Livorno in musica ieri e oggi: intervista al bassista Diego Persi Paoli

  • Pubblicato: Sabato, 20 Febbraio 2021 09:31
  • Scritto da Massimo Volpi

D: Diego Persi Paoli bassista... innamorato dello strumento o chitarrista pentito?
R: Il basso elettrico è uno strumento che mi ha affascinato fin da subito, quando quindicenne lo sentii suonare da Damiano Dattoli, bassista eclettico, molto in voga nel panorama musicale milanese dell’epoca, siamo a metà degli anni ‘70.
D: Il basso, in sintonia con la batteria in un gruppo è quello che detta il ritmo, ricama, ricuce... solitamente si piazza dietro il chitarrista ed eventuale cantante, ma impensabile un gruppo rock senza questo strumento...
R: La “ritmica” (basso e batteria) come viene definita dagli addetti ai lavori, è qualcosa di imprescindibile nella costruzione dell’arrangiamento di un brano e in tutti i generi musicali così come nel Rock e il Pop dove la scansione del tempo deve essere solida e chiara per permettere alla voce in primis ma anche alla chitarra nelle parti solistiche di avere un riferimento ben solido come una sorta di faro nella nebbia… per me basso e batteria sono come le fondamenta di una casa, se non partiamo dal “basso” è difficile arrivare al tetto.
D: Attualmente fai parte del gruppo Basaglia's Concept Quartet, ottimo gruppo con un nome che solo a Livorno poteva essere pensato... come sei entrato a farne parte?
R: Con Giorgio Taurasi, caro amico, bravo chitarrista e arrangiatore, ci conosciamo da più di vent’anni, infatti verso la metà degli anni ‘90 collaborammo in varie formazioni dell’epoca. Dopo esserci persi di vista per diversi anni… mi viene in mente il titolo di un bellissimo film dei fratelli Coen: “Non è un paese per vecchi”, titolo che cambierei con “Non è un paese per musicisti” l’Italia, per dire che la vita ti porta a fare scelte diverse, ma questa è un’altra storia…
Fortunatamente a distanza di tempo abbiamo ripreso il nostro cammino che ci porta a confrontarci su idee musicali e non solo, perché se il collante è ovviamente la musica, i valori di condivisione di alcuni aspetti della vita sono altrettanto importanti in special modo oggi. Nascono quindi i Basaglia’s Concept dove l’idea è quella di non essere mai scontati, senza dover però essere troppo “dotti musicalmente” o forse sarebbe meglio dire complicati, penso che non bisognerebbe mai dimenticare che il nostro pensiero musicale deve arrivare a chi ascolta destando curiosità e piacere. Da qui ai Basaglia’s Concept Quartet il passo è breve e così entrano a far parte della band due bravi musicisti Mirco Pierini alla tromba e Sergio Consani alla batteria che contribuiscono con il loro talento e “sana pazzia” a completare la formazione.

Basaglia's Concept Quartet (Giorgio Taurasi, Mirco Pierini, Sergio Consani, Diego Persi Paoli)


D: Ovviamente non è stato il tuo primo gruppo...
R: Eh no, le formazioni che si sono susseguite nel corso degli anni sono tante, ricordo gli inizi, avevo 16 anni, con mio fratello Claudio, bravissimo pianista classico e pop, suonare nei night club della Versilia, gran palestra fu quella, ho avuto nel tempo la fortuna di spaziare in diversi generi musicali che sicuramente mi hanno permesso di crescere ed essere più duttile musicalmente, suonando in formazioni di Fusion, Acid Jazz, Funk, Pop, Rock, Jazz, Country e Surf Music.
D: Sound particolare il vostro... fusion, new wave, puntatine di jazz…
R: Sì, come dicevo prima le influenze musicali nel corso degli anni sono state diverse e tutte interessanti, agli inizi mi piaceva la fusion, un genere che con il tempo e andato quasi a scomparire, ma per me sempre di grande ispirazione, band come Yellow Jackets, Spyro Gyra, Uzeb etc. solo per nominarne alcune, da lì l’interesse per il Jazz e poi il ritorno verso generi più “commerciali”, ma per niente scontati e semplici da suonare come il rock e il pop, credo e spero che questo mix di generi si riconosca nel sound di Basaglia.
D: Ci sono stati bassisti che hanno fatto la storia del rock... Sir Paul McCartney, Peter Entlewsiste e molti altri... quali i tuoi mostri sacri, le tue icone?
R: Quanti bravi musicisti ci sono stati e ci sono tuttora, anche se tanti purtroppo ci hanno lasciato chi prematuramente e chi in questi ultimi anni! Proprio in questi giorni si è spento Chick Corea. Quando ho iniziato a suonare stava tramontando una stella che anche se non è più tra noi da tanti anni, brilla tuttora nel cielo, parlo di Jaco Pastorius, chiamarlo bassista è riduttivo, musicista a 360 gradi, compositore di brani bellissimi, Jaco con il suo talento ha rivoluzionato il modo di suonare il basso elettrico. Un altro grande bassista è Nathan East, con una discografia da paura, trovi la sua firma su migliaia e dico migliaia di produzioni di generi diversi, tutte di alto livello. Se guardiamo in casa nostra ci sono due nomi da cui non posso prescindere, Massimo Moriconi, anche lui non scherza per quanto riguarda le produzioni di livello nazionale e internazionale e infine Dario Deidda, musicista apprezzato a livello internazionale con molteplici collaborazioni in formazioni europee.
D: Ricordo una tua presenza al Surfer Joe... purtroppo questo virus impedisce di esibirsi e ascoltare musica dal vivo... per quanto vi riguarda, appena possibile, ci sono progetti, magari concerti in città?
R: Mi hai fatto ricordare la piacevole collaborazione con Surfer Joe nella persona di Lorenzo, con cui ho condiviso ben quattro anni di musica surf in giro per l’Europa, grazie! Per quanto riguarda i concerti stiamo vivendo un periodo buio dove ancora una volta viene messa, ahimè, in risalto la precarietà del mondo artistico in generale, non farmi dire altro. Per quanto riguarda i progetti, Basaglia continua a scrivere musica, fa parte del nostro DNA, siamo sempre pronti per i live quando verrà il momento… speriamo… presto.
D: Livorno e la musica... Livorno città dai mille gruppi che non hanno mai brillato veramente... qual è il tuo rapporto con la città musicale?
R: Un rapporto ai minimi termini, nel senso che ho spesso lavorato fuori dalla provincia, poco a Livorno.
D: Tutti noi abbiamo un rimpianto che ogni tanto ci fa intristire... musicalmente parlando, qual è il tuo?
R: Non mi piace guardare indietro, avrei potuto forse emigrare in Paesi dove la musica non è considerata solo un hobby.
D: Chi è oggi Diego Persi Paoli?
R: Uno spettatore attonito di un mondo che sta cambiando più in fretta di quanto si possa immaginare, nel bene nel male? Questo non lo posso sapere, anche se le premesse non sono delle migliori (ai posteri l’ardua sentenza diceva il Manzoni)…                                  
Oggi come ieri mi sento come un sognatore irriducibile sempre alla ricerca di uno spunto, una frase musicale, un suono che possa catturarmi, un particolare quasi inafferrabile che lasci in me quella sana insoddisfazione, stimolo a continuare questo viaggio nella musica con la musica, senza dimenticare un pizzico di buona sana pazzia.    

  

  

 

 

  

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