Livorno in musica ieri e oggi: intervista al pianista Gabriele Piva

  • Pubblicato: Sabato, 20 Luglio 2019 12:32
  • Scritto da Massimo Volpi

D: Gabriele Piva e il pianoforte, un matrimonio indissolubile…
R: Per prima cosa vorrei ringraziare 57100livorno.it per questo spazio. Sul matrimonio indissolubile direi di sì, l’interesse e l’amore per questo strumento è nato quando ero bimbo. Durante le elementari spesso mi recavo a casa di una compagna di classe (Greta Merli) dove giocavamo e facevamo la lezione, mentre il fratello Gabriele studiava pianoforte classico, quindi ascoltavo questa musica magica che si diffondeva in tutta la casa. Anche nel palazzo in cui abitavo negli stessi anni un signore al piano di sotto sentivo che si divertiva a suonare il pianoforte e cantare, così mi sono reso conto delle svariate possibilità che questo strumento offriva. Queste due persone furono infatti i primissimi a cui chiesi indicazioni per suonare: il secondo mi prestò dei fascicoli dove imparai da solo a leggere le note nelle due chiavi e la corrispondenza sulla tastiera, le figure ritmiche ed in generale i primi rudimenti, e Gabriele Merli divenne il mio primo maestro, con cui studiai per circa 4 anni.
D: Hai frequentato e ti sei diplomato all'Istituto cittadino Pietro Mascagni... il coronamento di un sogno immagino.
R: Una serie di circostanze mi hanno portato ad abbandonare lo studio del pianoforte per dieci anni. Durante la mia permanenza a Carrara, dove ho frequentato l’Accademia di Belle Arti, un lunedì mattina prima di partire da Livorno presi i miei vecchi libri di pianoforte e ricominciai: non mi era andata giù il di aver abbandonato gli studi e quindi volevo rimediare in qualche modo. La ripresa è stata molto faticosa, ho praticamente iniziato da capo di nuovo. Il mio percorso è stato comunque fortunato, forse anche per la mentalità più adulta che mi ha portato a sostenere gli esami di compimento inferiore e solfeggio per poi passare al triennio accademico di pianoforte con il M° Ilio Barontini prima e M° Sergio De Simone poi, con cui mi sono diplomato. Nel frattempo ho avuto l’onore di poter lavorare anche con altri grandi insegnanti dell’Istituto Mascagni, M° Daniel Rivera e M° Monica Cecchi, ed ho frequentato masterclass molto belle con M° Jin Ju, M° Michelangelo Carbonara. Adesso sto frequentando il biennio con il M° Maurizio Baglini. In questi anni al Mascagni ho potuto affrontare e sto tuttora affrontando programmi molto stimolanti.
D: Adesso sei il leader dei Liars Queen Tribute Band, cover band dei Queen... genere musicale diverso dal classico... metamorfosi totale o proseguimento di un discorso?
R: Era il 1992 quando mio fratello Federico mi fece ascoltare una canzone dei Queen, me ne innamorai subito in maniera perduta: subito s’innescò una curiosità nei confronti di questa band che mi portava ad avere un’irresistibile bisogno di ascoltare più canzoni possibile. Avevo 9 anni e mi ritrovai ad esplorare questo mondo musicale così vasto che spaziava nei vari generi (dall’hard rock ai brani elettronici, dal blues alle sperimentazioni vocali) per me con grande genialità. Quando entrai in contatto con le videocassette dei loro live, impazzii completamente e si radicò in me il sogno di suonare quelle canzoni. Certamente sono due mondi opposti che richiedono due approcci differenti nel momento della condivisione. La preparazione delle canzoni in sala prove è molto divertente: noi suoniamo con la stessa formazione dei Queen quindi siamo costretti ad esempio a riadattare i cori tratti dai dischi (che spesso venivano registrati con grandi ed imponenti sovraincisioni) per sole quattro voci, quindi è un lavoro che ci costringe a provare varie soluzioni prima di individuare quella che sembra essere la migliore.
D: Prima dei LQTB in quali gruppi hai militato?
R: Ho avuto una band metal, i Thisgust, dove cantavo e suonavo la chitarra: scrivevamo canzoni nostre, ci trovavamo in sala prove 3 volte a settimana dove suonavamo 3 ore ogni volta sia per consolidare quello che avevamo scritto ma anche per buttare giù nuovi brani. Con i Thisgust abbiamo pubblicato un EP ononimo ed un album “Burning in water, drowning in flames” che ho riascoltato di recente dopo molti anni con grande piacere di scoprire che accanto ad alcuni passi un po’ tirati via c’erano tantissime soluzioni di grande intelligenza musicale: ad esempio i riff della chitarra erano in continua evoluzione, c’erano varianti tra una strofa e l’altra, così come nella scelta delle ritmiche. Una delle cose che più ho apprezzato era la mescolanza dei vari elementi strutturali delle canzoni. Ho scoperto che dietro una mentalità molto “alla leggera” c’era un buon livello compositivo.
D: Maestro Gabriele Piva, insegni pianoforte all’Accademia Musicale di Peccioli, insegnare ai giovani è una delle cose più belle e nello stesso tempo faticose che esistono... come riesci a coinvolgerli ad abbracciare totalmente lo strumento?
R: Devo dire che sono entrato in contatto con un ambiente molto sensibile alla musica: gli allievi che ho si impegnano molto e studiano con grande entusiasmo. Insegnare è molto bello perché ogni allievo è un mondo a sé che mi costringe a non adottare soluzioni preconfezionate, ma a calibrare ogni volta il lavoro in base alla sensibilità di ognuno. Cerco di basare l’insegnamento sul trasmettere l’esigenza di non trasformare un concerto o un saggio in una manifestazione di bravura tecnica ma di una manifestazione delle proprie emozioni, a prescindere dalla nota sbucciata o da qualche inconveniente: l’umiltà è uno dei valori cardini che cerco di diffondere.
Durante la preparazione dei brani mi soffermo molto sul dare significato a ciò che si sta suonando per fare in modo che negli allievi questo aspetto diventi più immediato possibile.
D: Musica classica e Queen... due platee differenti, differenti situazioni, differente pubblico, è stimolante questo presentarsi a seconda delle necessità in un certo modo... mai fatta confusione?
R: Pur non essendo un concertista classico posso dire che sono inevitabilmente due mondi opposti che in maniera differente mi danno emozioni molto forti. Non credo che sia semplice fare confusione tra le due situazioni: potrebbe succedere secondo me a livello di mentalità, cioè contaminando uno dei due mondi con un approccio proprio dell’altro, ma si verrebbe a creare un fenomeno da baraccone: non mi permetterei mai di andare a suonare ad esempio una Sonata di Beethoven con lo smalto nero alle dita o in canottiera, lo troverei irrispettoso.
D: Gabriele quali sono i tuoi punti di riferimento, oltre agli “scontati” Queen?
R: Ci sono stati diversi punti di riferimento, anche in base al periodo musicale che ho vissuto: quando suonavo metal senza dubbio il mio punto di riferimento erano i Pantera, Metallica, Machine Head. Poi per un buon periodo lo sono stati i Nine Inch Nails, credo che il concerto della band di Trent Reznor sia stato un punto di volta nella mia vita musicale e questo mi abbia in qualche modo indotto a riprendere lo studio del pianoforte. I compositori che ho avuto l’onore di studiare sono tutti punti di riferimento, per svariati motivi: una cosa che mi fa impazzire è la tecnica compositiva di Brahms e la sua abilità di portare in una direzione di grande espressività il rigore del contrappunto di Bach. La quinta variazione dell’Op. 21 n.1 è un esempio che ho toccato con mano e che mi ha entusiasmato.
D: Insegni in una scuola Musicale... pensi che si stia facendo tutto il possibile per avvicinare i giovani alla musica, indipendentemente dal genere amato e seguito?
R: Più che avvicinare i giovani alla musica secondo me sarebbe opportuno far ri-scoprire il valore del lavoro e della costruzione a lungo termine: oggi c’è un tutorial per qualsiasi cosa, una soluzione rapida a tutto che però mi appare come una falsità, non si impara veramente, si risolve un problema in pochi minuti senza domandarsi da dove quelle spiegazioni nascano.
D: Progetti futuri?
R: Ho due figli, Ottavia di 5 anni e Andrea di 4 mesi, al momento sono al completo a livello di progetti, quindi non posso nell’immediato inserirne di nuovi. Tuttavia un desiderio che ho è quello di scrivere e suonarmi un disco, chissà che un giorno non trovi la maniera di farlo: non posso comunque prevedere quando questo accadrà, so che se un giorno arriverà l’ispirazione sarà difficile sottrarsene. Di sicuro, in termini di priorità, voglio portare a termine il biennio di pianoforte, ho già stabilito il programma di laurea con il mio maestro Baglini, interamente incentrato su R. Schumann.
Un progetto/sogno che ho in mente e che proverò in qualsiasi modo a realizzare è quello di suonare con un’orchestra.
D: Ognuno di noi ha un rimpianto che si “porta dietro” da sempre, un treno mai preso che avrebbe potuto cambiare la nostra vita... dove andava il tuo?
R: Questo è stato un argomento che mi ha assalito per molto tempo: l’interruzione degli studi per 10 anni avvenuta in un momento chiave, che era la preparazione dell’esame del quinto anno, credo che abbia condizionato non poco la mia vita; per un periodo abbastanza lungo non mi perdonavo una serie di scelte forse non totalmente azzeccate, ma ad un certo punto però sono riuscito ad accettare il mio passato semplicemente pensando alla grande fortuna di aver avuto a che fare con gli insegnanti e maestri che ho citato in precedenza, ma anche con le persone che ho incontrato in questi anni. Per esempio a Carrara ho incontrato persone importanti, così come nel mio attuale lavoro: è impossibile per me rinnegare queste persone in nome di un treno che ho perso.
D: Chi è oggi Gabriele Piva?
R: Il mio principale lavoro è quello di tecnico informatico presso la CGIL di Livorno con ancora il desiderio e sogno di vivere di musica. Ogni mattina mi alzo alle 6.30 per studiare un’ora sul pianoforte digitale, con questo metodo ho messo in piedi programmi molto stimolanti (Grieg, Bach, Prokofiev, Brahms, Beethoven). Lo faccio con grande passione, voglia di migliorarmi e di esplorare più letteratura possibile: non potrei vivere senza musica a prescindere da dove essa mi porti. L’importante è rimanere su questa strada senza perdere l’umiltà, la passione e la curiosità che ho sempre avuto e messo nella musica.

 

  

 

 

 

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