i tuoi punti di riferimento, musicalmente parlando, i tuoi mostri sacri?
R: Faccio parte della Generazione X, adoro la ribellione degli anni 90, il sapore che aleggiava nell’aria. Kurt Cobain nel bene e nel male, mi ha convinto a non mollare la musica. Poi ascolto Led Zeppelin, Lynyrd Skynyrd, Guns ‘n Roses, Metallica, PFM, Banco, Verdena, Ministri… come vedi abbraccio vari anni di musica.
D: A proposito di Livorno, che ne pensi della scena musicale odierna, in una città da sempre madre di centinaia e centinaia di musicisti?
R: Essendo anche redattore di una webzine come Shiver, sono sempre attento a ciò che si muove in giro. C’è un sacco di materiale umano valido che alberga la nostra zona. Ci sono band che si stanno facendo valere anche fuori dal territorio nazionale, penso per esempio ai MR BISON band cecinese con già all’ attivo tour in America e in Europa, proprio in questi giorni alle prese con la promozione del loro nuovo disco Holy Oak, in giro per l’Europa. La nostra scena è in pieno fermento.
D: Un sogno nel cassetto? Un’occasione perduta che ancora oggi ti fa arrabbiare?
R: Occasioni perdute ce ne sono… purtroppo. Con i Dusko nel 2015 potevamo fare il salto di qualità, o per lo meno provarci. Avevamo ogni tassello incastrato a dovere. Qualcuno era interessato a noi, ma noi su alcune cose non eravamo convergenti. Comunque il disco uscì lo stesso, e forse ciò che poi è venuto, era esattamente quello che doveva venire… semplicemente.
D: Chi è oggi Marco Bicchierini?       
R: Oggi Marco Bicchierini è un operaio da più di 20 anni in una fabbrica, e allo stesso tempo musicista e redattore. La musica mi accompagnerà sempre... e non ci lasceremo mai. E poi Marco Bicchierini a ottobre… diventerà babbo… e non vede l’ora.

 

  

  

 

 

 

 

  

 

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