Livorno in musica ieri e oggi: intervista al chitarrista Vanni Draghetti

D: Vanni Draghetti, chitarrista e bassista... quale il preferito?
R: Chitarra senza dubbio. Ho imbracciato il basso per caso, o meglio per necessità. Nel mio primo gruppo, i LEM suonavo la chitarra; eravamo un bel gruppo, suonavamo in un fondo in Venezia messoci a disposizione dai Frati Domenicani... in cambio suonavamo la messa beat la domenica. Poi entrai a far parte del Sistema Alfa dove alla chitarra c'era Maurizio Lunardi, gran bel chitarrista... la scelta del basso fu una tappa obbligata. Ma il mio strumento rimane la chitarra.
D: Tutto ebbe comunque inizio nel 1972 quando iniziasti a seguire Veronique Chalot, una ragazza nata a Le Havre, in Francia, innamorata della musica tradizionale celtica e angloirlandese.
R: Sì, la conobbi tramite un compagno di scuola che divenne suo marito, Marco Fastame, anche lui musicista. Organizzammo uno spettacolo di musica celtica e da lì partì tutto. Ci invitarono a suonare al famoso (di allora) Folk Studio del mitico Cesaroni, dove si mise a cantare. Piacque molto al patron Cesaroni il quale ci organizzò ben 15 date, con la promessa di ritrovarci l'anno seguente per incidere un disco. Fu di parola e il disco vide la luce. Era un mondo magico, irripetibile. Durante le serate al Folk Studio notammo ad ascoltarci Riccardo Cocciante, Francesco De Gregori, Mario Schiano e molti altri.
D: Hai seguito Veronique in ogni parte, sia in Italia che all'estero... che ricordi hai?
R: Solo in Italia, all'estero non iniziai la tournee per divergenze con altri musicisti. In Italia un po' ovunque e ricordo con particolare nostalgia i concerti di Lucca, Siena e Bologna e soprattutto il Taco Paco di via Paoli dove suonammo insieme a Marasco e la grande Giovanna Marini, la “grande vecchia” del folk italiano e della canzone di protesta.
D: Ritorniamo al vostro LP: oggi è un disco dal notevole valore non solo artistico ma anche economico. È in tuo possesso vero?
R: Certo che sì, ci mancherebbe! Fu registrato a Roma, come ti dicevo al Folk Studio: fu preso il meglio tra 4/5 serate, con registrazioni ovviamente tutte dal vivo. Pensa che questo lavoro è entrato nel Museo della Musica e così Stefano Lunardi, altro membro del gruppo, ha ottenuto alti punteggi per questo.
D: Sei rimasto in contatto con Veronique?
R: Certo. Lei è tornata in Francia, oggi abita vicino Tolosa. Ci sentiamo spesso e ultimamente mi ha quasi assicurato la sua presenza al Firenze Festival di musica celtica... incrociamo le dita.
D: E dopo Veronique che hai fatto?
R: Come ti dicevo entrai a far parte del Sistema Alfa, poi in vari gruppi fino a formare con il bassista Franco Vellery il Vanni Fusion Group, dove suoniamo naturalmente musica fusion con musiche nostre. Il tutto patrocinato da Music City. E pi spesso e volentieri accompagno nei locali cittadini e non solo la cantante Carmen, molto conisciuta in città.
D: Quali sono i tuoi punti di riferimento, i musicisti che ammiri di più?
R: Sono nato e morirò con i Beatles nel cuore ma anche Eric Clapton fa parte della mia vita musicale. Devo dire che ammiro molto anche Alan Stivell, arpista francese di celtic fusion.
D: Progetti futuri?
R: Al momento insieme al Trio Treu suoniamo del blues, soprattutto rock/blues anni 60/70. Stiamo organizzando per i cinquant'anni dell'etichetta musicale Motown uno spettacolo con lo scrittore Paolo Tirincanti uno spettacolo a Lucca in uno scenario favoloso: una fattoria immersa nella campagna toscana. Suoneremo Beatles, Rolling Stones, Cream, Janis Joplin e molti altri.
D: Vanni, come tutti noi avrai sicuramente un rimpianto, una occasione non sfruttata...
R: Proprio così... come tutti. Nel mio caso intervenne il destino sotto forma di una splendida ragazza che divenne mia moglie. Ero A Roma, non ancora sposato... ed ero impiegato come turnista per la Fonit Cetra, la potente casa discografica di allora; mi fu proposto di rimanere appunto come turnista, di intraprendere la professione... ma erano altri tempi... Roma era lontana, mica come oggi e l'amore fu più forte di tutto... tornai a Livorno.
D: Hai conosciuto la scena musicale livornese di allora e sei perfettamente al corrente della odierna... differenze?
R: “Ai nostri tempi” c'era naturalmente meno tecnica ma molta più passione, più entusiasmo... oggi c'è più studio, più preparazione ma molto meno cuore.
D: Chi è oggi Vanni Draghetti?
R: È un quasi pensionato, innamorato del suo lavoro di commercialista che però non può abbandonare mai la musica. Amo la musica e i suoi strumenti tanto da essere un collezionista di chitarre e bassi. E poi, tanto per rimanere con tutti e due i piedi nell'ambiente musicale, ho iniziato una nuova avventura, con altri soci, rilevando l'attività Music City del “vecchio” Tony di Via Maggi. Siamo un gruppo di amici che abbiamo deciso di portare avanti una istituzione in città impedendo la sua chiusura.