Livorno in musica ieri e oggi: intervista al chitarrista Luca Guidi

D: Luca Guidi, chitarrista... un amore quello per la sei corde nato da subito o hai scoperto lo strumento per caso visto che dopo hai frequentato l'Istituto Mascagni studiando chitarra classica?
R: Si tratta di tanto tempo fa, avevo 8 anni, mio padre suonava qualche accordo a tavola dopo cena, gli chiesi di insegnarmi alcuni accordi. Me ne insegnò tre, il giorno dopo non feci altro che lavorare su quei tre accordi e arrivato a sera sapevo suonare la canzone del sole. È stata una rivelazione, da quel giorno suonare è l'attività che svolgo di più, quella che non riuscirei a mettere in discussione. Poi ho avuto la fortuna di fare un percorso didattico molto importante, dico fortuna perché i miei genitori non sapevano niente né di musica né di ambiente musicale, ma si sono impegnati a capire come valorizzare l'interesse di un bambino di 8 anni.
D: Nel 2005 fai parte dei Novadeaf, un gruppo livornese-pisano: come nasce questa idea?
R: Ho conosciuto Federico Russo all'Università, avevamo gusti musicali affini, era una persona colta e più matura della sua età, ci parlavo volentieri, ma soprattutto aveva qualcosa in più, scriveva già canzoni illuminanti e piene di ispirazione. Mi propose di formare una band insieme e all'interno di quella band ho coltivato alcune delle amicizie e dei rapporti lavorativi più solidi della mia vita.
D: Nel vostro sound convivono perfettamente pop, folk, elettronica: ne sono testimonianze i vostri album “The Youth Album” e Humoresque...
R: Non ricordo più molto, sono passati una decina di anni e di dischi, comunque di sicuro il suono che avevamo in quel contesto era frutto delle tante differenze che intercorrevano tra i nostri ascolti, le nostre passioni e le nostre sensibilità. Abbiamo, credo, provato tutti a metterci a disposizione con il nostro apporto ma rinunciando un pizzico all'individualismo.
D: “Man on fire” è la canzone che vi ha fatto conoscere al grande pubblico: con la stessa avete vinto il premio Amnesty “Voci per la libertà”. La canzone parla di Alfredo Ormando, scrittore palermitano omosessuale che per protestare contro l'ottusità e la omofobia della chiesa si dette fuoco...
R: Questa domanda la dovresti girare a Federico Russo che ne è unico autore. Ricordo solo che quando ho ascoltato la prima volta la traccia finita ho pianto qualche lacrimuccia. La considero ancora una delle canzoni più belle a cui ho avuto la fortuna di lavorare.
D: Non vorrei sbagliare ma stai collaborando anche con il gruppo Sinfonico Honolulu...
R: Ho collaborato numerosi anni con il Sinfonico Honolulu, per la verità la collaborazione è terminata nel 2017. È stata un'esperienza soprattutto molto divertente sia dal punto di vista artistico che umano. All'interno di quel progetto ho avuto la possibilità di affinare e mettere alla prova la mia scrittura. Non è facile convincere una band di 10 componenti ad utilizzare una tua canzone.
D: Per non parlare della Accademia della chitarra... spiegaci meglio...
R: Anche con l'accademia è stata una lunga e appassionata collaborazione che si è interrotta nel 2017 a causa del mio trasferimento a Roma. L'insegnamento mi da pure la possibilità di mantenere un contatto con le nuove generazioni e chissà, magari invecchiare più lentamente.
D: Luca, quali sono i tuoi punti di riferimento, musicalmente parlando, le tue icone alle quali guardavi fin da ragazzino...
R: Difficile, cambio riferimenti ogni due giorni, oggi ascolto soprattutto musica italiana e mi interesso molto di più all'aspetto dei testi, per la verità sono cresciuto ascoltando moltissimo Radiohead, King Crimson, Nick Drake.
D: Progetti futuri, nuovi lavori, nuovi concerti a breve?
R: In questo periodo sto affrontando due esperienze veramente gratificanti. Da una parte sto registrando il mio primo disco solista. Lo sto facendo a La Tana Studio di Crespina con Ernesto Fontanella. Pur coinvolgendo molto gli amici e musicisti più cari, stavolta sto cercando di raccontare una storia intima e piccola e di farlo più da solo possibile. Ho prodotto le canzoni nel silenzio di camera mia e ho cercato di farle arrivare a compimento meno contaminate possibile dal mondo esterno. Non credo che lavorerò mai più così, ma stavolta ci tengo che il prodotto sia uno specchio per me, ho un rapporto spirituale con queste canzoni. Contemporaneamente sto portando in giro, insieme ad altri cantautori che amo tantissimo, uno spettacolo su Lucio Dalla. Lavorare con Giulia Pratelli, Tommaso Novi, Gió Mannucci e Matteo Fiorino è un grande piacere e un onore, farlo avendo la possibilità di confrontarsi con i capolavori di Lucio Dalla è ancora più entusiasmante. Sento che sto imparando ed imparerò tantissimo da questa esperienza.
D: Che rapporto hai con la scena musicale livornese, scena musicale prodiga di musicisti ma per tanti versi “matrigna”, nel senso che da poco spazio ai suoi giovani talenti?
R: Non ne sono convinto, Livorno è un contesto stupendo dove i musicisti tra di loro si conoscono, si frequentano, si stimano e soprattutto si ascoltano. Difficile trovare in un'altra città così tanto interesse sano. Poi da qualche anno c'è l'open mic organizzato da Francesco Luongo che non solo mette in risalto, ma spesso addirittura forma talenti delle nuove generazioni.
D: Ognuno di noi ha un grosso rimpianto, una grossa occasione banalmente sciupata, un treno sul quale non siamo saliti... il tuo treno dove andava?
R: Non ci penso, non sono fatalista, mi piace guardare a quello che mi aspetta, per ora non mi sono mai trovato male e non ho mai corso il rischio di annoiarmi nel mio lavoro. Ogni volta che ho terminato un'esperienza lavorativa ne è arrivata una nuova ad occupare la mia mente le mie giornate. Mi piacerebbe fare un po' più vacanze, se ho perso un treno di sicuro portava al mare.
D: Chi è oggi Luca Guidi?
R: Non lo conosco così bene da raccontarlo!

 

Novadeaf

 

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