Livorno in musica ieri e oggi: intervista al bassista Gianni Niccolai

  • Pubblicato: Sabato, 18 Luglio 2020 10:01
  • Scritto da Massimo Volpi

D: Gianni Niccolai, bassista. In un mondo dominato dalle chitarre perché la scelta del basso?
R: Perché a differenza di molti bassisti che diventano tali per sopperire alla presenza dei troppi chitarristi nella band, io sono sempre stato attratto dal groove e dalle vibrazioni sin dall’infanzia.
D: Fai parte del gruppo Stella Maris Music Conspiracy, un nome che è tutto un programma... ottima band, ottimi musicisti, una sorta di garage-punk band... come nasce questo “complesso” come si usava dire una volta?
R: Nasce per necessità espressiva e bisogno di ritrovarsi di Stefano, Tetano e Angelo. Io come Alex arriviamo dopo coinvolti anche noi nel bisogno di esprimerci e ritrovare quel suono primordiale che contraddistingue la band.

Stella Maris Music Conspiracy


D: Al vostro attivo anche un cd dal titolo Operation Mindfuck! A quando un nuovo lavoro?
R: Ultimamente abbiamo rincominciato a suonare insieme dopo circa cinque anni di stop, poi è arrivato il Covid e ha fermato tutto di nuovo. Se le cose cambieranno e riusciremo a ritrovarci avevamo in mente di fare una registrazione di qualche nuova e vecchia canzone.
D: Prima hai fatto parte dei Silvereight, poi dei Bad Love Experience e infine dei Lip Colour Revolution con i quali hai fatto due dischi... raccontaci.
R: In realtà è tutto al contrario, prima ho fatto parte per circa dieci anni dei Lip Colour Revolution, con cui abbiamo inciso un Lp e due Ep, dopo ho aiutato per un periodo i Bad Love Experience come bassista per il tour del disco Believe Nothing e nel frattempo suonavo con Falca Milioni e Le Figure, Silvereight, e mi sono cimentato nella creazione di una colonna sonora per la graphic novel, “I Giorni del Vino e delle Rose”.
D: Quali sono stati i bassisti che ti hanno influenzato di più, i tuoi mostri sacri?
R: Roger Water, Donald Duck Dunn E Flea, erano i miei punti di riferimento fino all’adolescenza, poi è arrivato il punk, il grunge e allora è cambiato tutto, adesso a quasi quarant’anni credo di averne un centinaio di bassisti che mi hanno influenzato, ma cerco di prendere spunto sopratutto da altri musicisti non solo bassisti.
D: Sbaglio o ti diletti anche con la fisarmonica e il canto?
R: Con la fisarmonica mi ci sono dilettato per un periodo solo per poter riprodurre il famoso “Unplugged in New York” dei Nirvana, per il canto invece ho sempre provato fin dove arrivavo e mi veniva lasciato, anche se con i cantanti non è sempre facile rapportarsi, spesso vengono preceduti dal loro ego… Chissà forse in futuro prenderò coraggio e ci metterò io la voce.
D: Ormai questa ondata di “arresti domiciliari” causata dal Covid si spera finisca... quando potremo sentirvi dal vivo, magari in città?
R: Per il momento la vedo molto dura, nel senso che con S.M.M.C. non possiamo sicuramente fare concerti con le attuali restrizioni, il pubblico ha bisogno di stare vicino e compatto, scalmanarsi e ballare. Pare al momento (e qui si evidenza il degrado culturale in cui viviamo) che le discoteche possono stare aperte, e invece per i live club o i festival che già da prima erano massacrati da leggi assurde debbano attenersi a regole ancora più rigide, una sciocchezza tipica del nostro Paese.
D: A proposito di città, la nostra Livorno, città dai numerosissimi gruppi... cosa manca secondo te per poter fare quel salto di qualità che il talento e la passione rendono necessari e possibile?
R: La città non è più così ricca di tantissimi gruppi, al giorno d’oggi credo che sia aumentata la qualità delle band labroniche e che in molti giovani che gravitano intorno alla musica hanno compreso che c’è bisogno anche di altre figure nel campo musicale, come chi segue l’aspetto tecnico o quello manageriale. Sarebbe bello se Livorno e l’intera costa si trasformassero in un centro di aggregazione e inclusione, però come tante cose c’entra sempre di mezzo la politica, dove si potrebbe incentivare la musica dal vivo e il busking de tassare i locali e chi fa attività culturale.
D: Tutti noi abbiamo rimorsi e rimpianti... tutti noi non siamo saliti su quel treno che ci stava aspettando... dove andava il tuo?
R: Mah, credo di averli presi tutti i treni che potevo prendere, ma francamente credo anche che dobbiamo smettere di vedere il successo e “l’arrivare” (poi chissà dove) come una necessità, come si vede nella musica che viene prodotta oggi(in Italia), mi sembra che sia una gara a chi fa più schifo a chi è meno originale, al diventare tutti uguali. Invece di una sana e produttiva voglia di creare qualcosa di nuovo, fresco e curioso e nel collaborare con gli altri musicisti creando gruppi che mancano, sopratutto in una società che ci vuole sempre più soli e solisti.
D: Chi è oggi Gianni Niccolai?
R: Oggi sono un appassionato di musica, viaggi e natura, che vive del lavoro che si è inventato nell’ambiente dove sguazzo da più di vent’anni, ho una curiosità e una voglia di esprimermi ancora grande, soffro solo l’assenza di un “gruppo” di persone che la vede e vive come me, ma sono certo che il tempo mi darà una mano a incontrare le giuste persone, come ha fatto fino ad ora.

  

  

 

  

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