Livorno in musica ieri e oggi: intervista alla cantante Sabrina Ghiringhelli

  • Pubblicato: Sabato, 22 Febbraio 2020 15:38
  • Scritto da Massimo Volpi

D: Sabrina Ghiringhelli… voce particolarissima, accattivante... chi assiste ad un tuo concerto si catapulta indietro nel tempo...
R: Grazie per considerare la mia voce particolarissima ed accattivante, se devo essere sincera mi piace molto l’idea che chi ascolti abbia la sensazione di viaggiare indietro nel tempo negli anni Venti, perché è lo spirito con cui si è lavorato in questi anni sugli standard, quindi mantenendoli più fedeli alle sonorità di allora.
D: Ti ho ascoltata molte volte, anche “on the road” e spesso ti ho vista accompagnata a musicisti diversi... è una tua scelta o a seconda delle esigenze musicali?
R: Lavorare con musicisti diversi è sempre uno stimolo per crescere, uno scambio necessario che prevede un confronto artistico, un costante misurarsi con i propri limiti e con le proprie potenzialità. Poi se hai la fortuna di collaborare o suonare con musicisti di comprovata esperienza e bravura, una vera fortuna e io l’ho avuta: negli ultimi anni qui in Toscana con Luca Tozzi (chitarrista eccezionale con lunga esperienza in Inghilterra e Stati Uniti), Vladimiro Carboni, Andrea Garibaldi, Andrea Pellegrini fino ai più recenti Giorgio Taurasi, Carlo Cavallini, Diego Persi Paoli, Sergio Consani e un grazie speciale a Enrico Lucarelli e Marco del Giudice che sono stati il mio primo approccio all’ambiente musicale livornese. La lista delle collaborazioni è lunga, da mio percorso in Lombardia, all’Elba fino a oggi, quindi mi scuso se non ho citato tutti.

 

 


D: Mi piace molto quella atmosfera stile anni 20 che si respira ai tuoi show... da dove viene questa scelta?
R: Ho sempre amato ascoltare quei”dischi” polverosi, con quelle voci graffianti o incredibilmente acute, quelle sonorità delle origini. Anni fa, è stato doveroso far e un viaggio nel sud degli Stati Uniti per capire lo spirito, per respirare l’aria da cui ha avuto inizio tutto e ho amato New Orleans.
D: A rimarcare la tua poliedricità ultimamente sei impegnata con un trio che allieta le serate dei presenti con la musica portoghese “Fado”... come sei arrivata alla fine di questo percorso?
R: Ripetermi mi annoia, quindi cerco sempre nuovo stimoli. Il Fado come la musica Jazz/Blues degli inizi è qualcosa che mantiene intatta l’anima con cui è nata. Con Giorgio Taurasi ci siamo trovati sin da subito in sintonia e il riarrangiare di pezzi “classici” di Fado con progressioni jazz più moderne è stata una scelta condivisa. Inoltre si è lavorato su pezzi originali nostri.
D: Sabrina, quali sono i tuoi punti di riferimento, le “tue” cantanti?
R: Tante, troppe direi, difficile a dirsi, di ognuna ho fatto lezione: a 15 anni ascoltavo ore e ore Janis Joplin, poi crescendo mi hanno affascinato tante altre cantanti e mi sono appassionata dapprima al blues e poi alle grandi voci Jazz: da Ella a Betty Carter a Carmen McRae… la lista è lunga.
D: Progetti futuri? Altri concerti magari in città? Un cd?
R: Il 7 Marzo sarò in quartetto, all’Ex Cinema Aurora a Livorno, con il Fado portoghese in una serata che unirà musica e poesia, in collaborazione con l’Associazione Antonio Tabucchi e il cui presidente è il Professore Riccardo Greco che farà dei parallelismi tra le sonorità e le tematiche del Fado. Garantisco una serata bella e stimolante, non noiosa! Con me suoneranno Giorgio Taurasi, chitarra; Diego Persi Paoli, basso; Sergio Consani, batteria. Un Cd? Certo, ci si sta lavorando.
D: A Livorno, al di là delle buone intenzioni di qualche iniziativa privata è sempre difficile trovare spazi per esibirsi... cosa per far emergere tutto il buono che cova sotto la cenere?
R: Livorno è una città con una sua grande peculiarità, c’è un’artisticità diffusa, ed è quello che amo di questa città. Tutto sommato, rispetto ad altri luoghi, a Livorno i posti per suonare non mancano, ma anche i bravi musicisti, quindi ognuno deve ritagliarsi i suoi spazi.
D: Tutti noi abbiamo un rimpianto, tutti noi non siamo saliti su quel maledetto treno che si era fermato proprio lì, davanti a noi... dove andava quel tuo treno?
R: Il mio rimpianto più grosso è stato avere interrotto di cantare per due anni a 22 anni, quando accompagnata da un fantomatico compositore manager, ci siamo presentati con un suo pezzo originale a proporlo per Castrocaro e il discografico della EMI che conosceva il manager disse “La voce è molto interessante ma il pezzo non va”. Ora a distanza di anni, ci rido sopra, il pezzo era davvero scemo e forse anche non bello, ma in quel momento ci avevo creduto.
D: Chi è oggi Sabrina Ghiringhelli?
R: Una donna che ama fare quello in cui crede, che cerca di farlo al meglio, che ama la musica e l’arte, ho anche un percorso alle spalle come artista visiva, scultrice, ho esposto in numerose mostre italiane ed europee tra cui anche a New York. Probabilmente senza questi due percorsi paralleli, non sarei io, con le mie peculiarità, sensibilità e fragilità.

 

  

  

 

 

 

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