Livorno in musica ieri e oggi: intervista al batterista Andrea Quagli

  • Pubblicato: Sabato, 05 Dicembre 2020 10:00
  • Scritto da Massimo Volpi

D: Andrea Quagli, batterista. Chitarrista mancato o amante da sempre del rullante?
R: Sempre e soltanto batterista. Ho iniziato a dieci anni suonando con i famosi “bussoli del Dixan” e non ho più smesso.
D: Hai fatto studi particolari o sei autodidatta?
D: Inizialmente autodidatta, poi nel lontano 1972 decisi di prendere alcune lezioni e scelsi il migliore: il maestro Giangi Debolini. Eravamo un gruppo di batteristi e Giangi ci ha insegnato tutti i “trucchi del mestiere”. Il caso ha voluto poi che io stesso iniziassi a dare lezioni precisamente da Toni in Via Maggi.
D: Attualmente fai parte del gruppo MK5 Evolution, ottimi musicisti, band storica... come sei entrato a far parte di questo "complesso"?
R: Dopo la tragica morte di Stefano, il gruppo Mk5 ha passato momenti dolorosi... conoscevo già i ragazzi anche attraverso Paolo Saini. La decisione di ricominciare ed ecco nati i MK5 Evolution.
D: Te comunque vieni da lontano... prima hai fatto parte di altri gruppi, se non sbaglio Soraya Band e altri?
D: Sì, purtroppo vengo da lontano... purtroppo perché se vengo da lontano vuol dire che non sono un ragazzino... Il mio primo “concertino” è datato 4 settembre 1970, al Circolo Arci La Rosa... i Flash eravamo, io e Luciano Trovato. Poi è stata la volta dei Demoni: sempre Luciano al basso, l'avvocato Boirivant alla chitarra e Adriano Viteglio alle tastiere. È durato fino a quando quest'ultimo decise di emigrare in Danimarca con il nostro comune amico Enrico Rosa. Nel 1973 entro a far parte del famoso gruppo Aldo e i Consoli... giriamo tutta la Toscana e mezza Italia. Si accorgono di noi tanto che ci chiamano a Milano per un provino per accompagnare Roberto Soffici, quello che ha firmato “Non credere” per Mina, “Un pugno di sabbia” per i Nomadi e “Casa mia” per l'Equipe 84. Nel frattempo ci chiamavamo Immagine. Era il 1977. Ironia della sorte fu che ci presero tutti meno Aldo... lui che era il più famoso e il leader. In quel periodo ho avuto la fortuna di conoscere molti artisti tra cui Tullio De Piscopo al quale cercavo di rubare i segreti dello strumento.
Fine anni ‘80 torno a Livorno ed incontro appunto Soraya dando vita alla Soraya Band. Era un gruppo fantastico e particolarissimo; pensa che oltre a me c'erano Leonardo Tommasini al basso, Maurizio Calistri alla chitarra, Miliano Mora alle tastiere, ovviamente Soraya alla voce e ben due ragazze al sax, Daiana Fiorini e Fiorenza Messicani. Ci divertimmo fino al 1995.
Subito dopo vengo chiamato come Direttore Artistico al Liceo Bini di Pisa: dirigevo un'ottima aggregazione musicale di ragazzi che mi ha dato molte soddisfazioni.
In seguito varie cover band, tra le quali “fritto misto” e Santana” con Miliano Regoli. E poi, in tempi recenti La Zoo Station U2 Tribute Band con Gianni Ponzetta e gli altri amici. Siccome non riesco a stare fermo, contemporaneamente faccio parte del gruppo Passi Carrabili di Pisa con il quale partecipo ad un ottimo video. Il resto è storia recente.

 

Andrea con Roberto Soffici

D: Progetti futuri, qualche concerto appena possibile?
R: Sicuramente sì, concerti a bizzeffe, ne abbiamo voglia tutti, appena questa pandemia ci lascia vivere di nuovo la nostra vita.
D: Quali sono i tuoi mostri sacri, i batteristi che imitavi fin da bambino davanti allo specchio?
R: Quanto tempo abbiamo? A parte gli scherzi, sono molti i batteristi che mi hanno influenzato... farò tre nomi: Franz Di Cioccio, Michael Giles e naturalmente Tullio De Piscopo.
D: Una domanda che faccio a tutti i batteristi: Charlie Watts dei Rolling Stones ha detto che il "suo culo" di riferimento è quello di Mick Jagger perché sono più di 50 anni che se lo vede dimenare davanti alla batteria sul palco... quale è il tuo culo?
R: A “primo acchito” mi verrebbe da dirti Loredana Bertè che abbiamo accompagnato in gioventù e credimi... era un gioiellino, ma se devo dire in senso “etico” allora ti faccio il nome di Roberto Soffici, artista preparato, serio e bravissimo, un vero punto di riferimento. Grazie al suo nome ho suonato in ogni posto in Italia con musicisti incredibili. Funzionava così: facevamo parte in molti dell'Agenzia Staff Music di Roma nella quale militavano anche i grossi calibri come Renato Zero, Cocciante, Bongusto... un impresario voleva scritturare per una serata Renato Zero o Cocciante? Bene. L'Agenzia rispondeva: “Ti do Renato Zero ma mi prendi per una sera anche Roberto Soffici e il suo gruppo. Facile no?
D: Rimorsi e rimpianti, treni lasciati andar via... qual è il tuo più grosso rimpianto, musicalmente parlando?
D: Non essere rimasto a Milano cinquant’anni anni fa. Molte pressioni allora, dalla famiglia, dalla fidanzata che poi sarebbe diventata mia moglie e la fatidica domanda che tutti mi facevano: “Ma quando ti trovi un lavoro vero?”
D: Chi è oggi Andrea Quagli?
R: Mi piacerebbe tanto dirti un musicista di professione che per hobby fa l'autotrasportatore in Porto, ma purtroppo è alla rovescia. Un uomo sempre ragazzo innamorato della musica.

 

  

  

 

 

  

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