Livorno in musica ieri e oggi: intervista al chitarrista Alex Gefferson

  • Pubblicato: Sabato, 03 Agosto 2019 10:13
  • Scritto da Massimo Volpi

D: Alessio Accardo, conosciuto nel mondo della musica come Alex Gefferson... partiamo da questo alias... come si arriva da Alessio a Alex?
R: Il nome Gefferson è nato circa una ventina d'anni fa durante una giornata di lavoro mentre stavo sistemando dei barattoli d'inchiostro per serigrafia insieme ad un collega che mi istruiva sulle differenze e come riconoscerli in base a cosa dovevi stampare. Successe che me ne capitò uno anonimo con la sola sigla “H-G"… ed essendo appassionato di moto stile Harley Davidson (sigla H-D) mi venne spontane...” ma cos'è HG?… Harley Gefferson!”. Olé… dopo cinque giorni la mia moto (una Yamaha) diventò una Harley Gefferson con tanto di scritte adesive mod. “HG 535 stoned” ed io mi impossessai del cognome Gefferson, il nome Alex fu un attimo e lo pseudonimo era pronto. Lo utilizzai definitivamente solo anni dopo.
D: Innamorato della chitarra da sempre ovviamente... come nasce questo amore?
R: La chitarra era lo strumento “predestinato”, fin da piccolo ce n'erano in giro per casa sia acustiche che elettriche, mio padre suonava in un complesso rythm & blues negli anni 60, aveva amici che suonavano e a cui piaceva la musica ed un suo storico amico è stato addirittura il “mio” bassista per qualche anno. Il vero incontro però l'ho avuto tardi e per caso nonostante i miliardi di tentativi di avvicinamento a qualsiasi strumento a partire dall'infanzia dove venivo nutrito a standard R’n’R, rythm & blues e quello che ascoltavano a casa mia e che comunque girava negli anni 60/70. Ascoltavamo musica ovunque sia in casa che durante ogni breve o lungo spostamento in macchina, altro tentativo più fisico era l'acquisto di chitarrine, tastierine e mini batterie, puntualmente snobbate o distrutte… resta il fatto che una volta piantato il seme presto o tardi qualcosa ne esce. Così successe che un giorno, avevo 14 anni, mi venne in mente di provare, così a caso, imparando tutte le posizioni degli accordi maggiori e minori. Successivamente la malattia degenerò e più andavo avanti e più mi rendevo conto che ascoltavo tutto in maniera diversa, a quel punto era andata.
D: Fai parte del trio B-Folks, ottimi musicisti, ottimo vocal... soddisfatti?
R: Soddisfattissimo! Direi ripartiti col piede giusto dopo in bel po' di pausa. I B-Folks ora sono un trio o almeno queste ultime uscite sono state e saranno così, ma questo gruppo ha sempre avuto la prerogativa di avere line up diverse sia come numero di elementi sia come musicisti, da un minimo di 2 (a volte anche 1) a salire senza limiti di età sesso e provenienza. Hanno militato nei B-Folks almeno una volta Andy Paoli, Gionata Ciccolini, Filippo “pippo" Papucci, Doda Mariotti ora bassista dei Lupe Velez, Steve Sperguenzie ed altri che al momento non mi vengono (scusate), tranne al creatore del nome nonché batterista originale e unico dei B-Folks, Mirco Pacini. Marco Mencucci, l'attuale chitarrista è un musicista stupendo ed è un piacere suonarci insieme, tecnicamente preparato con gusto e conoscenza musicale. Stefano Ilari come cantante non ha bisogno di nessun genere di presentazione, un mito… un personaggio che conosce la musica e che la sa scrivere ed interpretare e con cui ho l'onore di collaborare da più di 10 anni.
D: Prima dei B-Folks in quali gruppi hai militato?
R: Il primissimo gruppo si chiamava “Costa Ovest" (forse perché Livorno è appunto sulla costa ad ovest): facevamo cover varie e sempre comunque anni 60/70… altra band delle prime armi si chiamava “The black cat bones", cover band di classici R'n'R e blues molto divertente.
Successivamente con Steve Sperguenzie sia come cover band Stones “S.S. & The go-go shuffle" sia come “S.S. & the Lysergic Ants" garage beat e psichedelia. Finita la parte Lysergic ants suonavo in una cover band garage rock chiamata “Funhouse” e li incontrai Stefano Ilari quando venne a sostituire l'ex cantante che lasciò. I Funhouse durarono qualche anno e dopo una breve separazione entrai a far parte degli Stella Maris Music Conspiracy, esperienza hardcore. Finito o apparentemente finito con gli SMMC attualmente sono in forze nei LUPE VELEZ che tra l'altro è un’ottima progetto con una grande band... in mezzo a tutto questo da un certo punto in poi ci sono sempre stati i B-Folks ad allietare le varie situazioni ed alleggerire le tensioni.
D: Alessio quali sono i tuoi chitarristi di riferimento, coloro dai quali hai cercato di carpire i segreti?
R: Direi che fra tutti troneggia incontrastato Keith Richards. Oltre al modo stesso che ha di suonare e di scrivere mi piace sentire quanto le chitarre nel pezzo cercano un legame, un intreccio, quando fatichi a distinguerle. Direi che questo il buon Keith lo ha sempre fatto con qualsiasi partner abbia suonato con lui negli Stones (Wood, Jones, Taylor, li ho messi in ordine di preferenza personale). Anche nei Lupe Velez ci tengo molto a provare a ricreare quel tipo di effetto e con Iride Volpi l'altra chitarrista (ma lo sapete già) stiamo lavorando bene, ci divertiamo, riff interventi, assoli non lunghissimi e non alla velocità del suono, mi piace di più il groove di alcuni chitarristi diciamo prettamente ritmici.
D: Progetti futuri, magari altri concerti dove possiamo ascoltarvi?
R: Nel mese di agosto suoneremo come Lupe Velez il 18 a Lari alla Festa rossa e il 29 (credo) come B-Folks a Livorno al mercato del pesce… per ora questo.
D: Livorno e la musica: sempre più difficile trovare luoghi dove esibirsi; di norma la domanda è: “Sì, vieni a suonare... ma quanta gente mi porti?” Cosa pensi sarebbe opportuno fare per coinvolgere le numerosissime band che esistono in città?
R: Bella la domanda “vieni ma quanta gente porti?”, mi sa un po' come andare in pizzeria portandosi dietro l'impasto. A Livorno ci sono tante band che propongono musica, per potergli dare spazio ci vorrebbero delle situazioni adatte e probabilmente in città ce ne potrebbe essere di più, fortunatamente esistono alcune realtà che ci provano a far funzionare la musica e coinvolgente le band nonostante le noie di autorizzazioni, permessi, divieti e chi più ne ha, per gestire ed organizzare eventi. Vedo che le band sono sempre coinvolte dove ci sono spazi dedicati alla musica perché sono punti d'incontro dove parlano tutti la solita lingua ed hanno la solita passione…
D: Sono 50 anni che qualche “solone” afferma che il rock è morto... eppure vi ho visto la scorsa settimana dal vivo con canzoni “immortali”. Il pubblico era coinvolto e appassionato... che ne pensi?
R: Fortunatamente non sono pochi quelli a cui piace ascoltare quello che proponiamo con i B-Folks, alcuni sono seguaci storici altri sono stati catturati strada facendo e ci vogliono bene, comunque credo che quando la canzone è bella è bella è basta, resiste al tempo; poi uno può preferire un pezzo o un artista piuttosto di un altro ma non si possono negare i capolavori. In realtà queste canzoni sono immortali proprio perché riescono a catturare anche le nuove generazioni (ora tutti tutti no) e continuano a tramandarsi nel tempo, io con i miei figli ci sto provando con risultati abbastanza positivi... vedremo se almeno uno suonerà uno strumento.
D: Tutti abbiamo un rimpianto grossissimo, quale il tuo, sempre musicalmente parlando?
R: Unico rimpianto è stato farmi rubare la mia prima chitarra una Gibson Les Paul standard che per le circostanze in cui la comprai ed il momento, aveva un valore affettivo molto superiore a quello economico… comunque oltre a quella ci svuotarono mezzo furgone... purtroppo non soffrii solo… e vabbè.
D: Chi è oggi Alessio Accardo alias Alex Gefferson?
R: Oggi sono un “ragazzo" di 42 anni che lavora, con moglie e due figli che adoro e che prova a dividersi fra la famiglia e la musica, una passione che mi accompagna da sempre.

  

 

 

 

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