Livorno in musica ieri e oggi: intervista al chitarrista Giacomo Vespignani

D: Giacomo Vespignani, chitarrista, da sempre immagino.
R: Più o meno ho iniziato a 16 anni con compagni di scuola che mi hanno coinvolto a un corso di chitarra ai Salesiani, ma già da bambino ero interessato alla musica in generale, un pò a tutti gli strumenti.
D: Sei un personaggio molto conosciuto in città nell'ambiente musicale, in pratica non c'è una jam dove non sei presente... buon segno, no?
R: Non esageriamo, le prime jam che ho frequentato erano a Pistoia negli anni 90 e solitamente erano gestite da veri professionisti, talvolta incontravi musicisti davvero bravi, ma il buon segno è che mi piace condividere le mie esperienze e imparare dagli altri; purtroppo gli studi classici a Livorno sono un po’ chiusi in fatto di espressività, per divertirti e crescere devi confrontarti con altri.
D: Fai parte da moltissimi anni della Mimmo Mollica Band dove fusione ed improvvisazione la fanno da padrona: qual è il segreto di tanta longevità?
R: Il segreto credo che sia la passione per il blues; ho trovato persone “giuste”, con Mimmo e Sabina Dal Canto in particolare, ma anche con Mario Ginesi e Nicola Venturini e tutti quelli che talvolta ne hanno preso parte come Pepe, Salani, Espinosa, Luti. Quando suoniamo siamo una sola cosa, ci sono stati dei momenti di ipnotismo totale, alla fine del concerto rimaneva una fatica che colmava vuoti e riempiva il cuore, dal 2006 ad oggi credo di non aver mai avuto contrasti o discussioni e ci divertiamo sempre.
D: Giacomo Vespignani e il blues, un amore senza limiti...
R: Dal 88 al 96 sono stato folgorato da artisti veramente straordinari come Luther Allison, BB King, Son Seals, Buddy Guy, Steve Ray e molti altri ai quali devo la mia crescita e passione ma anche Jimy Hendrix ha solcato un segno profondo nel mio uso della chitarra.
D: Progetti futuri, concerti magari in città?
R: Con Mimmo a breve ci sarà un cd live e ci impegneremo per i festival blues futuri, per il resto cerco sempre di limitare i live in posti dove il blues piace: a Livorno vi sono molti locali ma pochi conoscono e apprezzano il vero Blues. Sto in oltre collaborando con Donatella Pellegrini, amo molto il Blues cantato da una voce femminile, con lei ci siamo subito trovati ed entusiasmati a vicenda.
D: Conosci l'ambiente musicale cittadino benissimo, hai accompagnato moltissimi musicisti “indigeni” e non, come vedi la realtà musicale livornese, cosa manca per far sì che tutti questi talenti siano apprezzati maggiormente?
R: Manca collaborazione, dialogo e cultura principalmente; Livorno è una città che si accontenta ma adesso ci stiamo rendendo conto che il business dell’intrattenimento ci sopraffà e purtroppo molti musicisti di talento che suonano come unico lavoro si vedono costretti al meccanismo dei soldi ma ho fiducia “the blues never die”.
D: Quali sono le tue fonti di ispirazione, i tuoi mostri sacri da sempre?
R: Mah,ci sono delle mie icone nella storia della musica, un pò in tutti i generi, nel blues l’ispirazione più forte credo sia data da Muddy Waters, Robert Johnson, Freddy BB e Albert “King”.
D: C'è un detto che dice “Chi non ama il blues non ama la musica”; senza essere così drastico penso che un fondo di verità ci sia in questa affermazione. Chi ascolta la musica del diavolo ne rimane rapito e affascinato, penso per un musicista sia come un demone che si impossessa del tuo corpo...
R: Qui si potrebbe scrivere un libro, il Blues nasce dalla sofferenza, dalla voglia di esprimere emozioni, ma con il tempo ho capito che tutto è musica e qui l’Africa ne fa da padrona, il caso ha voluto che lo spostamento di africani come schiavi nel nuovo mondo generasse un’infinita quantità di generi mescolandosi con le tecniche e gli strumenti dell’uomo bianco. L’affermazione che il blues sia la musica del diavolo credo parta dalla leggenda di Robert Johnson, anche io sono andato al crocicchio in Mississippi ma per fortuna il diavolo non si è presentato.
D: Hai molta esperienza, molti concerti alle spalle... se ti volti indietro quale treno vedi ancora partire senza che tu sia salito sopra?
R: Non rinnego nulla di quello che ho fatto, un tempo volevo farne professione ed ho conosciuto anche bravi musicisti che mi avrebbero aiutato ma oggi sono contento di poter e voler suonare cosa e quando voglio, non ho mai aspirato al successo e per questo devo molto a Mimmo.
D: Chi è oggi Giacomo Vespignani?
R: Oggi sono uno che suona e che lavora con la passione della musica, amo la pace, la natura, le cose semplici e vorrei che il mondo fosse migliore; mi piacerebbe poter insegnare e sensibilizzare le nuove generazioni a quello che il Blues esprime, che ci lega, che ci rende unici: la magia del Blues riempie gli spazi vuoti dell’essere.