Livorno in musica ieri e oggi: intervista al chitarrista Piero Licari

  • Pubblicato: Sabato, 06 Marzo 2021 10:34
  • Scritto da Massimo Volpi

D: Piero Licari chitarrista... come e quando si è manifestato il tuo amore per questo strumento?
R: In casa mia, sin da piccolo, la musica è sempre stata una costante anche grazie ai miei genitori, appassionati di musica anche loro, e gli strumenti musicali (tastierine, flauti, ecc.) erano in ogni angolo. Intorno agli 11 anni, nei primi anni ‘80, ho avuto la folgorazione per la chitarra grazie al maestro di musica della scuola media che frequentavo, il quale portava in classe una chitarra e per me fu amore a prima vista. Tornai a casa e chiesi a mio padre di comprarmene una, gli feci spendere cinquantamila lire (che all’epoca erano bei soldoni e noi non navigavamo certo nell’oro) per una chitarra classica marca “Hondo”, che ho ancora e tengo come cimelio e ricordo. Da lì in avanti per me la chitarra è diventata una ragione di vita; mio Zio, Enzo Licari (che fa parte della nostra band come tastierista), strimpellava qualche accordo e me lo ha insegnato ed ho cominciato a suonarla ogni giorno dopo la scuola, sui dischi o le cassette dei miei idoli dell’epoca tra i quali i miei preferiti erano proprio i Dire Straits. Sono un completo autodidatta, la passione è rimasta fino ad oggi e credo che mi accompagnerà per sempre.
D: Attualmente fai parte del gruppo Main Street, una tribute band dei Dire Straits, come nasce questo progetto?
R: Insieme a mio fratello Dario (batterista) siamo cresciuti suonando insieme, ed avendo entrambi la passione per i Dire Straits, intorno al 1987/88, mettemmo su una band; all’inizio suonavamo un po’ di tutto, ma dove si presentava la pelle d’oca e si riusciva meglio erano proprio le cover dei Dire Straits, sicché nel 1992 decidemmo di dedicarci esclusivamente al “tributo” alla Band Britannica. Nacquero i Main Street e da allora, cambiando vari musicisti, siamo arrivati ad oggi dopo aver suonato in giro per tutta Italia. La nostra è una delle prime tribute band ai Dire Straits, nata in Italia.
D: 28 giugno 1981, una data per me da ricordare... allo Stadio dei Marmi di Carrara, sotto un diluvio incredibile, assistetti al mio primo concerto dei Dire Straits... posso capire la tua devozione...
R: Di quel concerto, essendo io all’epoca troppo piccolo, ne ho solo sentito parlare e ti invidio per aver avuto l’occasione di viverlo. Io ascoltai una musicassetta dei Dire Straits nel giugno del 1982, l’album era Making Movies, grazie ad un caro amico che aveva un fratello di qualche anno più grande di noi che ci “spacciava” musica nuova (Simple Minds, U2, Police ecc.). Tunnel Of Love divenne, nell’assolo di chitarra finale, il motivo per cui Mark Knopfler diventò per me il chitarrista da imitare e da lì in avanti ne studiai la tecnica con quello che si trovava all’epoca sulle riviste e mandando mille volte avanti e indietro i nastri fino a consumarli. Beati i ragazzi di oggi che con l’avvento della rete trovano tutorial e materiale in abbondanza per imparare a suonare un po’ di tutto. L’unico concerto dei Dire Straits al quale ho potuto assistere è stato quello allo stadio del Baseball di Firenze il 14 settembre del 1992, durante il tour mondiale On Every Street, ed ho ancora bellissimi ricordi di quella notte nella quale probabilmente nacque l’idea definitiva di mettere su il tributo a questa fantastica band. Mi sono rifatto comunque in seguito con i concerti di Mark Knopfler da solista andando persino alla mitica Royal Albert Hall a Londra per due concerti nel 2001 e uno nel 2013.
D: Prima dei Main Street hai fatto parte di altri gruppi?
R: Avevo 14 anni e il primo gruppo di cui ho fatto parte era composto da tre ragazzi più grandi di me di qualche anno. Il loro chitarrista era partito per il militare e tramite conoscenze in comune mi hanno ingaggiato e lì ho avuto la possibilità di suonare la musica del momento (U2, Police, e naturalmente, tra i vari brani, suonavamo anche Sultans of Swing), ricordo ancora le emozioni delle prove nella cantina del batterista di allora, con gli amplificatori a tutto volume, i colpi di grancassa e di basso che ti arrivavano dritti allo stomaco e la mia chitarra amplificata che cominciava a farmi alzare la pelle sulle braccia. Questo gruppo durò il tempo di un’estate ma fu ciò che mi fece venire la voglia di mettere su una band tutta mia, cosa che avvenne qualche anno più tardi e che poi sarebbe diventata i Main Street. 

 

 

D: Oltre a Mark Knopfler, quali altri chitarristi hanno acceso la tua fantasia?
R: Sicuramente tra i miei preferiti Eric Clapton, Stevie Ray Vaughan, David Gilmour, Ritchie Sambora (per il mio periodo Glam anni 80) e Slash. Amo i chitarristi che suonano col cuore più che con la tecnica.
D: Progetti futuri, qualche concerto appena possibile?
R: Quando potrà riprendere la musica live, certamente riprenderemo la nostra attività dal vivo. Al momento è tutto fermo ma, a pandemia passata (speriamo presto) gli eventi che faremo saranno postati sul nostro sito www.mainstreet-direstraits.com e sulla nostra pagina Facebook.
D: Livorno e la musica... una città che ha vissuto di musica riesce difficilmente ad "uscire dal suo guscio"... tutta colpa del nostro carattere o c'è altro?
R: Certamente, almeno per la mia esperienza, Livorno è sempre stata una piazza molto ostica e nella quale il genere da noi suonato non ha mai attecchito più di tanto, tant’è che i nostri concerti nella città di Livorno si contano sulle dita di una mano in quasi 30 anni di attività. Peccato perché ci piacerebbe poter essere presenti anche nella nostra bellissima città. Ma si sa, come dice il vecchio adagio, nessuno è profeta in patria.
D: Oggi i giovani preferiscono un certo genere di musica, che forse sbagliando, non la annovero neanche alla casella musica... ai vostri concerti partecipano i giovani livornesi, conoscono la band britannica?
R: Devo dire invece che ai nostri concerti ci sono anche molti giovani livornesi che ci seguono dove possibile e che amano i Dire Straits. Tra l’altro vedo molti chitarristi giovani sul web che suonano la chitarra rifacendosi a Mark Knopfler e questo vuol dire che la buona musica non passa mai di moda.
D: Piero, ognuno di noi ha un rimpianto per non essere salito su quel treno che aspettava solo noi... musicalmente parlando dove andava quel tuo treno?
R: Sicuramente anche io faccio parte di quella gran fetta di umanità che ha almeno un rimpianto. Non voglio trovare scuse ma ai miei 15/16 anni, momento in cui doveva scattare la decisione di intraprendere la vita da musicista, non c’erano molti mezzi per sapere a quale porta bussare, specialmente in una piccola realtà come la Toscana ma direi l’Italia in generale. Non esistevano vetrine come Facebook o YouTube sulle quali potersi mettere in “mostra” e sperare di essere visti. C’erano ancora i locali fumosi nei quali andavi a suonare sperando che nel backstage a fine concerto si facesse avanti un tizio che ti diceva: Ehi ragazzi, siete bravi, vi vorrei far fare…). Comunque le soddisfazioni, nel nostro piccolo, ce le siamo tolte. Suonare davanti a un pubblico che fa la fila davanti al botteghino due ore prima del tuo concerto (sebbene non siamo “nessuno”) e che durante la serata ti incita come se tu fossi davvero Mark Knopfler, ti fa capire che tutti gli sforzi fatti fino ad oggi e credimi sono tanti, da qualche parte hanno portato. L’emozione che si prova nel suonare dal vivo la musica che hai ascoltato sin da piccolo, dell’artista che hai tentato di imitare così tante volte davanti alla TV, solo questo si può considerare, per me, un successo.
D: Chi è oggi Piero Licari?
R: Oggi Piero Licari è un “ragazzo” sulla cinquantina che ha ancora le sue chitarre tra le mani con la stessa passione e curiosità per la musica di quando aveva 15 anni. Mi dedico allo studio della chitarra, spaziando per i generi da me preferiti (Rock, Blues e Country) e della musica in generale, alla registrazione e arrangiamenti dei brani nel mio Home studio, insomma un inguaribile amante della musica.



  

  

 

 

  

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