Livorno in musica ieri e oggi: intervista al bassista Giancarlo Fonzi

  • Pubblicato: Venerdì, 07 Agosto 2020 18:50
  • Scritto da Massimo Volpi

D: Giancarlo Fonzi, bassista, in un mondo dominato dalle chitarre perchè il basso?
R: Perché senza il basso che farebbero le chitarre? Scherzi a parte, il basso mi ha subito affascinato, forse perché le sue frequenze parlano alla pancia, vanno nel profondo, io sono un istintivo, era il mio strumento.
D: Attualmente fai parte del gruppo Blues Miners... il nome dice tutto, andate alla ricerca di brani blues, scavate nella musica del diavolo, per riproporre, alla vostra maniera brani più o meno noti... appagante senza dubbio.
R: Decisamente, avendo frequentato per anni le jam che si tenevano a Livorno e dintorni abbiamo notato che, alla fine, era una costante l’esecuzione dei soliti brani (sebbene numerosi), più conosciuti quindi i più facilmente eseguibili con un gran numero di musicisti. Tanti di questi brani fanno parte anche del repertorio di gruppi che si esibiscono nei vari locali dove si fa musica. Da qui è nata la voglia di andare alla ricerca di brani ed autori meno conosciuti e rappresentati ma non per questo meno belli o complessi, anzi.
D: Prima dei Miners in quali gruppi hai militato?
R: Premetto che sono sempre stato un “musicista” col contagocce ovvero, nella mia vita ci sono state altre priorità che mi hanno lasciato veramente pochissimo tempo libero, quindi anche le mie esperienze musicali sono molto poche e limitate. A parte gli esordi che, come per quasi tutti sono stati con amici e compagni di scuola (uno di loro peraltro fa parte dei Miners) il primo gruppo in cui ho suonato è stato “Autonomia Musicale” con l’amico e liutaio Mauro Manetti, suo fratello Franco, Riccardo Lazzeri (poi nei Blues Harbour di Mimmo Mollica) e Riccardo Chirici poi causa militare sostituito da Fabio Giannitrapani, bella esperienza purtroppo breve. Da ricordare a fine anni '90 i Forever Young Con Vincenzo Sorgente, Cinzia Pasquini, Stefano Lucarelli e davide Equi. Successivamente ma sempre con intervalli di anni ho suonato con mio cognato Luca Biasci, bravo cantautore un po’ atipico ed introverso e poi con tanti amici senza però che si concretizzasse un vero gruppo fino a quando, nel 2017, l’amico Massimiliano Pietrini mi chiese di far parte dei Teenage Wasteland, cover band degli Who, accettai, con non poche riserve vista l’ecletticità delle parti di basso (di un inarrivabile John Entwhistle) ed è stata per me una esperienza bellissima e formativa dal momento che avevo da pochissimo ripreso lo strumento in mano e solo per partecipare, con difficoltà, alle Jam sessions del Surfer Joe ma che mi ha anche fatto conoscere dei validissimi musicisti come appunto Massimiliano e anche Paolo Albanese, ottimo tastierista e Gianni Venturi grande batterista purtroppo prematuramente scomparso. Poi arriviamo ai Blues Miners, con Paolo Fara (il compagno degli esordi ritrovato) alla chitarra e voce, Marco Santinelli (membro dello storico gruppo “Aurora Lunare”) alla batteria e Arrigo Lattes noto tastierista che ha militato in molte formazioni musicali.
D: Spesso e volentieri ho visto che ti lasci coinvolgere in molte jam... un modo per stare insieme ad amici e improvvisare buona musica.
R: Le Jam sono state l’occasione di riprendere in mano il basso, che avevo per molti anni abbandonato, devo ringraziare Mauro Manetti mio grande amico che le conduceva e, con amorevole insistenza, mi ha convinto a salire sul palco. Dopo tante brutte figure dovute all’inattività però è ritornata prepotentemente la voglia di suonare e così sono diventato una presenza “infestante” a tutte le jam che potevo frequentare, da quella di Giacomo Vespignani che rimpiazzò Mauro Manetti al Surfer Joe, quella di Alex Sarti alla Deriva e poi alle Botteghe e al Mississippi, quella dei Dinosauri del Blues al White Rabbit e poi al Route 66 e ora in altri locali della provincia di Pisa, quella di Emiliano Degli’Innocenti sempre alla Deriva e per finire quella di Nick Becattini ancora al Route 66. Le jam mi hanno permesso di conoscere tanti grandi musicisti e, soprattutto, di suonare insieme a loro, una scuola impagabile.
D: Quali sono i tuoi bassisti di riferimento, i tuoi mostri sacri?
R: Dirò una banalità citando Jaco Pastorius, ma è stato davvero un bassista per me importantissimo anche se non di un genere che amo (riesco a) suonare, però bassisti che ho apprezzato ed amato sono Chris Squire (Yes) John Paul Jones (Led Zeppelin), Pino Palladino ora negli Who del già citato Entwhistle e poi in fila Mark King, Alphonso Johnson ma anche Stefano Cerri, Rino Zurzolo, Dino D’Autorio, Marco Antonio Ricci e molti altri.
D: Ovviamente il blues fa la parte del leone, ma quale altro genere prediligi suonare?
R: Mi piacciono quasi tutti i generi, il rock, il prog, la fusion, il jazz ma da lì a dire che li posso suonare tutti ce ne corre.
D: Progetti futuri, magari qualche concerto a breve in città?
R: Per ora stiamo definendo la scaletta, tenendo conto che ci siamo formati appena prima della pandemia, capirai che dobbiamo rimboccarci le maniche e provare molto, ma spero che presto si possa suonare magari in condizioni ottimali che di questi tempi non è cosa facile.
D: A proposito di città, Livorno... patria di numerosissimi musicisti, eppure manca qualcosa per far emergere molti di quelli che sono artisti che meriterebbero ben altra considerazione. Dove sta “l'inghippo” secondo te?
R: Non c’è un vero e proprio inghippo, Livorno come dici giustamente ha dato i natali a grandi artisti e, nella fattispecie, tantissimi musicisti di grande livello ma, vuoi per cattiva sorte, vedi i fratelli Cappanera della Strana Officina, vuoi perché il livornese è particolarmente insofferente a certi meccanismi e compromessi, artisti come Ciampi in passato, Bobo Rondelli che ne è un grande erede, Roberto Luti, Alex Sarti oggi, non sono valorizzati come meriterebbero e ce ne sono altrettanti che vantano anche collaborazioni illustri come Mauro Grossi, Dimitri Espinosa, Carlo Cavallini, Renato Ughi e decine di nomi che si fa fatica ad elencare, rimangono ancorati alla loro città, madre e matrigna che francamente è difficile lasciare.
D: Giancarlo, tutti noi abbiamo occasioni perdute di tutti i tipi, treni mai presi... musicalmente parlando qual è il tuo più grosso rimpianto?
R: Il mio più grosso rimpianto? In realtà non è un vero e proprio rimpianto, la musica è stata una costante nella mia vita ma è passata in secondo piano perché ho scelto di mettere avanti la famiglia e ciò mi ha portato da sempre a fare due lavori per andare avanti e seguire la casa, i figli, poi purtroppo genitori e suoceri non in buona salute, devo essere riconoscente a mia moglie che prima da fidanzata poi da compagna di vita ha sempre rispettato i miei impegni di lavoro che mi rendevano poco presente a casa, ma non tanto da non farmi carico delle mie responsabilità. Poi, una volta cresciuti i figli la nuova disponibilità di tempo libero mi ha consentito di ritornare alla vecchia passione ed eccomi qua.
D: Chi è oggi Giancarlo Fonzi?
R: Oggi sono un vecchietto che si diverte come un bimbo a nuotare, suonare e fare tardi con gli amici e che spera di andare presto in pensione per fare ancora più casino, con la famiglia e gli amici vecchi e nuovi.

 

  

  

 

  

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