Livorno in musica ieri e oggi: intervista al batterista Roberto Guerrini

  • Pubblicato: Domenica, 20 Settembre 2020 12:01
  • Scritto da Massimo Volpi

D: Roberto Guerrini, batterista... immagino fin da ragazzino per la incontenibile gioia dei tuoi vicini di pianerottolo...
R: Ciao Massimo, diciamo che la musica per me non era un interesse primario quando ero un ragazzino fino a quando un amico mi prestò un disco che mi folgorò, era “Made in Japan” dei Deep Purple. Per me che la massima espressione musicale era Gianni Morandi, ascoltare quel disco aprì quella porta che mi condusse in un nuovo mondo in cui proprio la musica diventò per me una ragione di vita e diede la scintilla per desiderare di suonare la batteria e riprodurre quelle canzoni che mi diedero un’emozione che non pensavo possibile. Da lì l'apertura ad ascoltare i tanti gruppi mostruosi degli anni 70, oltre i Deep Purple i Led Zeppelin, i Pink Floyd, i Beatles, Whitesnake, Rainbow, Genesis e tanti altri che resero quel periodo indimenticabile e credo insuperabile per la musica! E da lì verso i venti anni cominciai a suonare la batteria, finalmente si faceva sul serio anche se non durò molto, ma fu un periodo in cui mi proponevo senza paura di sbagliare perché ero giovane e l'entusiasmo forse era più forte dei risultati ma andava bene lo stesso... c'ero anche io!
D: Fai parte del gruppo La Nuova Espressione, bella band, vi si ascolta volentieri... come sei entrato a far parte di questo "complesso"?
R: Dunque, quando ho ricominciato a suonare nel 2013, mi comprai una batteria elettronica che mi consentì di ricominciare e buttare via 37 anni di ruggine e piano piano studiando sono riuscito a rimettermi in carreggiata, tanto da desiderare di entrare in un gruppo e fare qualcosa di buono. L'occasione si presentò quando Silvano Storpi, chitarrista de La Nuova Espressione mi contattò dicendo che il batterista del gruppo, Sergio Donati, non aveva più intenzione di continuare e quindi accettai l'incarico e ricordo che in un mese prima del provino imparai circa 30 canzoni che facevano parte del loro vasto repertorio... molte le conoscevo ed alcune no ma mi misi sotto di buona lena e le imparai perché volevo suonare in un gruppo! Poi da Percorsi Musicali ricordo ancora la sera del provino, anche se sinceramente credevo in quello che avevo fatto fu tutto più facile perché i componenti del gruppo che a quei tempi erano Moreno Lenzi, Monica Lenzi, Silvano Storpi, Tino Tozzi ed Alberto Romito furono molto bravi a mettermi a mio agio e con un approccio amichevole, anche se non ci eravamo mai visti prima, abbiamo suonato discretamente e da lì è nata la mia collaborazione con questo bel gruppo che continua tutt'oggi, anche se la formazione originale è cambiata, infatti adesso ci sono sempre Moreno Lenzi (Voce),  Monica Lenzi (Voce), Tino Tozzi (Basso), io alla batteria, Marco Lenzi (Chitarra e tastiera), Emanuele Lenzi Chitarra Ritmica e l'ultima entrata, la mia compagna, Stefania Pagani ai cori. Sette elementi che io chiamo scherzosamente il Sette Bello!

 



D: Ho saputo che per molto tempo hai lasciato da parte la batteria... che è successo?
R: A volte la vita ti fa fare delle scelte e giuste o sbagliate che siano ci cambiano in pieno gli orizzonti. Non mi divertivo più come agli inizi e cosi dopo circa tre anni o poco più troncai con la batteria e mi dedicai all'informatica, una passione che è durata per molto tempo e che divenne anche un mestiere perché poi aprii un negozio di rivendita Computer che per un buon periodo di tempo ha avuto la sua storia, ma quando i grandi magazzini cominciarono a vendere con prezzi inferiori a quanto io compravo capii che non era più il caso e la passione per l'informatica come prima la batteria finì anche per questo... Sono uno che deve trovare motivazioni sennò non riesco a fare bene.
D: Prima della Nuova Espressione hai fatto parte di altre band?
R: L'unico gruppo in cui ho suonato quando avevo 20 anni e fino all'abbandono fu il gruppo dei Blacksnakes con Massimo Giari e Giovanni Baldeschi... facevamo cover e anche qualche pezzo nostro ma l'impostazione troppo Rock ci dava poco spazio all'attività live che poi è quello che alla fine gratifica tutti gli sforzi di chi suona. Se manca poi poter esprimere quello che fai diventa troppo riduttivo secondo il mio punto di vista, ma da giovanissimi come eravamo non capivamo il problema.
D: Il vostro repertorio si espande di 360 gradi, dai CCR a Dylan, dai Black Sabbath alla PFM... ma qual è il tuo genere preferito?
R: Dunque, il mio genere preferito è l'Hard Rock tipo Deep Purple per capirci dove il virtuosismo musicale permette di creare musica che non ha tempo definito... in alcuni pezzi Hard Rock di pregevole fattura si può spaziare da pezzi di tastiera alla Bethoven a movimenti di chitarra degni di Paganini al violino, questo è quello che suono più volentieri quando mi alleno ma come accennavo sopra sono musiche che dal vivo ti fanno trovare le porte chiuse, ecco perché La Nuova Espressione ha un repertorio cosi vasto tanto da toccare tutti i generi musicali (di un certo livello) e grazie a quel repertorio noi a differenza di altri gruppi suoniamo molto dal vivo! Non sono contentissimo se faccio Moonlight Shadows per esempio, ma per serietà e consapevole che tante persone apprezzano moltissimo questa canzone travalico il mio gusto personale e cerco di metterci del mio per suonarla al meglio, e così per tantissime altre canzoni... un giusto compromesso per permetterci di esibirci con la consapevolezza che qualche nostra canzone ti piacerà per forza se vieni a vederci!
D: Quali sono stati i tuoi batteristi di riferimento, i tuoi mostri sacri?
R: Prima di tutti Ian Paice... adoravo le sue rullate super veloci e la sua fantasia, poi mi hanno affascinato batteristi con una pacca micidiale tipo Jonh Bonham e Cozy Powell, poi ho dato un occhiata al Jazz e alle Big Band e li ho potuto vedere incredibili batteristi tipo Buddy Rich e Steve Gadd e comunque io non ho modelli predefiniti perchè cerco di adattare il mio drumming alla canzone che eseguo mettendoci del mio, non voglio fare una fotocopia di una canzone ma cerco nei limiti del possibile di suonarla come se alla batteria ci fosse un misto di quei mostri sacri che mi hanno in qualche modo forgiato! Per dovere di cronaca volevo dire che oggi ci sono alcuni batteristi che tecnicamente sono enormemente superiori a quelli del passato grazie a nuove tipologie di studio e all'enorme possibità che piattaforme social come Youtube danno per poter vedere come suona tizio e come suona caio ma il cuore non lo puoi rubare a nessuno e alla fine tutto il tecnicismo del mondo non è sufficiente a scalzare dalla memoria i personaggi sopra citati!
D: Questa estate, nonostante le restrizioni antivirus, siete riusciti a esibirvi più volte sempre con ottimi risultati... soddisfatti?
R: Molto soddisfatti. Ottimo riscontro di pubblico e la consapevolezza di aver suonato più di tutti a Livorno e dintorni questa estate, e questo è segno che la nostra proposta piace ed è un Pass Partout per chiamare gente a sentire musica dal vivo che purtroppo è una delle cose che manca dappertutto e non solo per i problemi del Covid ma per un fatto culturale, perché credo che la musica oggi stia toccando piano piano il fondo e ci vorrebbe veramente una rinascita considerando il fatto che i grandi gruppi del passato per l'età stanno scomparendo e quello che rimane sinceramente mi lascia molto perplesso!
D: Progetti futuri, altri concerti autunnali?
R: Dunque Intanto ci siamo dati un obbiettivo che è quello di rinnovare la scaletta, infatti già da questo mese cominceremo a provare dei nuovi pezzi e questo si rende necessario sia per noi per non fossilizzarci sempre sugli stessi pezzi e sia per gli aficionados che ci seguono perchè è giusto avere nuovi stimoli. Logicamente il livello qualitativo dei nuovi pezzi è sempre a 360 gradi, si spazia dai Credence Clearwater Revival, Neil Young, Beatles, Cindy Lauper e cosi via... tutti brani ricchi di cori che riusciamo ad interpretare al meglio grazie alle nostre voci! E poi siamo sempre a cercare dei locali per esibirci ma adesso con le restrizioni dovute al Covid sarà tutto più difficile, vedremo come evolverà la situazione nel tempo!
D: Roberto tutti noi abbiamo un rimpianto che ci fa star male... musicalmente parlando, qual è il tuo più grosso rimpianto?
R: Il mio rimpianto è il tempo che non ho suonato e la consapevolezza che il tempo non ritorna e magari in tutti quegli anni sarei potuto diventare molto più bravo di adesso, ma si sa, ormai è andata cosi ed è per questo che volente o nolente ho raggiunto un livello tecnico che comunque mi permette di suonare in modo dignitoso sia per me che per la band ed alla fine va bene così anche se con qualche rimpianto!
D: Chi è oggi Roberto Guerrini?
R: Roberto Guerrini è un cinquantanovenne che affronta le cose con lo stesso entusiasmo di quando era un ventenne e che si diverte con la musica e che si rialza ogni volta che la vita lo fa cadere. A Gennaio è morto mio padre ed è stato un trauma doloroso, poi è venuto il Covid con la cassa integrazione sul lavoro... ma quando sono con le bacchette in mano mi viene sempre in mente la frase che Papillon pronunciò nel film... “Sono ancora vivo, maledetti bastardi!”

 

  

  

 

  

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