Livorno in musica ieri e oggi: intervista al pianista Edoardo De Maio

D: Era il 1976 quando si formarono gli Hammer con Edoardo De Maio alle tastiere; in pratica immerso nella musica da giovanissimo, un virtuoso... immagino tu abbia fatto studi classici...
R: All'inizio ho studiato per qualche anno, dai 9 anni, col Maestro Rovini e con mia sorella Barbara (prof. di pianoforte). Poi ho ascoltato molta musica e ho avuto alcuni insegnamenti dal Maestro M.Grossi e dal chitarrista S. Cirasaro, col quale cominciai a collaborare quando andai a New York nel 1983 e col quale suonai per alcuni anni nei Boston Globe.
D: Gli Hammer, gruppo di notevole valore e spessore, musicisti super preparati, avete avuto il merito di farvi conoscere anche al di fuori dell'ambito cittadino: si ricorda un concerto allo Stadio dei Pini di Viareggio con una affluenza notevole di pubblico, ma non solo...
R: Provavamo molto, sperimentavamo e lavoravamo sull'intesa.
D: Al tempo, si parla dei fatidici anni '70, la Festa dell'Unità era un punto fermo e voi eravate di casa...
R: Al tempo non c'erano molte altre occasioni di suonare.
D: Nel 1980 il gruppo si scioglie ma mi risulta che varie reunion si siano avvicendate sino ai giorni nostri...
R: Nel 1980 direi che il gruppo è sbocciato, anche grazie al nuovo arrivo: il batterista Carlo Cavallini. Eravamo giunti ad un livello d'intesa talvolta incredibile, questo per noi era molto importante, visto che ci piaceva dare sempre più spazio all'improvvisazione. Ogni brano diventava una traccia sulla quale esprimerci più liberamente possibile, talvolta era magicamente appagante... spesso con noi hanno collaborato altri musicisti, con i quali c'era già o si instaurava un buon rapporto di amicizia. Passavamo molto tempo insieme, non solo per suonare, ma anche per ascoltare musica, parlare di musica, solo così riusciva a realizzare la musica degli Hammer.
D: Oltre agli Hammer in quali gruppi hai militato?
R: Ho suonato in alcuni gruppi, con musica diversa uno d'altro, perchè mi piace provare altre vie, specialmente musiche etniche da tutto il mondo, probabilmente è la mia indole “fusion” che viene fuori. Banda Loca, che facevamo musica brasiliana; Tendencia Latina, cubana; Guerrilla Farming, reggae; Boston Globe, fusion; Steak Blues Band... e altri, compreso anche orchestre di musica da ballo, per la pagnotta…
D: Rick Wakeman, Keith Emerson... immagino i tuoi punti di riferimento... chi altro?
R: K. Emerson e John Lord prima, poi C. Corea, H.Hancok, ma soprattutti J. Zawinull. Questo per quanto riguarda i tastieristi, ma seguivo molto i gruppi di rock underground della scuola di Canterbury e poi le avanguardie del jazz, il grande Miles Davis...
D: Negli anni '60 ci fu il boom della musica beat e anche a Livorno non c'era locale che non permettesse a gruppi “nostrani” di suonare; negli anni '70 la discomusic ha cambiato le carte in tavola, per arrivare ai giorni nostri dove artisti indigeni e non per suonare devono garantire loro un certo numero di presenze nel locale che li ospita... come leggi questa realtà?
R: Ogni periodo ha le sue difficoltà per suonare... all'epoca della disco riuscivamo comunque a suonare, anche se non molto, ma guadagnavamo molto più di ora. Comunque ho sempre puntato sulla musica “vera” cioè quella suonata senza basi elettroniche, pur essendo curioso delle possibilità offerte dall'elettronica. La disco non è il “diavolo”, purché si riesca a mantenere in vita la musica suonata, questa, nel mio piccolo, sento che è la mia missione. Per tanti anni sono rimasto fuori dal giro, per motivi non solo economici, ma anche familiari (e anche di salute).
D: I De Maio a Livorno sono un nome molto conosciuto nell'ambito musicale, cosa “bolle in pentola”, progetti futuri?
R: I miei fratelli sono stati molto importanti nella mia crescita musicale, sono il più piccolo di tre. Con mio fratello ho suonato spesso e mi ha contagiato anche nella passione per le percussioni. Con lui c'è sempre stata una grande intesa musicale. Spesso è stato ospite in altri gruppi in cui ho suonato, può darsi che ci ritroveremo in qualche altro importante progetto...
D: Edo, un rimpianto, una occasione perduta, quel treno sul quale non sei salito che avrebbe potuto dare una svolta ancora migliore alla tua carriera?
R: Ho sempre cercato di fare quel che mi andava di fare. Con il gruppo Hammer ci è mancato di impegnarsi di più a livello manageriale...
D: Chi è oggi Edoardo De Maio?
R: Oggi sono uno che sopravvive... da qualche anno ho ritrovato la voglia di fare musica (mai del tutto abbandonata), sto studiando percussioni africane (dundun=batteria africana) col Maestro Moussa Coulibali del Mali, con grande soddisfazione personale e con il quale suono nel gruppo di percussioni MIX. Continuo a studiare il pianoforte e suonare le tastiere con alcuni gruppi. Il grande sogno è di ricostituire il gruppo Hammer con gli amici Rodolfo Pezzini, Carlo Cavallini e Riccardo Mazzoli ed altri, perché dentro di noi gli Hammer non si sono mai sciolti e prima o poi torneranno... forse prima che poi.

 

Gli Hammer