Livorno in musica ieri e oggi: intervista al chitarrista Gabriele De Pasquale

  • Pubblicato: Sabato, 20 Marzo 2021 11:36
  • Scritto da Massimo Volpi

D: Gabriele De Pasquale, chitarrista... da quando hai capito che non avresti più potuto fare a meno di questo strumento?
R: Dal primo momento, è stato amore a prima vista! Mi ricordo che alle scuole Elementari, il maestro di musica ci faceva cantare, accompagnati da lui alla tastiera, "C'era un ragazzo" di Gianni Morandi, brano che adorai da subito. A me non bastava solo cantarla, sentivo la necessità di essere ancora più coinvolto nel brano. Volevo anche suonarmela. I miei genitori, appassionati "strimpellatori professionisti", rispolverarono le loro vecchie chitarre, data la mia richiesta di imparare a suonarne una. Ed è così che ho conosciuto la mia compagna di vita. Quando ripenso a questa storia non so mai se ringraziare i miei genitori per avermi insegnato i primi accordi, o andando a ritroso il maestro della scuola elementare per avermi fatto cantare “C'era un ragazzo", o andando ancora a ritroso, Gianni Morandi per averla scritta...
D: Sei autodidatta o hai fatto studi classici?
R: Ho iniziato da autodidatta, al mondo della classica mi ci sono avvicinato in seguito e molto gradualmente. Il mio primo maestro di chitarra fu Marco Gammanossi alle scuole medie G. Borsi al quale sono affezionato moltissimo, in seguito mi sono iscritto al Liceo Musicale dove ho conosciuto altri due personaggi che mi hanno influenzato molto: Veronica Barsotti e Nicola Campanile. Durante il periodo del liceo frequentavo anche l'ISSM P. Mascagni di Livorno nel quale ho avuto il piacere di studiare con i maestri Nuccio d'Angelo e Giorgio Mirto. Il mio percorso di studi classici si è concluso quest'anno con il conseguimento del Diploma Accademico di I livello con 110 e lode.
D: Ti ho visto varie volte dal vivo, soprattutto nella band di Alex J. Corsi... ma anche in molte jam improvvisate...
R: Le jam di Alex J. Corsi e dei Dinosauri Del Blues... impossibili da dimenticare! Ho sempre creduto nelle jam e secondo me sono una delle scuole migliori per un musicista. È lì che è nata e si è coltivata la mia passione per il Blues.
D: Hai fatto parte di altre band in passato?
R: Sì, ho fatto parte di molte band in passato e di alcune ne faccio parte ancora oggi. La band più longeva che ho non è una band, è un duo, chitarra e pianoforte, composta da me ed Edoardo Vilella, ci siamo conosciuti in prima liceo e ci siamo piaciuti subito, passavamo i pomeriggi chiusi in casa a suonare, e insieme abbiamo formato e realizzato moltissimi progetti come collaborazioni con attori e ballerini, musiche live per i musical, fino ad arrivare al nostro ultimo lavoro insieme che prevedeva la realizzazione delle soundtrack per il Poly HS quiz show. Con Edoardo più che un duo siamo compagni di musica.
Mentre, una delle Band con le quali mi sono divertito di più sono sicuramente i T.A.C. Analysis, nati durante l'Effetto Venezia 2017 al palco blues "Memorial Manlio Pepe", ci trovammo a dover riempire un buco nel programma di circa due ore con una prova organizzata il giorno stesso, in pratica fu un concerto quasi interamente improvvisato... mentre suonavamo passò la Banda dell'SVS guidata da Filippo Ceccarini, ricordo che si fermarono sotto il palco e facemmo qualche pezzo insieme, fu meraviglioso. Da quel giorno decidemmo di continuare a suonare insieme, ed abbiamo continuato fino all'inizio del primo Lockdown.
D: Quali sono i tuoi chitarristi di riferimento, quelli che magari cercavi di imitare fin da bambino?
R: A dodici anni, superata la fase Morandi, mi innamorai dei Queen. Tutti hanno avuto un "periodo Queen", il mio non è ancora passato. Sono da sempre la mia band preferita, e adoro il suono della Red Special di Brian May. Un altro dei miei chitarristi preferiti in assoluto è Steve Vai. Per quanto riguarda la classica invece i miei punti di riferimento sono sicuramente Andres Segovia e Julian Bream.
D: La musica è un'arte e come tutte le arti è soggetta a gusti e interpretazioni anche se penso che il blues abbia un posto particolare nel tuo cuore...
R: Blues significa far fluire liberamente le tue emozioni attraverso lo strumento. Per me non è soltanto un genere musicale ma una sensazione, un mood, che mi accompagna da tutta la vita in ogni cosa che faccio ed ogni musica che suono. Nonostante il Blues sia stato un passaggio fondamentale della mia formazione, non mi sento di essere catalogato come chitarrista blues e basta. Nella mia vita da musicista ho sempre ricercato, sperimentato e provato soluzioni diverse, amo suonare ed ascoltare ogni stile e genere musicale, o quantomeno mi piace provarci! Oggi lavorare come musicista è difficile, è per questo che cerco costantemente di imparare e studiare cose nuove.
D: Scuola di musica Alessandro Scarlatti... che mi dici?
R: Nel 2017 grazie alla scuola di musica Alessandro Scarlatti ho avuto la mia prima esperienza nel mondo dell'insegnamento. Da quel momento non ho più smesso, ho formato la mia classe privata di musica con degli allievi che mi rendono ogni giorno sempre più orgoglioso.
D: Progetti futuri? Qualche idea di concerto appena questo incubo sarà finito?
R: Per il momento è molto difficile capire quando sarà possibile esibirsi nuovamente dal vivo, comunque i progetti non mancano! Ho in cantiere la produzione del mio primo disco da solista "incoerenza" del quale farà parte anche "Wait", un singolo che ho già pubblicato da poco su tutte le piattaforme. Ho deciso che porterò avanti parallelamente la mia attività da musicista classico con quella da chitarrista elettrico, difatti uno degli obbiettivi più grandi che mi sono prefissato è quello di partecipare a diversi concorsi internazionali di chitarra classica, la concorrenza è spietata, ma cercherò di fare del mio meglio. Nel frattempo, mi sto preparando per l'ammissione al Biennio Jazz del conservatorio di Bologna.
D: Livorno e la musica... pensi che sia stato fatto qualcosa per far sì che questa città faccia parlare di sé in questo ambito o la strada da fare è ancora lunga?
R: Livorno è una città con tantissimi musicisti ed è stata sicuramente la culla di moltissimi artisti, ma secondo me non offre le possibilità giuste a chi decide di fare dell'arte il proprio lavoro.
D: Rimpianti e rimorsi, tutti noi ne abbiamo. Musicalmente parlando, qual è il tuo più grosso rimpianto?
R: Uno dei miei rimpianti più grossi credo che sia quello di aver tralasciato l'aspetto vocale. Da bambino amavo cantare, ma da quando ho conosciuto la chitarra, gradualmente ho cantato sempre meno e suonato sempre di più. Ad oggi posso affermare con certezza di non essere in grado di "tallonare la chimera di una melodia composita Gremita di arzigogoli rarissimi" cit. Elio
D: Chi è oggi Gabriele De Pasquale?
R: Come da anni suggerisce il mio stato di WhatsApp "sono costantemente in viaggio verso la migliore versione di me stesso". Per il momento sono un neolaureato con una buona dose di sogni nel cassetto ed una vita davanti per cercare di realizzarli.

 

  

  

 

 

  

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