Intervista ad Alberto Fremura: un'icona della Livorno di ieri e di oggi

  • Pubblicato: Giovedì, 14 Luglio 2016 15:43
  • Scritto da Cortex

 

D.: Alberto Fremura, per iniziare, la sua carta d’identità… quando e dove è nato, e dove vive adesso.
R.: Sono nato nel 1936 a Livorno e “non so né quando né dove morirò”: questa frase mi è sempre piaciuta e l’ho riportata puntualmente su tutti i dépliants delle mie mostre.

Scherzi a parte, a Livorno sono sempre voluto restare, nonostante abbia ricevuto numerose proposte di lavoro altrove. Per esempio negli anni Sessanta la Pavesini mi aveva cercato per assumermi come illustratore ufficiale dei famosi biscotti, ma io fui costretto a rifiutare quella seducente offerta di lavoro perché non avrei potuto vivere immerso nella nebbia del Nord, lontano dal mio mare e dai miei scogli. Comunque, pur senza lasciare Livorno, dove tuttora vivo, sono riuscito ad affermarmi in Italia e all’estero.
D.: Domanda di rito, quando ha scoperto la pittura e il disegno?
R.: Già mio padre si divertiva a disegnare e a rispondere ai suoi interlocutori a suon di battute umoristiche; mia nonna invece dipingeva. Ho scoperto presto che entrambi mi avevano trasmesso qualcosa: al liceo classico infatti cominciai ad essere famoso per le caricature ai professori e ai compagni di classe o per disegnini divertenti su generici fenomeni di costume. Quando avevo appena sedici anni “Il Travaso” pubblicò la mia prima vignetta.
D.: Livorno e gli artisti. Una volta c’era molto spazio, adesso…
R.: Ho sempre detto che tutti i livornesi prendono i pennelli in mano e in passato questo fatto era una delle tante peculiarità della nostra città: dovunque tu andassi, al mare o in campagna, sui fossi o in fortezza, vedevi pittori seduti sullo sgabellino pieghevole davanti al cavalletto, intenti a dipingere paesaggi e personaggi labronici su tele che prima o poi avrebbero venduto allo sconosciuto estimatore, o regalato all’amico, oppure esposto allo storico premio di pittura della “Rotonda”. Inoltre molti bar di Livorno erano inconsapevoli circoli artistico-culturali, punto di ritrovo di pittori e artisti vari che tra un caffè e l’altro discutevano di quadri, colori e mecenati o lanciavano lazzi scherzosi agli avventori che si trovavano nelle vicinanze e che diventavano improvvisato bersaglio di battute. Adesso molto è cambiato: soldi da spendere nei quadri ce ne sono pochi, il computer tende a sostituire le mani dell’uomo anche nella mia professione, il mestiere di artista non attrae più come una volta perché offre poche garanzie di guadagno e ancor meno di celebrità, le persone sembrano aver perduto la voglia di ascoltare gli altri e di ridere…
D.: Ci parli un po’ della sua carriera.
R.: Dopo la laurea in Economia e commercio, ho iniziato a lavorare insieme a mio padre nell’agenzia marittima Fremura, ma ero costretto a disegnare e a dipingere la notte. Dopo pochi anni di questo “doppio” lavoro, mi sono licenziato dall’ufficio dedicandomi anima e corpo alla matita e al pennello. Dagli anni Settanta ho pubblicato vignette di satira politica su molti quotidiani: “Il Tirreno”, “La Nazione”di Firenze, “Il Resto del Carlino” di Bologna, “Il Piccolo” di Trieste, “Il Mattino” di Napoli, “Il Giornale” di Milano e su riviste come “Il Borghese”ai tempi di Longanesi o il “Punch”, la più importante rivista umoristica inglese. Una vignetta al giorno per più di quarant’anni… ricordo ancora le mie corse quotidiane alla stazione di Livorno perché la spedivo con il treno, in una busta chiusa, e doveva arrivare prima che il giornale andasse in stampa! Poi fu inventato il fax e allora iniziai a spedire le vignette comodamente seduto nel mio studio… Oltre alle vignette, ho illustrato libri (quanti? Prima o poi li conterò!), calendari (tra cui diverse edizioni del Calendario di Frate Indovino), inviti per matrimoni, battesimi, cresime e comunioni, locandine e dépliants per mostre, inaugurazioni ed eventi vari, caricature di ogni genere, disegni su giornali satirici, etichette per vini, campagne pubblicitarie e molte altre cose che adesso mi sfuggono: ho compiuto ottanta anni e non potete pretendere un’eccessiva precisione! Per la mia produzione grafica ricordo con soddisfazione due premi prestigiosi: una Palma d’Oro ex aequo con Clericetti e i Baroni della Satira, a forte dei Marmi, con Pino Zac, oltre al Premio di Satira di Bordighera… E poi i quadri, le litografie, gli acquerelli; tele, cartoncini, cornici; oli, tubetti di acrilici, tempere, tavolozze e cavalletti; ritratti, paesaggi, nature morte; albe, tramonti, tempeste; mari, montagne , colline; cavalieri, vecchi , bambini; cieli sereni, nuvolosi, fiammeggianti; avevo inziato a contare anche i miei quadri, poi ho desistito… chissà se adesso che sono in pensione mi verrà l’ispirazione e la voglia di mettere un po’ di ordine in quello che ho fatto nell’arco di una vita…
D.: Il suo rapporto con Livorno?
R.: È innegabile il mio amore per la città e per quella sua voglia di essere teatro di scherzi, sul tipo di “Amici miei”…
D.: Un consiglio ai giovani artisti, pittori, musicisti o scrittori che siano.
R.: Non basta avere il “talento”, cioè quel dono naturale e innato per cui una persona disegna bene, suona bene o scrive bene: bisogna leggere, studiare, approfondire, riflettere e confrontare per fare compiutamente l’artista che per me è sempre una persona interessata ai problemi dell’animo e dell’intelletto. Il “lavoro” di artista ha profonde implicazioni morali.
D.: Dica quello che vuole, a ruota libera, del futuro, della politica, del mondo di oggi…
R.: Per più di quaranta anni ho letto tre o quattro quotidiani ogni mattina, ho ascoltato ogni notiziario alla radio, non mi sono perso un telegiornale perchè dovevo essere sempre informato su politica, economia, costume ecc. Le mie vignette dovevano far capire cosa era successo in pochi tratti di inchiostro. Adesso, spesso non ho voglia nemmeno di leggere i titoli sul giornale! Guardo al massimo la cronaca della MIA città!
Del mondo di oggi dico che il bene e il male si avvicendano in modo arcano e non sono neppure sempre facilmente identificabili. Fra il bene e il male io cerco di tenermi sempre vicino al primo. Se tutti lo facessero…

Grazie Alberto Fremura, le sue parole rimarranno per sempre.

 

  

 

 

 

 

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