Livorno in musica ieri e oggi: intervista al cantante Valerio Voliani

  • Pubblicato: Sabato, 28 Marzo 2020 18:26
  • Scritto da Massimo Volpi

D: Valerio Voliani, cantante. Cantanti si nasce o si diventa?
R: Ciao Massimo. Non credo ci sia una regola ben precisa al riguardo. Il canto è una forma d’arte come tante altre e per ognuna di esse c’è chi ha più attitudine e chi meno. Io sono un autodidatta da quasi trent’anni e non mi sento di definirmi Cantante: sono più interprete di ciò che scrivo e arrangio, ossessionato dalla voglia di esprimere ciò che mi divora l’anima. Sono una persona che non campa di musica ma che vive per essa.
D: Dal 2015 sei il FRONTMAN dei Diesanera, ottimo gruppo... come nasce questa idea?
R: L’idea è nata quando ho incontrato Ilario Danti. Al tempo suonavamo entrambi in una Gothic band di Pisa. Le canzoni che suonavamo in quel periodo erano molto carine ma non ci rappresentavano fino in fondo. Di comune accordo lasciammo la band! In quel periodo abitavo in una piccola casa in affitto nella periferia di Livorno, così allestimmo la cantina come un vero e proprio studio di registrazione e cominciammo a scrivere nuove canzoni, molte delle quali sono finite in CRUMBS.
D: La vostra musica è difficilmente catalogabile, una sorta di alternative Gothic rock molto intrigante...
R: Ti ringrazio per il “difficilmente catalogabile”, vuol dire che abbiamo fatto un buon lavoro. Penso che l’identità di una band sia la cosa più importante, un modo per distinguersi dalla massa e ottenere più seguito. Nella nostra musica puoi trovare un po’ tutto: dalla synth new wave al dark, dal Gothic ad atmosfere progressive. Il primo album è stato una specie di test per vedere se il percorso intrapreso fosse quello giusto. Il secondo lavoro sarà molto più maturo ed omogeneo.

 

Diesanera

D: Prima dei Diesanera hai fatto parte di altri gruppi?
R: Penso di essere uno dei pochi veterani livornesi rimasti attivi dagli anni ’90. La mia esperienza musicale è partita nel lontano 1995 come frontman della rock band Kanthina. Ho un bellissimo ricordo di quella realtà. In quel periodo Livorno pullulava di bravissimi musicisti, molti spazi per suonare e grande supporto da parte di tutte le band. Nel ‘97 entrai a far parte degli ICYCORE con i quali ho iniziato un percorso un po’ più professionale pubblicando 2 album, uno autoprodotto e l’altro prodotto dalla SPV tedesca, ed ho collaborato poi alla stesura del terzo. Nell’arco di 25 anni ho avuto diversi progetti, pubblicato cinque album, due greatest hits distribuiti in tutto il mondo, collaborato con artisti nostrani ed internazionali e negli ultimi anni ho avuto anche esperienze nel campo dei musical.
D: Tornando a voi, CRUMBS è il vostro album-biglietto da visita. Ha avuto una lunga gestazione e solo nel 2016 è stata pronta la stesura definitiva... soddisfatti?
R: Non penso che un anno sia un tempo poi cosi lungo per la stesura di un disco, soprattutto se si riparte da zero! In verità ci riteniamo molto soddisfatti. Quando crei un nuovo progetto non sai mai quanto potrà durare. È necessario un periodo per trovare complicità con i musicisti che ti affiancano, a volte buttando via tempo e risorse per un obiettivo comune. Ho visto tanti gruppi sciogliersi dopo neanche un anno di attività, altri cambiare line up ogni due mesi. Spesso le priorità cambiano negli anni, cosa che per adesso non è ancora successa a noi.
D: Progetti futuri, qualche concerto magari in città anche se il momento non è dei più felici?
R: Stiamo aspettando il momento giusto per fare uscire il secondo album. Abbiamo già il master pronto, stiamo ultimando il montaggio del primo video clip e riorganizzando le scenografie per quanto riguarda i live. Purtroppo questo periodo sta rallentando la tabella di marcia, ma a fine mese sceglieremo le nuove strategie da attuare per la promozione e distribuzione del nuovo album e la riorganizzazione di tutti i live. Per quanto riguarda suonare in città, non so che dire…
Dal 2016 ad oggi siamo riusciti a suonare a Livorno solo una volta presso l’Ex Caserma Occupata! Pochi sono i locali rimasti aperti che danno spazio a musica come la nostra e poco è l’interesse delle persone per la musica inedita in generale. Spero che questa situazione cambi al più presto o vedremo palchi infestati solamente da tribute band (che rispetto ma non condivido) o soggetti sociopatici con milioni di visualizzazioni su YouTube.
D: Valerio, quali sono stati i tuoi cantanti di riferimento?
R: Tantissimi per la verità… ma quello che forse è più riuscito a cambiare la percezione che ho adesso della musica è stato Geoff Tate dei Queensryche.
D: La vita di ognuno di noi è piena di rimorsi e rinunce che “ci rodono”... qual è il tuo più grande rimpianto, musicalmente parlando?
R: Penso che il mio più grosso rimpianto sia stato quello di non aver aperto bene gli occhi quando alcune situazioni mi chiedevano di farlo. Ho bruciato qualche anno della mia vita dando importanza ad alcuni progetti che, col senno di poi, si sono rivelati solamente “partite di calcetto”, musicisti con ottime potenzialità che non hanno saputo fare rinunce o che hanno messo la musica in secondo piano.
D: Chi è oggi Valerio Voliani?
R: La stessa persona di 25 anni fa. Un po’ più razionale, un po’ più riflessivo, che fa bagaglio dei propri errori per poi commetterne altri… con qualche chilo in più e qualche capello di meno, ma con la stessa voglia di spaccare il mondo.

 

  

  

 

  

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