Livorno in musica ieri e oggi: intervista al batterista Cristiano Cerretini

  • Pubblicato: Sabato, 30 Novembre 2019 10:45
  • Scritto da Massimo Volpi

D: Cristiano Cerretini, batterista... quando hai capito che il rullante era il tuo strumento?
R: Non in tenera età ma a circa 16 anni: ho iniziato a studiare rock e blues per poi orientarmi definitivamente verso il punk.
D: Ricordi il tuo primo gruppo?
R: Certo! Era il 1991 e con un gruppo di amici formammo i Pura Lana Vergine. Il nostro sound si rifaceva naturalmente al punk ma era più un punk melodico che arrabbiato.
D: E poi?
R: Due anni dopo il batterista dei Negative Pole lasciò il gruppo e mi fu offerto di sostituirlo; accettai di buon grado essendo l'esperienza con i Pura Lana Vergine giunta al termine. Qui il sound si fa più sporco, facevamo del vero punk rock.
D: Era facile a quei tempi proporre quel genere musicale, viste anche i fatti accaduti anni prima alla Casa della Cultura?
R: Non era facile per niente, i locali non volevano gruppi che facessero punk. Il primo che ci dette la possibilità di suonare fu il Centro Sociale Godzilla che in pratica diventò il nostro rifugio. Certo non eravamo degli “stinchi di santi”: pensa che al raduno Anarumba buttammo letteralmente giù uno striscione dell'ARCI perché ci rifiutavamo di suonare dietro qualsiasi etichetta politica.
D: Nel tempo, con la “maturità” i tuoi gusti sono cambiati?
R: Ascolto qualsiasi genere musicale ma nel cuore è rimasto quel punk rock della gioventù.
D: Quali i batteristi che più ti hanno fatto “battere il cuore”?
R: Colin Sears dei Fugazi e Chris Coleman anche se sopra tutti metto Charlie Watts dei Rolling Stones... l'essenza della musica dalla tecnica sopraffina. Charlie suona una batteria nobile... sta dietro, al buio, in fondo ma detta i tempi di tutta la band... grande, grandissimo!
D: A proposito di Charlie Watts... ha sempre detto che il “suo culo” di riferimento è quello di Mick Jagger perchè da più di 50 anni se lo vede dimenare davanti sul palco... qual è il tuo culo?
R: Quello di Simone Soldani, il cantante dei Negative Pole. Pensa che le chitarre facevano un discreto casino con il loro suono “forte” e io spesso nel suonare seguivo la sua voce.
D: Segui sempre la scena musicale livornese? Che ne pensi?
R: A Livorno, da sempre, ci sono tante band e tante idee ma non abbiamo mai avuto produttori e finanziatori coraggiosi che abbiano investito per far emergere i musicisti indigeni... bastava anche una piccola etichetta...
D: Cristiano, un rimorso, un rimpianto che ancora oggi ti “fa male”?
R: Con i Negative Pole incidemmo un disco che ci costò circa 10 milioni del tempo (1998); il disco era pronto, stampato, non aspettava altro di essere distribuito nei negozi... ma il gruppo si sciolse proprio in quel momento: il bassista per motivi personali non se la sentiva più di continuare. Era assurdo far uscire un disco che non potevamo promuovere con un tour... peccato.
D: Chi è oggi Cristiano Cerretini?
R: Un batterista che da tempo ha attaccato le bacchette al chiodo ma che è rimasto comunque legato alla musica anche grazie al lavoro di Fonico presso il Teatro Goldoni.

  

 

 

 

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