Livorno in musica ieri e oggi: intervista al cantante Giovanni Matteo Gliozzo

D: Giovanni Matteo Gliozzo, cantante da sempre immagino...
R: Il mio avvicinamento al mondo della musica avvenne tramite e grazie alla passione per la chitarra elettrica, strumento di cui sono sempre stato innamorato. Essendo un pessimo chitarrista però, mi ritrovai, grazie anche alla ‘scommessa’ di un amico, dietro ad un microfono. Un giorno (A.D. 2006 ca) assistevo alle prove della band di questo amico e, per vicissitudini loro, dovetti sostituire il cantante. Dopo poche settimane feci il mio debutto live e da quel momento non sono più tornato indietro. Non mi sono mai considerato un vero cantante, sia per le limitati doti canore che per il mio modo molto rock di approcciare lo strumento e la musica in generale. Credo però che, paradossalmente, questa sia stata la mia più grande fortuna : vivere la musica come una passione ed un divertimento e non come un lavoro o un trampolino verso il benessere economico. Mi sono sempre divertito ed ho sempre dato tutto me stesso, riscuotendo apprezzamenti e gratificazioni.
D: La tua prima band penso sia stata Unredeemed, metal band “devastante”...
R: No, in realtà Unredeemed e’ uno degli ultimi progetti ai quali ho partecipato, seppur sia stato a livello personale e non, il più soddisfacente. Grazie ad Unredeemed ho suonato con gran parte dei miei idoli : Sepultura, Soulfly, Arch Enemy, Snot, Extrema, Angra… bellissime esperienze raggiunte grazie alla qualità di questo progetto tirato sù con altri quattro musicisti di fama nazionale ed internazionale. Reputo il tuo aggettivo appropriato: non voglio sembrare arrogante, ma è davvero un progetto devastante. Il nostro debut album ‘Amygdala’ ha ricevuto critiche davvero positive da tutte le componenti del mondo heavy, colleghi, audience, giornali, webzines, etc. E’ un disco old school ma tremendamente moderno, fresco. Abbiamo cercato di ottenere la cattiveria vecchio stile ma in chiave moderna, con suoni potenti ma attuali e con la ricerca di soluzioni non scontate o banali. Inoltre vanta collaborazioni con artisti di fama mondiale come Steve Sylvester in qualità di ospite e Mike Spreitzer dei DevilDriver come sound engineer.
D: Il sound aggressivo e potente del gruppo ben faceva da contorno alla tua voce...basta riascoltarsi “The art of war”...
R: Grazie mille! Beh, CREDO di si, ahahaha! Diciamo che come accennato precedentemente, ho cercato di essere fedele ai miei ascolti, quindi ho cercato di trasmettere quella aggressività tipica delle bands thrash / groove metal ma anche hardcore con cui sono cresciuto. Credo sia davvero un bel mix di ‘culture musicali’ differenti. Cinque persone differenti, con personalità e gusti differenti che hanno, ovviamente, cinque ascolti differenti. Nel nostro lavoro puoi trovare chitarre richiamanti lo Swedish Metal, batteria impostata sul Death e sul Prog, il basso che fa il muro tipico del Rock’n’ Roll più classico ma con un suono ovviamente più pesante… Credo che il successo riscontrato da ‘Amygdala’ sia proprio questo, l’aver saputo mixare tante influenze personali in modo armonioso ma soprattutto originale, senza incappare in copie o imitazioni di pessima fattura. Ogni componente voleva esprimersi con il suo tocco ed il suo gusto e credo che il risultato sia ampiamente soddisfacente. Per quanto riguarda la canzone da te citata, ‘The Art Of War’, è sicuramente il nostro pezzo più conosciuto, visto che è stato il singolo da cui abbiamo estratto anche un video. Personalmente adoro questa canzone, anche se non è la mia preferita dell’album. Credo però che sia un ottimo biglietto da visita, perché riassume tutte le caratteristiche di cui ho parlato fino ad ora. Aggressività, tecnica, potenza, pesantezza ma tutto in chiave assolutamente godibile e fruibile da chiunque. La cosa simpatica però è che fondamentalmente, è la ballad del disco! Ahahahaha! Infatti ci sono pezzi come ‘Unredeemed I Am’, ‘The Stone’, ‘Cleaning Out My Grave’ o ‘Lack Of Luck’ che sono delle vere e proprie sassate sonore.
D: Poi nel 2008 nascono i Nitro Junkies...un po' di casini, liti e abbandoni, poi dal 2013 tutto risolto e band al completo : altra band potente, aggressiva, a volte “cattiva” sul palco dove nella dimensione live da il meglio di sé...
R: Nitro Junkies è il progetto al quale sono più affezionato dal punto di vista personale. Se con Unredeemed ho realizzato i miei sogni, con Nitro Junkies ho avuto la possibilità di avere una band MIA. E’ stata una storia travagliata e lunghissima degna delle migliori serie tv tanto in voga ai giorni nostri, ma alla fine è stato un progetto fondamentalmente di due persone (io ed il chitarrista) e questo ha facilitato il songwriting. È brutto da dire, ma meno teste pensano in una band e meglio è! La sintonia con il mio chitarrista è sempre stata totale e quindi è venuta fuori un’esperienza (live ed in studio) molto soddisfacente e veramente come volevamo. Dopo numerose vicissitudini, pause e cambi di formazione, abbiamo trovato altri due elementi fantastici tecnicamente ed umanamente e questo ha contribuito al decollo del progetto. Ci hanno accostato a bands quali Pantera, Black Label Society, Down ed altre, a testimonianza della qualità del progetto. Sicuramente il live è sempre stato il nostro habitat naturale. Il sound potente, grezzo, più ‘straight in your face’, il tecnicismo non esasperato, la compattezza sonora e l’alcolismo ha fatto sì che fossimo apprezzati da molte persone e richiesti in giro. Abbiamo avuto l’onore di suonare per occasioni belle ed importanti come ad esempio la commemorazione per le vittime del Moby Prince (ferita mai chiusa per la nostra città) e per aiutare la piccola Ginevra, ma abbiamo avuto anche l’onore ed il privilegio di essere la band di apertura dei primi due mini tour italiani di Phil Campbell, già chitarrista dei Mötorhead. Qualcuno li conosce? Ahahahah! Il nostro successo più grande però è stato proprio l’esser piaciuti a lui, che ha espressamente e personalmente chiesto noi ogni qual volta fosse venuto a suonare con questo suo progetto ‘minore’ che poi, dopo la fine dei Mötotrhead è diventato il suo progetto principale. Oggi, grazie a Nitro Junkies, posso dire di essere amico di Phil e di aver avuto dei privilegi toccati a pochi, come ad esempio trascorrere il Capodanno con lui in Galles (casa sua) oppure aver suonato con lui e la sua band ‘Born To Raise Hell’ dei Mötotrhead in apertura ai Guns’n’Roses davanti a 110.000 persone o più semplicemente ricevere telefonate notturne nel quale, con tono scherzoso, mi si mandava a quel paese!!! Non male, direi… soprattutto per uno pseudo cantante di periferia che coi Mötorhead c’e’ cresciuto.
D: Quanti e quali lavori al vostro attivo e dove è possibile trovarli?
R: Oltre a questi progetti più noti, ho anche un altro progetto chiamato Goddog, in cui suono la chitarra e con cui facciamo Black Metal. Quindi in totale, ho due full lenght (‘Amygdala’ - Unredeemed / ‘Not Everybody Likes Us’ - Nitro Junkies), un EP (‘Algor Mortis’ - Goddog) e due demo (‘Welcome To The X’ - X-Side / ‘Drunken Cowboys’ - Drunken Cowboys). I due full lenght si trovano su tutte le maggiori piattaforme digitali, al netto degli accordi commerciali (che variano in base alla durata dei contratti). I lavori minori o più vecchi, credo si trovino col famoso ‘passamano’!
D: Progetti futuri, magari un tour dove è possibile vedervi e sentirvi?
R: Progetti futuri per ora non ce ne sono, poiché tutti i miei progetti ‘storici’ sono fermi per motivazioni differenti. Personalmente ho in cantiere diverse situazioni con cui dovrei fare qualcosa… Un progetto solista (purtroppo ancora allo stato embrionale) che coinvolge un sacco di musicisti nazionali ed internazionali chiamato ‘GMG’s Asylum’ ed un progetto decisamente più grande chiamato C-187. Questo in realtà è il progetto di Patrizio Mameli, leader degli storici Pestilence, band olandese pioniera del Death Metal mondiale. Sono stato chiamato in questa situazione un pò di tempo fa ed ancora non ho potuto fare niente poichè essendo i Pestilence tornati a pieno regime tra tour mondiali e dischi in studio, ovviamente hanno la precedenza su tutti gli altri progetti del loro Mastermind. Non demordo e spero che anche questo progetto, che ha già all’attivo un album con un altro cantante, possa vedere la luce quanto prima.
D: Giovanni quali sono i tuoi punti di riferimento, musicalmente parlando, i cantanti che imitavi fin da bambino davanti allo specchio?
R: I miei punti di riferimento sono svariati ed eterogenei. Diciamo che la mia più grande influenza a livello musicale sono sicuramente i Pantera, band immensa e ahimè prematuramente scomparsa. I Pantera sono per me un punto di riferimento insostituibile, dal punto di vista musicale e prettamente canoro. Philip Anselmo è il cantante estremo al quale mi ispiro, non tanto come modo di cantare quanto ad attitudine. Per me, lui, È il frontman. Come cantanti (in ambito metal) mi piacciono tantissimo Chuck Billy dei Testament, Speed Strid dei Soilwork, Jonathan Davis dei Korn, Jamie Jasta degli Hatebreed, Jacob Bredhal degli Hatesphere e tanti altri. Parlando in generale invece, spazio molto : passo dal Country al Black Metal con molta facilità, passando per il mio amato Blues ed il mio amato Rock. Non disdegno neanche il funky ed il pop americano degli anni ’80 / ’90, ma in misura minore. Le mie bands preferite, Pantera a parte, sono Metallica, Mötorhead, Slayer, Ozzy Osbourne / Black Sabbath, Exodus, Black Label Society, Lamb Of God, Ghost, i nostri DeathSS, Strana Officina, Extrema…ma adoro David Allan Coe, Hank Williams JR, Hank Williams III, Waylon Jennings, Willie Nelson, Michael Jackson, Tina Turner, Otis Redding, Buddy Guy, BB King, Stevie Ray Vaughan, Jimi Hendrix, Aretha Franklin, ZZ Top e veramente tantissimi altri. Sono sempre stato un metallaro ‘cattivo’ ma in vecchiaia mi sono aperto totalmente a tutto ciò che mi emoziona. Perchè la musica deve emozionare, tutto qui.
D: Livorno è da sempre una città musicale con centinaia e centinaia di musicisti spesso poco valorizzati; cosa manca secondo te per dare a molti lo spazio che meriterebbero in città?
R: Caro Massimo, per questa domanda ci vorrebbero miliardi di parole! Mi limiterò a dire che Livorno è sempre stata una città super attiva sotto questo punto di vista. Ancora oggi ci sono band storiche o meno, famose o meno, che davvero meriterebbero altri palcoscenici. Niente contro Livorno, anzi… Sono molto affezionato alla mia città, però credo che non sappia valorizzare i suoi figli, almeno in campo musicale. Non so se sia un problema politico, logistico, imprenditoriale o semplicemente di cultura musicale (oggi ci sono sempre meno Rockers ed i giovani chiedono la trap… sigh!) ma purtroppo è la realtà dei fatti. Oggi trovano spazio, a Livorno, realtà diverse come le coverbands che fanno i successi dance anni 90 oppure artisti di generi come la già citata trap, appunto. In entrambi i casi si parla di persone competenti e preparate, ma io ricordo la fine degli anni ’90 e l’inizio degli anni 2000 in cui davvero c’era un movimento in piena forza. Oggi purtroppo non è più cosi. Non ci sono più neanche i locali dove poter ascoltare queste bands. È davvero un peccato, perché se penso ai nomi livornesi nel Rock o nel Metal, davvero non trovo eguali in Italia. Credo che di base sia un problema di business: il Rock/Metal attraggono sempre meno e quindi, creando meno volume d’affari per i locali, non sono appetiti come un tempo.
D: Giovanni, tutti noi abbiamo visto sfrecciare un treno sul quale non siamo saliti e il rimpianto spesso ci tormenta...dove andava il tuo treno?
R: Gran bella domanda. Devo dirti con sincerità che non ho rimpianti, nonostante possa sembrare presuntuoso. Ho visto passare due treni, neanche uno, che avrebbero potuto portarmi dove avrei voluto… in realtà sono sempre in attesa che arrivino, perché sul mio itinerario sono presenti ed attesi, ma vedendo la realtà dei fatti credo che non arriveranno mai. Spero di sbagliare, ma la sensazione è questa. Detto ciò, ti confermo che se finisse oggi, non sarei arrivato dove volevo ma ho fatto un viaggio veramente bello e soddisfacente. È un po’ come quando organizzi la vacanza dei sogni ma poi devi ripiegare su un’estate in città con gli amici : magari non vedrai ciò che sognavi, ma probabilmente starai talmente bene e ti divertirai cosi tanto che, alla fine, è stato meglio non partire. Mi piace pensare che ‘il nostro treno’ siamo noi e che la nostra felicità dipende, in gran parte, da noi stessi.
D: Chi è oggi Giovanni Matteo Gliozzo?
R: Altra bella domanda! Sei tremendo, Massimo! Oggi Giovanni Matteo Gliozzo è una persona che sogna un po’ meno ma che continua a guardare le stelle. Diciamo che oggi è più razionale del ragazzo che voleva spaccare il mondo a tutti i costi. Oggi sceglie le sue guerre e le combatte con i mezzi che ha a disposizione, conscio dei suoi limiti ma anche voglioso di superarli per poter arrivare al traguardo prefisso. Ha preso consapevolezza che per realizzare i sogni si deve prima svegliare e che non tutte le cose negative sono poi cosi negative. Mike Tyson, grande idolo di Giovanni, diceva sempre: ‘non tutti quelli contro cui combatti sono tuoi nemici e non tutti quelli che ti aiutano sono tuoi amici’. Credo che questa sia stata una grossa conquista anche per GMG. Una cosa però è certa: Giovanni Matteo Gliozzo potrà diventare la persona più seria del mondo (difficile) ma sicuramente non smetterà mai di essere ciò che per natura è. Un Rocker.