Livorno in musica ieri e oggi: intervista alla cantante Giulia D’Amato

  • Pubblicato: Sabato, 04 Luglio 2020 11:51
  • Scritto da Massimo Volpi

D: Giulia D'Amato, cantante... immagino da quando hai iniziato a camminare.
R: In realtà Giulia ha iniziato a cantare e a camminare tardino... sono una che ha i suoi tempi. Da adolescente ho partecipato a qualche Kermesse e concorsi locali, ma con poca consapevolezza; so solo che volevo farlo. Una voce intonata, un buon orecchio, un buon senso del ritmo. Mi dicevano... "la bimba va fatta cantare", e io cantavo... cantavo qualsiasi cosa.
D: Hai una voce potente, grintosa, calda... hai fatto qualche studio o è tutto frutto di madre natura?
R: La voce è sicuramente una dote innata... anzi un privilegio mi piace pensare. E con il passare degli anni è cambiata e maturata molto, influenzata dai miei ascolti: il rock, il blues il soul è come se avessero scelto quale dovesse essere il colore della mia voce... decisamente Black. Auro Morini è stato l’unico maestro ad avermi aiutato a muovere i primi passi. Lui mi ha dato le giuste nozioni per una buona respirazione. Rimpiango solo di non essere stata un’allieva costante allora, forse per la giovane età. In seguito ho passato anni ad ascoltare e cercare quella giusta chiave di lettura per ciò che realmente volevo cantare.

 


D: Fai parte del gruppo Julia D'Amato Blus Band... come nasce questa band?
R: La mia band nasce da un incontro fortuito, durante una jam casereccia... neanche ci conoscevamo di persona. Ma come ben sapete per instaurare un feeling basta un attimo, l'alchimia è una cosa preziosa e quando viene tradotta in musica va fatta suonare... e così è stato! Sono circa due anni che suoniamo insieme e anche se viviamo distanti e proviamo poco quando ci esibiamo ritrovo quel groove che ci contraddistingue.
D: Giulia e il blues... sei nata per cantarlo, interpretarlo. Ti ho vista sul palco alcune volte e impossibile non notare che “senti” il pezzo, lo interpreti, lo fai tuo... la musica del diavolo ti ha stregato l'anima.
R: Ero un turbine di emozioni contrastanti, dovevo convogliarle in una direzione. Be'... è così che sono arrivata al Blues. In realtà Janis Joplin mi ci ha portato. Mi ha aperto un mondo quella voce somigliante a un treno a vapore. Prima esperienza di blues cantato da una bianca. Ero stregata. Mi era familiare quel modo di cantare. Poi Big Mama, Nina Simone, Patti Smith, Etta James, Howlin Wolf, AMy Winehouse, Muddy Water... fu chiaro la mia attitudine quale fosse.
Ho qualcosa in comune con questi personaggi... c’è un’intesa emotiva, so di cosa parlano. Alla fine la scelta di un genere è data da questo, da quello che ti fa sentire e quello in cui più ti ritrovi. E io nel blues ritrovo me... anche se nella vita non so bene chi sono!

 


D: Progetti futuri? Riprenderete i concerti e se si anticipaci qualche data...
R: Forse qualche data tra luglio e agosto sul litorale la faremo. Piazzare un gruppo con cinque elementi ora non sarà facile vista l’emergenza sanitaria. Magari qualche serata in sessione acustica... con il mio chitarrista e compagno (anch'egli grande fonte di ispirazione per me), riproponendo lo stesso repertorio.
D: Salire su un palco e “dare tutto se stesso” per chi ci ascolta è gratificante... come reagisce Livorno, città della musica per eccellenza, verso voi artisti?
R: Il palco è il banco di prova per definizione. Cercare di arrivare al pubblico è il lato più ambizioso e affascinante del live. Esibirsi è regalare e lasciare qualcosa di se a chi ti ascolta… è bellissimo c’è poco da dire e in questi mesi è mancato molto. Io non so bene cosa rimane a chi mi ascolta, qualcuno mi ha detto "Canti come una donna dalla pelle scura anche se sei una biondina". Be', un complimento così non ha prezzo per me. Vuol dire che quella voce un po sporca e imperfetta,
con una timbrica scura e grintosa in qualche modo rimane impressa. E allora chiudo gli occhi e mi butto... ho sempre fatto così. Nella vita sono una che si butta.
D: Tutti noi ripensiamo spesso a quel treno che è partito senza di noi, ci ha aspettato ma stupidamente non siamo saliti, lasciandoci ancora un aspro sapore di rimorso. Dove andava quel tuo treno?
R: Anche se ancora oggi non so bene cosa mi riservi, io mi butto sempre e comunque, a volte mi tutelo poco e mi faccio male. Ma non voglio rimorsi e rimpianti, e sebbene molti treni li abbia persi sono convinta che tanti altri dovranno passare. L’importante è non sentirsi mai arrivati, apprendere dagli altri, sapere ascoltare. Siate curiosi di imparare. Sempre.

 

  

  

 

  

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