Livorno in musica ieri e oggi: intervista al bassista Matteo Niccolini

D: Matteo Niccolini, bassista. Chitarrista pentito o bassista convinto?
R: Assolutamente bassista convinto al 100%! Suono con piacere anche la chitarra, ma il primo amore sono senza dubbio le 4 corde… non riesco neanche ad immaginarmi a suonare su un palco senza il mio fidato basso.
D: Fai parte del gruppo Manifesto… ottima band, ottimi musicisti… come nasce questo progetto?
R: Il progetto nasce ormai nel lontano 2007 da me e dal chitarrista/cantante (e soprattutto amico) Alberto Romito. Avevamo 14 anni e decidemmo di mettere su una band quando eravamo compagni di banco alle scuole medie. Da lì in poi non ci siamo più fermati, cambiando musicisti, generi e modo di suonare anche grazie all'incontro del nostro attuale (e speriamo ultimo) batterista: il mitico Pietro Bertucci.
D: Il vostro sound si può identificare come pop rock, con la peculiarità di essere cantato in italiano e soprattutto con un repertorio originale e, cosa rara, con tutti pezzi vostri…
R: Sì Massimo, non nego che proponiamo molte cover quando suoniamo, ma il nostro obiettivo principale è quello di proporre pezzi propri rigorosamente in italiano. Il progetto ha preso questa direzione e ne siamo molto orgogliosi.
D: Molti palcoscenici livornesi vi hanno visto protagonisti con la perla di aver vinto nel 2010 il concorso “Navyas” in Fortezza Vecchia… soddisfatti?
R: Il primo premio al concorso "Navyas" in Fortezza Vecchia è rimasto assolutamente uno dei ricordi più belli della nostra carriera musicale. Avevamo 15 anni più o meno e fu proprio una gioia quando il grande Roberto Napoli ci chiamò a ritirare il premio.
D: Prima del Manifesto hai suonato in altri gruppi?
R: Ho suonato in diversi gruppi nel corso di questi anni, ma sempre in parallelo con i Manifesto che è il mio gruppo principale… non potrei mai far passare questa band in secondo piano. Sono la mia famiglia.
D: Progetti futuri? Concerti a breve?
R: Al momento ci stiamo organizzando per registrare il nostro primo album dopo tanto tempo, per proporre al meglio i nostri pezzi originali… speriamo in bene!
D: Paul McCartney, John Entwistle o chi altro? Quali i tuoi punti di riferimento?
R: Due grandi nomi e due grandi punti di riferimento, ma mi sento di rispondere che, come modo di suonare, preferisco Paul McCartney. Forse è il cuore che parla, ma secondo me ha veramente rivoluzionato il modo di suonare questo strumento. So di non dire niente di nuovo, ma pagherei oro per aver scritto almeno una linea di basso di Paul. Un esempio per tutti i musicisti.
D: Pensi che a Livorno, città dalle mille band, ci siano spazi sufficienti per i gruppi?
R: Questo, a parer mio, è un tasto un po' dolente per noi musicisti labronici, in quanto non ci sono molti spazi per suonare. Molti locali non prendono seriamente il lavoro che c'è dietro un progetto musicale, altri chiamano sempre i soliti nomi (seppur ottimi musicisti, sia chiaro) ed altri ancora ti chiamano solo "se porti gente". Non si investe più nel lavoro originale e non si dà più fiducia alle band che lavorano sulla propria musica nonostante le difficoltà.
D: Matteo, tutti noi abbiamo un rimpianto che a volte non ci fa dormire la notte… parlaci del tuo…
R: Forse avrei voluto investire più tempo e più studio nel mio strumento per poter fare della mia passione un lavoro… ma non è proprio un rimpianto, mi ritengo soddisfatto del percorso fatto e poi... "chi vince muore giovane, mentre le sconfitte ti tengono in vita".
D: Chi è oggi Matteo Niccolini?
R: Matteo Niccolini è oggi un ragazzo che vuole suonare per cercare di coprire con le note del proprio basso, i problemi che spesso ti fanno venir voglia di mollare tutti gli svaghi. W la musica, W i Manifesto.