Livorno in musica ieri e oggi: intervista al cantante Gian Filippo Gerbi

  • Pubblicato: Sabato, 15 Giugno 2019 11:32
  • Scritto da Massimo Volpi

D: Gian Filippo Gerbi, cantante da sempre immagino...
R: Certo! Ero bambino e mia madre all’età di 8/9 anni mi portò a fare delle lezioni di chitarra acustica, ma alla fine del primo anno decisi di non proseguire, probabilmente era sempre presto. Mi piaceva comunque molto la musica e con le prime “paghette” cominciai presto a comprare LP ogni volta che ne avevo l’occasione. Mi regalarono il primo vinile che ero sempre alle elementari, ricordo benissimo, erano gli Europe (Superstitious), da quel disco capii che forse mi piaceva cantare. Posso affermare che questo LP lo consumai nel vero senso della parola. Cantavo ogni giorno, appena potevo accendevo il vecchio impianto dei miei, volume a manetta, testi davanti agli occhi e via come se non ci fosse un domani, iniziavo e finivo l’intero disco, lato A e lato B ogni volta. Poi crescendo conobbi amici con i quali decidemmo di formare il nostro primo gruppo, gli Imagina. Eravamo proprio alle prime armi e suonavamo nel garage di mio padre, il pomeriggio, quando non c’era l’auto parcheggiata dentro. Col tempo incidemmo il nostro primo Demo, al Tube Screamer dei fratelli Brilli, ed entrammo a far parte di quella che una volta era l’A.NA.GRU.M.BA., una associazione di musicisti gestita da un grande amico col quale mi sento ancora adesso, Riccardo Gioli, lui ci fece partecipare al primo Premio Ciampi, quando ancora non era quello che poi è divenuto. Cantavamo in italiano e facevamo solo pezzi inediti, influenzati un po’ dalle sonorità Hard Rock di quei tempi, poi col tempo ognuno prese strade differenti e fece progetti differenti, per me arrivò il momento di cercarmi un nuovo gruppo. Siamo al 1994/1995, avevo preso un po' più dimestichezza con la mia passione ed ero riuscito a farmi un bel po' più di cultura musicale, i miei gusti comunque spaziavano molto, sono stato influenzato da molte correnti musicali dall' Hard Rock '70 all' Alternative Rock al Grunge. Parliamo praticamente di tutto, Led Zeppelin, Jimi Hendrix, The Who, per poi passare ai Guns ‘n Roses, Motley Crue, Skid Row, Poison, Ozzy Osbourne, Metallica, all' Alternative Rock, unica band su tutte i Jane's Addiction fino all'arrivo di quella che fu ritenuta la decadenza musicale del rock degli anni 90/00, il Grunge con i suoi Nirvana, Soundgarden, Pearl Jam... etc... Col tempo ho capito invece che è stata una evoluzione necessaria solida matura e naturale.
D: Nel lontano 1995 entri a far parte dei Wicked Desire, ottima band appassionata di hard rock americano...
R: Beh… sì… sai, i telefoni cellulari non esistevano ancora e un giorno, in una sala prove, chiamata Parsifal, se non ricordo male, trovai un annuncio col numero di telefono fisso di quello che adesso è ancora uno dei miei più grandi amici, Riccardo Bolognini, il batterista , il caposaldo, l'unico membro del gruppo che negli anni non è mai cambiato, semplicemente lui è i Wicked Desire. Chiamai al fisso, rispose Riccardo, fissammo il giorno, quindi, andai a fare questo provino. Avevo una cassa combo Montarbo compratami da mio padre dopo insistenti richieste, la caricai sopra il mio motorino Ciao Piaggio, arrivai alle prove, cantai un paio di pezzi, forse Skid Row e Bon Jovi, arrangiati di voce alla mia maniera, anche perchè altrimenti non li avrei mai potuti cantare, e detto fatto, ero a bordo di una band che in quel periodo a livello di prestazioni era paragonabile ad una Lamborghini. Mi divertivo da morire, con loro era tutto facile, la band era formata da musicisti che sapevano suonare bene, molto bene, insieme, veramente, i pezzi aumentavano ad ogni prova, ognuno ci metteva del suo per migliorare ogni piccolo particolare e tutto andava nella direzione giusta, anche i sogni…
D: Nel 1996 siete stati giudicati dalla rivista Metal Shock “migliore band del mese”, prendete parte al 1° Rock Festival di Rovereto e infine siete stati invitati da Red Ronnie nel suo programma televisivo Help... una bella soddisfazione...
R: A metà degli anni novanta, oltre a non essere stati inventati ancora i telefoni cellulari non c'era neanche internet, per cui ogni demo veniva spedito a mezzo posta e recensito su riviste cartacee, la rivista che ci aggiornava sulle novità dei nostri gruppi preferiti e che recensiva le demo dei gruppi emergenti era Metal Shock. Un giorno, nel tardo pomeriggio incontrai un amico in centro a Livorno e mi disse: “ Pippo, bravi! Ho letto Metal shock, complimenti.” Io non sapevo neanche che avessero mandato la demo alla rivista, quindi andai a comunicarlo anche agli altri, e andammo a comprarne subito una copia, ed effettivamente la recensione dei Wicked Desire era come Top Demo, ovvero il migliore demo del mese in corso. Cominciammo a ricevere contatti per fare delle serate in giro e per incidere in maniera migliore i nostri brani. Non era tutto come si vede nei film, infatti alla fine dischi non ne abbiamo fatti, ma abbiamo suonato in giro e siamo diventati sempre più amici, questo conta. Ma le cose belle durano pochissimo, ritorniamo con i piedi per terra praticamente subito dopo la stagione estiva dove suonammo molto e suonammo fuori, festival, locali fuori città, fuori regione, ci divertimmo molto ed avevamo amici che venivano sempre in giro con noi a vederci ovunque suonassimo, era bello. Successivamente uno dei due chitarrista andò via dal gruppo, poi anche io lasciai, fui sostituito, ed ironia della sorte… il gruppo vinse un concorso per partecipare alla trasmissione in TV su Videomusic al programma Help di Red Ronnie. Soffrii perché non c’ero, ma fui fiero di loro. In seguito anche l'altro chitarrista storico lasciò per motivi di lavoro, a quel punto tutto incominciò a cambiare.
D: A un certo punto, dopo che la band aveva cambiato la propria linea, scegliendo di cantare in italiano con testi propri, esci dalla band... che è successo?
R: Diciamo che non è proprio così. Durante gli anni con i Wicked Desire c'è stata molta alternanza di musicisti, compresi i cantanti. Per vari motivi mi sono allontanato dal gruppo più di una volta, ed ogni volta, a parte Riccardo, sono cambiati praticamente tutti i musicisti, ti sto parlando di un'epoca che va dal 1995 a circa il 2016... più di 20 anni! Nei periodi in cui non cantavo con i WD continuavo a cantare con altre band, arricchendo il mio bagaglio di esperienze. Ho cantato con band locali come gli Endhyana, e grazie al chitarrista dell'epoca aprimmo una serata del tour italiano della band norvegese Gluecifer, bellissima soddisfazione. Pensai che se avessi voluto provare a fare qualcosa in Italia avrei dovuto dirigere la mia band nella produzione di rock in lingua madre, non facile purtroppo, ma necessario alla sopravvivenza di una situazione musicale. Dopo qualche anno rientrai nuovamente nei WD e chiesi di poter fare la stessa scelta anche con loro, acconsentirono, fu una specie di anno zero, ripartimmo all'unisono con un nuovo progetto con testi in italiano che ci portò a suonare insieme in giro per un'altra bella manciata di anni, precisamente fino al 2016 forse 2017. Anche in questa situazione ci fu data una ulteriore opportunità, in Calabria fummo notati da un produttore toscano che ci invitò presso il suo studio, aveva una etichetta, il gioco era fatto! Passammo due giorni presso di loro re-incidendo un nostro brano, eravamo una bomba... ma alla fine per cause di forza maggiore, impegni familiari e quant'altro (eravamo grandi /”responsabili” ed alcuni già con figli) mollammo la situazione fin troppo impegnativa... poteva funzionare se avessimo avuto 10 anni in meno? Nel 2016/2017 lascio definitivamente i WD, non avevo più nessun messaggio da dare attraverso loro e potevo solo fermare la loro voglia di continuare.
D: E dopo i Wicked che hai fatto?
R: Non ho praticamente più avuto progetti, ho passato qualche mese in una cover band degli AC/DC ma è stata una storia brevissima, per adesso non ho trovato alternative giuste o altri modi di poter lanciare i mie i messaggi. Ho sostituito i miei vuoti di performance musicali in momenti di ascolto, perchè quando si è troppo presi dalla propria musica, spesso tralasciamo i dettagli, i momenti in cui prima di tutto dobbiamo ascoltare quella di altri, per prendere spunto, per continuare ad imparare, per non smettere mai di fermare le proprie emozioni, per confrontarsi.
D: Gian Filippo, quali sono i tuoi punti di riferimento, gli artisti che imitavi davanti allo specchio fin da ragazzino?
R: Beh... da ragazzino, il primo cantante che provai ad imitare fu Axl Rose, impossibile... dopo passai al mitico Perry Farrell, tuttora attivissimo con i suoi Jane's Addiction il suo mitico Loollapalooza ed i suoi side project, per poi arrivare al personaggio che ho imparato a conoscere più tardi dei precedenti, per il quale ho pianto dopo la sua scomparsa, che ha lasciato un vuoto incolmabile dentro di me, Chris Cornell, credo che quest'ultimo sia riuscito a toccare le corde più profonde della mia anima, un artista a 360°, musicista, cantante, cantautore... era tutto, quelli della nostra generazione potranno ritenersi fortunati nel poter raccontare di aver visto artisti di questo calibro.
D: Progetti futuri?
R: Al momento non ho nessun progetto e non ne cerco, anzi... ne scappo. Vivo la mia vita musicale da ascoltatore, sono rientrato in questo state of mind, dove ho più necessità di sentire cosa gli altri hanno da dire piuttosto che dire qualcosa io agli altri. Fino a poco tempo fa avrei voluto urlare le mie ragioni contro o a favore di un ideale, avrei voluto gridare uno stato d'animo di sofferenza piuttosto che di felicità per condividerlo con il pubblico, adesso voglio capire come si fa a percepire uno stato d'animo. Vorrei capire come si riconosce la verità in fondo alle parole di chi la canta, senza però trarne conclusioni affrettate.
Ho capito che crescendo tutti possiamo diventare musicisti, studiando, suonando, perfezionandoci, ma l'artista è un'altra cosa, l'artista oltre alla musica deve trasmetterci altre cose, sensazioni, stati d'animo, sofferenza, felicità anche solo con uno sguardo, un gesto o una parola.
Quello non si studia, o ce l'hai oppure no, se non lo hai... sei solo un musicista.
D: So che segui particolarmente la realtà musicale cittadina... soprattutto con la bella stagione in molti luoghi c'è la possibilità di esibizione per le nostre band... pensi che sia sufficiente o si potrebbe e dovrebbe fare di più?
R: Livorno fortunatamente è madre di un'infinità di situazioni musicali, lo è sempre stata e speriamo che rimanga così. Abbiamo locali in inverno ed in estate colmi di musica dal vivo, diciamo che c'è l'imbarazzo della scelta. Forse potrebbero e dovrebbero esprimersi un po' di più gli emergenti, a volte girando si sentono sempre le stesse cose, gli stessi gruppi e la stessa musica, ma questo è dettato dal mercato, non certo dai musicisti.
Ci vorrebbe forse più coraggio da parte dei locali dove si fa musica da vivo, quelli conosciuti, nell'investire sulle nuove generazioni, un po' come in altri settori, non dico niente di nuovo... ma nessuno lo fa e tutti si lamentano di questa carenza.
D: Gian Filippo, un rimpianto per una occasione perduta che avrebbe potuto cambiare la tua vita (sempre musicalmente parlando)?
R: Direi nessuna, tutto il poco che sono riuscito a fare è comunque il massimo per quello che avrei potuto fare, questa intervista per me è già una soddisfazione, e per questo ti ringrazio.
D: Chi è oggi Gian Filippo Gerbi?
R: Oggi io sono lo stesso del 1995/96, soltanto con 2 figli ed una moglie in più… per il resto e per fortuna cerco di essere sempre lo stesso nei limiti del possibile e del rispetto.
Guardo i miei figli e spero che magari il 50% dei miei eredi possa avere la possibilità e la passione di dedicarsi alla musica, io la accompagnerò per sempre in questo cammino.

 

Wicked Desire

  

 

 

 

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