Livorno in musica ieri e oggi: intervista alla cantante Dunia Pozzi

  • Pubblicato: Sabato, 18 Maggio 2019 10:53
  • Scritto da Massimo Volpi

D: Dunia Pozzi cantante, ma la tua prima apparizione nel mondo musicale fu nel 1980 come speaker radiofonica prima con “Radio Livorno città aperta” e poi con “Studio 82”...
R: Il mio "debutto ufficiale" è stato a Radio Livorno città aperta, poi è seguita "Radio City One" e poi "Studio 82". Dal momento che studi e regia erano la stessa cosa, sui brani a microfono spento... tutti cantanti! Poi c'era qualcuno che a tradimento ti lasciava il microfono acceso. E poi, negli anni "Radio Pisa International", "Radio Lady"... ma già c'era il semino del cantare.
D: Tempi bellissimi con molte radio libere che davano voce a molti personaggi... oggi purtroppo a Livorno posso essere solo ricordi in quanto è da molti anni che non ci sono più radio cittadine. Che spiegazione ti sei data?
R: Quella delle radio libere è stata una stagione magica, pochi anni in cui tutto sembrava possibile. E per un certo periodo lo è stato, ma poi ci siamo scontrati con la realtà, fatta di spese (TANTE!), di regolamenti e tasse e i network, potendo disporre di mezzi economici maggiori hanno avuto la meglio, accaparrandosi le frequenze e inglobando le piccole emittenti.
D: Alla fine degli anni 90 poi inizia a fare teatro con la scuola “Laura Ferretti” di Livorno per poi entrare a far parte della compagnia “Pravda” di Alessandro Arrabitò. Raccontaci.
R: Galeotto fu un flirt! Eravamo alla prima metà degli anni '80, ero presissima dal "fare radio" e il ragazzo che frequentavo mi suggerì di perfezionare la dizione studiando recitazione (e devo dire con ragione, la cadenza dialettale per radio si nota ancora di più); feci domanda alla scuola "Laura Ferretti", mi accettarono e seguirono tre anni di studi con Enzina Conte e padre Valentino Davanzati, poi stages di perfezionamento in giro per la Toscana. Con la compagnia "Pravda" abbiamo realizzato dei lavori particolari, quasi di teatro sperimentale, uno di quelli che ricordo con più piacere è "La gabbia" di Alessandro Arrabito, una rappresentazione di un ipotetico (ma poi nemmeno tanto) futuro in cui l'umanità sopravvive rinchiusa in una "gabbia" informatica e il mondo esterno viene percepito come una minaccia, chi cerca di dire la verità tacciato di terrorismo... stranamente attuale, no?
D: Dal teatro alla musica il passo è breve: inizi a studiare canto con la soprano Patrizia Amoretti e tecnica vocale con Donatella Pellegrini...
R: Vero, il passo è stato brevissimo! La voce recitata e quella cantata hanno una cosa in comune: lo studio. Principalmente per capire come fare quello che si vuole e poi, fatto non trascurabile, per non farsi male. Se non si impara a gestire il lavoro sulle corde vocali, l'uso del diaframma per dosare il respiro si può incorrere in problemi anche seri. Patrizia Amoretti è stata il mio Virgilio nel mondo della voce cantata, mi ha fornito di basi solide e ha stimolato la mia curiosità sull'argomento; Donatella Pellegrini ha perfezionato il lavoro fatto, mi ha fatto scoprire la mia vera voce e mi ha insegnato che l'autenticità in ciò che si fa è essenziale. Ultimo in ordine di tempo ma non meno importante è Michele Del Pecchia, con la sua Palestra musicale stiamo sviluppando un bel progetto fatto sia di cover che di inediti.
D: In questo periodo ti esibisci in diverse serate di piano bar in Versilia e non ti sei più fermata... soddisfatta?
R: Il piano bar è una scuola micidiale! Devi cantare un po' di tutto, essere sempre al pezzo e saper improvvisare pur preparando il tuo repertorio in maniera impeccabile. Soddisfatta? Non direi, io cerco sempre di migliorarmi e di sperimentare cose nuove, con esiti alterni ma si impara soprattutto dagli errori.
D: Hai mai fatto parte di un gruppo o sei sempre stata una “one woman band”?
R: Facendo piano bar si è sempre almeno in due, la dimensione band mi piacerebbe ma non è mai capitata l'occasione buona... hai visto mai...
D: Nel 2018 hai vinto la terza edizione del talent nazionale televisivo THE BEST in onda a partire da fine settembre su Canale Italia, una sorta di casting live... una bella soddisfazione...
R: Per quanto riguarda quel programma ho semplicemente vinto una selezione, poi per impegni personali non ho potuto partecipare. La soddisfazione comunque c'è stata, portare un brano swing lascia un po' stupiti... ed è un genere che io adoro!
D: Dunia, quali sono i tuoi punti di riferimento, i cantanti che imitavi da bambina davanti allo specchio?
R: Bella domanda! Sono cresciuta ascoltando Jazz anni 40/50, musica italiana dello stesso periodo, poi rock, heavy metal, Blues, cantautori italiani... musicalmente mi definisco onnivora! Ma il mio mito, vocalmente parlando è Ella Fitzgerald, quello che riusciva a fare con la sua voce era pazzesco.
D: Ognuno di noi ha un rimpianto, ognuno di noi sa di non essere salito su quel treno che si era fermato proprio lì per noi e sul quale non siamo saliti... dove andava il tuo treno?
R: Il mio treno si chiama Radio Monte Carlo. Partecipai ad un programma, nell'estate del 1980 che si chiamava "diecidiciassette", lo conduceva Luisella Berrino. Non vinsi ma circa un anno dopo arrivò una convocazione per la sede di Milano che sarebbe nata da li a poco, ero piaciuta e avevano deciso di risentirmi. Io ho avuto paura di fare il salto. Pazienza.
D: Chi è oggi Dunia Pozzi?
R: Una donna che ha ben chiare le sue priorità, la musica e il canto sono tra quelle. Quando cantando si riesce a far sorridere le persone, a farle stare bene, il proprio lavoro acquista significato e la fatica scivola via. Questa cosa l'ho avuta ben chiara quando sono andata, insieme ai miei compagni della Palestra musicale, a cantare nelle case di riposo per anziani e disabili. L'essere "famosa" dura pochissimo, il sorriso di qualcuno che tu hai fatto star bene sia pure per il tempo di una canzone ti resta dentro.

 

 

  

 

 

 

 

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