Considerazioni sui fatti dell’Attias

  • Pubblicato: Giovedì, 22 Ottobre 2020 11:55
  • Scritto da S. Consani

Mettiamo subito in chiaro una cosa: non tutti i giovani sono così. Altrimenti cadiamo nella retorica e generalizziamo. E generalizzare non fa parte dell’intelligenza. È un po’ come dire che i rumeni sono tutti ladri, i marocchini spacciatori e gli albanesi imbroglioni. Così come di noi potrebbero dire che gli italiani sono tutti mafiosi. Dunque analizziamo i fatti, soffermiamoci sulle ragioni per cui certi ragazzi, minorenni per la maggior parte nel nostro caso, sfidano le forze dell’ordine, odiano le regole, si sentono forti nel branco, non hanno il senso del limite. Si spingono oltre quel limite come se al di là ci fosse la ragione, la libertà. Non possiamo che consultare psicologi e avere una risposta tecnica sul loro comportamento, ma certe affermazioni spesso sono fredde, distaccate, non ti coinvolgono. Siamo noi, cittadini normali, quelli che lavorano, che vanno a fare la spesa, che hanno figli e che guardano la televisione a doverci chiedere perché, a dover spulciare nelle teste di questi ragazzi. I genitori di oggi sono presi da mille problemi, dalla crisi economica al lavoro, dalla mancanza di tempo alla convinzione che “mio figlio non farebbe mai una cosa simile”. Non è vero, lo farebbe eccome. Tuo figlio, mio figlio, il figlio di Francesca, di Roberto, di Pinco. Tutti i nostri figli sono a rischio, perché la società è cambiata, la famiglia è cambiata con tutte queste separazioni e divorzi, con le famiglie allargate, con i figli dell’uno e dell’altra sballottati ora nella casa di lei, ora in quella di lui. Sembra che non ne soffrano, ma non è così: la loro identità è minata. C’è il padre, ma c’è anche il nuovo compagno della madre che si sente in diritto/dovere di fare anche un po’ da padre al figlio che non è suo, e magari gli detta anche delle regole, diverse da quelle del vero padre. E le donne fanno lo stesso. Così i figli si confondono e si isolano, cercano il gruppo nel quale si sentono protetti, sono amici per la pelle, farebbero qualsiasi cosa per aiutarsi l’un l’altro. E i figli si sentono protetti più che in famiglia.
Poi c’è da dire che molti genitori fanno finta di niente, oppure diranno in Questura che “è stata solo una ragazzata”. No, non è stata una ragazzata quello che quei giovani hanno combinato all’Attias: è stato un vero e proprio assalto alle forze dell’ordine. Se mio padre avesse saputo che da giovane avevo fatto una cosa simile mi avrebbe gonfiato come una zampogna. Di certo non mi avrebbe neanche difeso di fronte a un Commissario di polizia.
Etica. Manca l’etica. Manca l’educazione civica. Ed è colpa nostra. Non solo, anche dello Stato, che è sempre lontano da certe problematiche, lontano dalle lamentele, dai disagi, dalle nostre vere esigenze.
Che fare? Difficile dirlo, ma quei ragazzi vanno puniti, sebbene io come persona sia tollerante, progressista e democratico. Ma non c’entra niente qui la politica, non c’entra niente la sinistra o la destra: è una questione sociale, delicata, difficile ma che deve avere una soluzione.
Così come va trovata la soluzione alla criminalità aumentata nella nostra città, causata da un’immigrazione scellerata, non controllata, dietro alla quale ci sono sempre interessi economici. Lo Stato potrebbe sì fare qualcosa, ma chissà cosa c’è dietro tutto questo buonismo e tolleranza. Li vogliamo gli immigrati, quelli bravi, quelli che hanno il permesso di soggiorno e lavorano sodo per crearsi una vita migliore. Non vogliamo quelli che spacciano, che fanno rapine o si prendono a coltellate. Questi criminali rimandiamoli nei loro Paesi e teniamoci quelli che meritano di stare qui da noi, in Italia. I giovanissimi prima o poi cadranno in qualche rete pericolosa, proprio per questa tolleranza ingiustificabile, così tra un po’ si formeranno anche branchi di minorenni, futuri delinquenti. La colpa è nostra. Dobbiamo esserne consapevoli e urlare a favore della giustizia, quella vera. Ci manca un eroe.

  

  

 

 

  

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