Livorno in musica ieri e oggi: intervista al chitarrista cantautore Alessandro Cheli

  • Pubblicato: Sabato, 04 Gennaio 2020 14:32
  • Scritto da Massimo Volpi

D: Alessandro Cheli, chitarrista cantautore, hai fatto studi classici o sei autodidatta?
R: Ho studiato musica e fisarmonica da adolescente, poi un giorno andai in un negozio di musica a Firenze e scambiai la fisarmonica con la chitarra, non feci un grande affare e mio padre si arrabbiò molto, ma il mio fu un atto di ribellione che, si sa, non comportano mai grandi "guadagni". Autodidatta totale sulla chitarra.
D: Sei conosciuto nell'ambito musicale come Cittàsenzamacchine e questa filosofia devo dire che mi calza a pennello: io infatti odio le macchine, e addirittura penso che la scoperta del motore a scoppio abbia coinciso con la degenerazione dell'umanità... te trasporti questo pensiero nei tuoi testi e nella tua musica rendendo il tutto unico...
R: In realtà ho soltanto due canzoni che affrontano direttamente il tema di cittàsenzamacchine. Ma prima e durante ogni mia esibizione parlo al pubblico spiegandone l'intento. In realtà nelle canzoni esprimo ciò che sento dentro di me, senza concentrare l'attenzione sui temi sociali.
D: Hai fatto parte anche di qualche gruppo o sei sempre salito sul palco da solo?
R: Sempre sul palco da solo, ma non rifiuto l'idea di suonare insieme ad altri.
D: Come dicevo prima i tuoi testi sono il tuo marchio di fabbrica… testi impegnati, mai banali, che affrontano tematiche sociali e ambientali... riesci molto bene a trasmettere sensazioni positive attraverso la canzone. Come nasce tutto questo?
R: La mia musica e le canzoni nascono senza l'intento di creare qualcosa, mi "vengono fuori" così come un'esigenza, sono sensazioni interiori che si trasformano, e altre volte sono le sensazioni che agiscono su di me come ispirazioni aprendo una porta interiore attraverso la quale mi è possibile entrare in un luogo dove trovo concetti e significati entusiasmanti e speciali che rispondono alle mie sensazioni del momento, mi riempio le tasche e poi (la porta resta aperta sempre per poco) una volta uscito svuoto le tasche e dispongo questi "tesori" trovati in questi mondi paralleli su un foglio di carta.
D: Il tuo genere, anche se è sempre brutto etichettare la musica, possiamo definirlo cantautorato impegnato... quali sono i tuoi punti di riferimento?
R: Questa è una domanda a cui mi è difficile rispondere, oserei rispondere nessuno, ma sicuramente la musica che mi accendeva negli anni dai 15 ai 25 anni di età è quella che mi ha lasciato il segno, e parlo quindi della musica che ha fatto da colonna sonora alle nostre vite dal '70 all'85 , lì c'era tutto. Non ascoltavo musica italiana e non mi piaceva molto a parte pochi brani dei più noti cantautori, nell'82 è nata mia figlia abitavo in campagna senza luce in casa e dovevo lavorare da mattina a sera, lì iniziai a scrivere le mie prime canzoni.
D: “Before Words” è il tuo unico lavoro o hai prodotto anche prima o dopo?
R: C'è il secondo disco sempre con la Roots Label R. di S. Dentone e Antonio Ghezzani che si intitola Starship Prisoners disponibile in Soundcloud e Spotify e un terzo in parte già registrato con Gulag Studio che sarà pronto in primavera.
D: Progetti futuri, qualche concerto magari in città dove possiamo sentirti, un nuovo lavoro?
R: Alla Bodeguita Scali Finocchietti la Domenica c'è un'Open Mic dove vado spesso per il resto ci sto un "prendendo le misure" con 'sta cosa dell'esibizione, sono uno che si fa un sacco di domande, e finché non trovo tutte le risposte non mi muovo, a volte può volerci una vita, ma sono soddisfatto di ciò che ho fatto e di ciò che sto facendo, mostrarlo infine è per me di secondaria importanza, se non per un motivo.
D: Il panorama musicale livornese è sempre stato prodigo di musicisti... te pensi che oggi tra i giovani certe tematiche da riproporre in musica siano non capite o assimilate e condivise... insomma, c'è ancora vita là fuori?
R: I giovani sono forti, ma non sanno in che direzione incanalare la loro forza. Certo c'è vita, e tanta, tanta musica e musicisti, ma una delle tante domande che mi pongo è: perchè lo fai?
D: Tutti noi conviviamo con rimorsi ci procurano rabbia, qual è, musicalmente parlando il tuo più grosso rimpianto?
R: Tutto quello che avrei potuto fare e che non ho fatto, ma che per mia fortuna è molto poco, perché nella mia vita ho magari realizzato qualcosa in un momento diverso da quello "storicamente" giusto, ma che ci posso fare, ho i miei tempi e son fatto così, e se perdo qualche treno, pazienza, quelli buoni comunque non passano mai troppo veloci.
D: Chi è oggi Alessandro Cheli alias Cittàsenzamacchine?
R: Uno per il quale la musica non è esibizione, se voglio esibizione vado al circo. La musica è condivisione, Cittàsenzamacchine è la spinta a condividere appunto queste mie canzoni, ma è la spinta per un motivo ben preciso. Cittàsenzamacchine è un passante che in mezzo ad un parco assiste ad uno stupro e punta il dito, mentre gli altri passano indifferenti. Ritaglio gli articoli di giornale di persone a piedi morte sull'asfalto e ne ho già molti, un giorno finirà ne sono certo, ma il mio intento è accellerare questo processo. 6000 persone ogni anno soltanto in Italia, persone a piedi indifese che non tornano a casa, muoiono sull'asfalto, se riesco anche di poco a rendere evidente tutto questo, magari ne salvo una due dieci cento. Questo sono io, uno che punta il dito su una cosa così evidente, ma che sembra non accadere. Tolgono i cadaveri dalla strada, un pò di cordoglio e poi via si riparte. Vorrei suonare davanti a migliaia di persone, soltanto per dire loro che non è giusto!

 

  

 

 

 

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