Livorno in musica ieri e oggi: intervista alla cantautrice Ombretta Fallani

  • Pubblicato: Mercoledì, 01 Maggio 2019 10:51
  • Scritto da Massimo Volpi

D: Ombretta Fallani, chitarrista e cantautrice. Per cantare bisogna avere, quasi sempre, un talento naturale, ma scrivere canzoni e poi magari cantarle richiede un qualcosa in più: come hai scoperto questa tua “vocazione”?
R: In realtà è la vocazione che ha scoperto me: dopo aver cominciato a suonare da autodidatta le prime tastiere elettroniche, scoprii che la chitarra era molto più di uno strumento, era una compagna di strada straordinaria di viaggio, poco ingombrante, la prima YAMAHA G- 228 comprata grazie a mio zio che mi disse: “se tu poi non raggiungi la cifra ti aiuto io, e così fu, mancava proprio poco ma ebbi così la “mia bimba” che ancora oggi mi porto appresso per insegnare canto alle mie piccolissime cantanti nella scuola dove insegno. Ma tornando allo scrivere e poi cantare direi che avveniva per me in modo spontaneo, senza troppo pensare, imparati gli accordi base, avevo bisogno di dire delle cose musicando quel che scrivevo e spesso, ancora oggi succede in contemporanea! In fondo le canzoni sono poesie messe in Musica. Serve una inclinazione che nessuno ti può insegnare, una passione, un bisogno di dire delle cose, di non implodere dentro e poi semplicemente devi essere “tu, ed il tuo vero IO” quella “essenza” che non ha niente a che fare col tuo carattere esteriore o ciò che gli altri credono di sapere di te ma quello che tu senti di dover essere sopra ogni cosa seguendo il più puro degli istinti: la creatività.
D: Hai militato in qualche gruppo o ti sei sempre esibita da sola?
R: Io sono una solitaria che alla fine però necessita degli altri come l'aria in realtà, ma soprattutto la condivisione è un momento di grande forza per se stessi perché attinge cioè al mondo della espansione così la risposta è che io cominciai in un coro e di Chiesa, pensa te, ma facevamo Spiritual, e all'epoca non esistevano cori Gospel, ma esisteva la passione di una donna che era la nostra direttrice che ci insegnava la sua esperienza, poi le cose si sono evolute ed io cominciai ad andare in giro e negli anni in cui non esistevano amplificazioni ed i locali erano troppo piccoli per sparare suoni “oltremuro”, facevo le mie serate ed entrai a far parte di un gruppo di Pubbliche Relazioni che pubblicizzava attività musicale dentro i locali; così da li a breve cominciai collaborazioni con vari pianisti di cui non ti faccio neanche il nome, tanto chi mi conosce lo sa bene, partecipai ad un Mac P 100 evento molto noto e storico presso l'Accademia Navale, e via via il Pianobar diventava il mio vero Habitat per me che crescevo ascoltando MC e vinili di Mina, Pravo,Vanoni, Martini etc etc... poi sempre sulla fine anni '80 primi '90 ebbi la fortuna di sperimentare il genere FUSION (Jazz morbido diciamo così) diventando per un periodo la voce degli OVER BEAT (Marco Susini, piano e tappeti, Stefano Conti all'epoca basso, adesso contrabbasso, Marco Simoncini, batteria, Michele Cuccuini, chitarra, Francesco Poli, tastiere) approfondendo i brani di Al Jarreau, Oleta Adams, lo stesso Pino Daniele avanguardista italiano (così mi piace ricordarlo), Tania Maria e infine la mia preferita Anita Baker. Vabbè due nomi di pianisti te li faccio: Marco Mazzantini, Marco Simoncini, Neno Vinciguerra, Sele, Daniele Riccioni e tanti altri alcuni meno riconoscenti di altri ma pur sempre pezzi della mia storia musicale a cui posso solo dire Grazie. L'esperienza di Vocalist negli studi di registrazione in cui feci le prime esperienze di musica techno, chillout e altro, ma anche provare la bella sensazione di un'autoproduzione grazie a Fabio Lenzi (oggi Millennium Rec. Studio) è stato fondamentale e divertente perché mi hanno fatto sperimentare la Radio (io per gusto e genere ai tempi del circuito Cuore ero la voce di Gamma Radio), ma anche il rivisitare pezzi musicali e prepararli per lo Spinning che in quegli stessi anni prendeva una grande volata verso i gusti di sportivi e non...
D: Quale il tuo genere musicale? Immagino cantautorato italiano e gli anni 70 in generale...
R Ma noi ci conoscevamo già? Esatto, il Cantautorato ma non solo italiano, da chitarrista autodidatta mi sono appassionata a tutto il folk americano e non solo, John Denver, James Taylor, Cat Stevens, Keith Carradine, e gli adorabili Simon & Garfunkel di cui ancora ricordo tutto il Concert in Central Park... la mia è stata sempre una voce nera per timbro, non per scelta e quindi la mia beniamina fu proprio Gloria Gaynor che quando cominciai a portarla cantandola, non ballandola nelle DISCO ma nei pianobar, mi valse per consuetudine il pezzo “I will Survive” come mio cavallo di battaglia tanto che ancora c'è qualcuno che quando la mette in discoteca annuncia “di Fekaris-Fallani...” (che sarei io ahahah) tutto per una battuta fatta da un amico Dj...
D: So che ti sei esibita in decine e decine di locali, tra cui uno dei più storici locali della nostra costa... soddisfatta?
R: Bè, il Frumpy, il Ciucheba fino al 2003 (anno della chiusura definitiva) e le Spianate, ma tutti i locali della costa Viareggina dalla Capannina, alla Caravella (diventata poi Midho e anche altro in seguito), Faruk e altri che non ricordo neanche più, è passato del tempo... e poi fuori dalla Toscana, nelle Isole, a Sanremo (non al Festival che chissà...) ma in altri locali della splendida città dei fiori... insomma ovunque capitasse poter fare musica! Quindi soddisfatta e grata direi.
D: Naturalmente non hai mai “attaccato il microfono al chiodo”.
R: Invece sì, l'ho fatto per periodi anche se brevi, per ragioni personali, abbattimento, delusione e sconforto e a volte per paura... poi sono guarita dentro e ho ripreso a fare la cantante, l'insegnante e l'organizzatrice di eventi musicali miei e non solo.
D: Musicista, cantautrice ma non solo... so che ti interessi di teatro, poesia, fotografia...
R: Sì, tu citi la fotografia e questo mi è servito perché io ho sempre avuto il famoso intuito per cogliere l'immagine, non sono una professionista ma me la cavo bene anche grazie ad un diploma conseguito quando ero ancora una ragazzina di tecnica fotografica e laboratorio di sviluppo, ti ricordi le vaschette da cui con le pinze dovevi togliere la foto e appenderla? Dico mi è servita perché guardare il mondo anche da un'altra prospettiva è fondamentale, mi piace lavorare dietro le quinte. E poi il teatro, certo, fu con la Danza classica (che ho studiato per 20 anni) il primo grande amore che mi lanciò all'età di 5 anni su un palco di un teatro locale in una rivisitazione dell'operetta Lodoletta ribattezzata per l'occasione Rosabella... e poi gli spettacoli a Teatro grazie alla Scuola di Danza(ormai scomparsa) di Elizabeth Evans, unica a Livorno riconosciuta dall'Accademia di Roma, bè mi fermo sennò ti riempio lo spazio...
D: E se ti dico “Officine del Talento” che mi dici?
R: Eccoci, il dietro le quinte... Officine del Talento è un Concorso, un Festival che sta affrontando la sua seconda edizione proprio in questo mese e che è finalizzato al trovare sì dei Talenti, ma soprattutto far riemergere le idee attraverso la Musica e di cui mi hanno incaricato confidando nella mia storia musicale e personale; grazie all'area commerciale di Porta a Mare si sta cercando di creare delle opportunità vere e basate sul merito e non sulle famose conoscenze e io credo molto in questo progetto perché se molti faranno un bagno di umiltà e comprenderanno che Livorno ha bisogno di crescere e di imparare si può davvero ripartire... anzi, il Concorso è ampiamente pubblicizzato sulla pagina Fb, sul sito di Officine del Talento e sono stati creati anche degli “INFORMATION POINT” proprio per dare ulteriori informazioni ai partecipanti di ogni età (dai 14 anni in su) e di qualunque genere ma soprattutto è stato aperto a quel cantautorato che è sopito da qualche parte ma so che c'è... quindi spero in molte adesioni anche perché le audizioni partiranno il 6 maggio e continueranno nei giorni del 20 maggio e 3 giugno, poi avremo le semifinali il 12/13 luglio e finalissima con premi particolarmente allettanti il 14 luglio 2019. È anche il mio riscatto quello di dare uno spazio e una possibilità che io non ho potuto/voluto avere...
D: Questa è una iniziativa straordinaria per la città... a proposito... Livorno è da sempre una città ricchissima di talenti musicali, ma pochi di loro hanno avuto i riconoscimenti che avrebbero meritato; alla luce della tua esperienza e conoscenza, cosa manca per poter pensare di avere anche in città una “scuola livornese” musicale, per poter fare quel salto di qualità che è nelle nostre potenzialità e possibilità?
R: Come dicevo prima si deve riacquistare innanzitutto la curiosità e ascoltare anche ciò che non conosciamo e poi ricordarsi che la “scuola livornese musicale” esiste nelle radici di un Pietro Mascagni, nella follia di un Piero Ciampi ma si deve pensare che se c'è chi è considerato bravo perché è famoso, noi dovremmo invece cercare di capire e individuare colui/colei che diventerà famoso perché è bravo... non più talent ma musica vera insomma!
D: Ombretta, tutti noi abbiamo un rimpianto, tutti noi non siamo saliti su un treno che si era fermato al momento giusto ma sul quale non siamo saliti... dove andava quel tuo treno?
R: Quel treno andava a Roma nel 1988 (circa) e si chiamava Roberto Davini, lui non rappresentava ma “era” l'RCA la più forte casa discografica di quel tempo, insieme ad un'altra che in quel momento stava acquisendo una ragazza che sembrava bravina, una certa Giorgia, (sì proprio lei) e quando mi chiese se avevo brani miei e se suonavo uno strumento io risposi di sì, che mi accompagnavo con la chitarra per comporre i miei pezzi, ma l'incapacità di gestire risorse a vent'anni e una situazione familiare e personale difficile mi fece esitare e quando solo nel settembre del 2014 scoprii da internet che Davini era morto ebbi un magone dentro che mi portò a noleggiare un teatro da 300 posti e mettere in scena uno spettacolo che raccontava la mia storia artistica, personale e le mie esperienze che ti ho raccontato parzialmente qui.
D: Chi è oggi Ombretta Fallani?
R: Una donna di 50 anni suonati (ma bene... ahahah permettimi la battuta) che sa che nulla capita per caso, che crede che ognuno di noi ha una missione da compiere in questa vita e per il tempo che gli è concesso, quindi più consapevole sicuramente, con addosso ancora tanta passione per l'arte e a tratti melanconica riguardando quella ragazza di vent'anni che su quel treno non ci salì e va bene così perché forse oggi potrei non essere qui a raccontare la mia storia... ciao!

 

  

 

 

 

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