Livorno in musica ieri e oggi: intervista al batterista Michele Giannoni

D: Michele Giannoni, batterista... immagino la gioia dei tuoi vicini di casa.
R: Fortunatamente abito in periferia e le prime volte che ho iniziato a picchiare sui tamburi in un sudicio garage non disturbavo nessuno se non i miei genitori. Tuttavia dopo qualche anno in una stanza dismessa dell’officina di mio padre iniziai a costruire uno studio dove poter provare senza rompere i timpani o qualcos’altro a nessuno.
D: Alcuni anni fa sei tra i fondatori del gruppo Nice To Meet You Yeti...impossibile non pensare a “Symphaty for the devil” dei Rolling Stones o è un caso? E perchè il “povero” Yeti?
R: Sì, parliamo di diversi anni fa, forse sei o addirittura sette, quel nome nasce scherzosamente da alcune vicende tra me e il Chitarrista Nicola Deluca, ci raccontavamo di questa figura eremitica, che un pò ci rappresentava e viveva nel nostro studio. La nostra stanza tutt’oggi porta il nome di Yeti’s Cave.
D: Gruppo interessante il vostro, sonorità alternative, un concentrato di vari generi...
R: Mah… penso oggi che eravamo un agglomerato di generi senza un indirizzo ben preciso con una continua sperimentazione sia dal punto di vista sonoro che di strumentazione, avevamo a nostra disposizione un’infinità di colori, spesso dipingevamo fuori dalla tela. La formazione prese un indirizzo interessante dopo che Lorenzo Saini bassista/cantante entrò a far parte della ciurma, cambiammo nome in Brucke e questo progetto ci tolse molte più soddisfazioni e riuscimmo a concludere dei lavori più sensati.
D: “Speack with your mirror” e “A day before you came out” sono i brani che vi hanno fatto conoscere... che è successo dopo?
R: Questi due singoli li abbiamo considerati sempre come studio di quello che facevamo, come dicevo prima c’è stata un’evoluzione della formazione Lorenzo entrò a far parte della band che prese il nome di Brucke, questo progetto ci portatò in tuor nel sud Italia lo scorso anno con due EP registrati in presa diretta un quantitativo discreto di live alle spalle.
D: Quali sono i batteristi di riferimento, i musicisti che imitavi da ragazzino?
R: Non ho mai avuto un batterista di riferimento piuttosto cercavo di creare un mio stile digerendo tutte le dritte date da vari maestri, Marco Zaniniello batterista della band livornese Appaloosa è riuscito a svoltare la visione che avevo dello strumento.
D: Progetti futuri, concerti o altro?
R: I Brucke adesso sono sciolti ed io sono musicalmente fermo, ho sempre suonato per divertimento e condivisione con i miei amici/compagni di band quindi per scelta adesso non mi interessa continuare a suonare se non con loro, tuttavia abbiamo fondato uno studio di registrazione con il tutoraggio di Giacomo Vaccai voce e chitarra dei Jackie’s o Farm, il nostro studio ha prodotto diverse band livornesi e sta ancora operando.
D: Come ti rapporti con la scena musicale livornese odierna, pensi che si potrebbe fare di più soprattutto come luoghi musicali di aggregazione?
R: Sono e siamo sempre stati indipendenti rispetto alla scena musicale livornese. Luoghi di aggregazione ne troviamo sempre meno nella nostra città e credo che ormai in un’epoca ‘’digitalizzata’’ come la nostra l’interazione tra individui, che è fondamentale per la crescita personale ed artistica, sia sempre di più ostacolata. Oltre a centri di aggregazione ci vorrebbe una sensibilizzazione delle nuove generazioni alla cultura in genere ed all’arte, ma capisco anche sia un processo molto complicato che dovrebbe agire alla base di un problema ormai è radicato nel nostro vivere quotidiano, crediamo che conti solo l’apparenza invece che la sostanza. La musica in Italia, movimenti underground a parte, si stia svuotando.
D: Una domanda che faccio a tutti i batteristi: Charlie Watts dei Rolling Stones ha detto che il “suo culo” è quello di Mick Jagger perché sono più di 50 anni che se lo ritrova sempre davanti durante i concerti... quale è il “tuo culo”?
R: Il mio culo è sempre stato Lorenzo Saini amico e compagno, musico da molto molto tempo.
D: Michele, un treno sul quale non sei salito e ancora oggi ti chiedi perché...
R: Cerco sempre di agire con cuore e mente in sincronia questo non porta ripianti sulle scelte che compio personalmente, tuttavia sono molto dispiaciuto dalla separazione dei Brucke, avevamo raggiunto dei risultati ed invece di spingere l’acceleratore tutti insieme ognuno di noi, me compreso, ha pensato ai propri bisogni e al proprio ego invece di avere un obbiettivo comune.
D: Chi è oggi Michele Giannoni ?
R: Spero che Michele sia in continua evoluzione, adesso studia yoga e lavora come apprendista nell’officina del padre.